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  Bell'Italia  »  Il Vittoriano, di Renzo Montagnoli 21/11/2017
 

Il Vittoriano

di Renzo Montagnoli



A Roma di certo non mancano i monumenti, ma ce n’è uno, edificato poco più di un secolo fa, che tutti conoscono, anche quelli che non sono mai stati nella capitale. Il motivo è che sovente appare in cerimonie pubbliche, con capi di stato in visita in Italia che immancabilmente vanno a depositarvi una corona di alloro con cui intendono rendere omaggio al milite ignoto. Lì infatti c’è l’altare della patria, una destinazione successiva all’edificazione che si era preposta invece di onorare il re che portò all’unità d’Italia: Vittorio Emanuele II. Questo imponente complesso architettonico, che richiama tanto certi templi greci, si chiama infatti, e non a caso, il Vittoriano. Opera dell’architetto Giuseppe Sacconi, vincitore del concorso bandito nel 1882, fu pensato inizialmente come un monumento dinastico ed è invece merito del suo progettista se gli si volle dare una rappresentazione di carattere allegorico dello Stato italiano da poco nato. Ecco, pertanto, il motivo di certe raffigurazioni simboliche, come per esempio i gruppi scultorei del Pensiero o della Forza; quindi ci si prefiggeva di pervenire a un forte impatto nazionale, di modo che non fosse solo un omaggio a Vittorio Emanuele II, ma rappresentasse, simbolicamente, l’unione di tutti gli italiani. Come si vedrà però più avanti nell’articolo mai ci fu un monumento “tuttofare” come questo e io aggiungo che queste molteplici destinazioni sono state in un certo senso il motivo per cui ancora è conservato e quasi venerato dagli italiani.

Opera imponente, che richiese numerosi espropri e lavori di consolidamento del sottosuolo, non previsti questi, e che fecero lievitare i costi a livelli stratosferici (circa tre volte la somma preventivata), realizzata tutta, anziché in travertino, in marmo botticino, noto per il suo bianco quasi abbagliante, richiese non pochi anni di lavoro, tanto che l’inaugurazione ufficiale avvenne il 4 giugno 1911, con una solenne cerimonia in cui l’officiante principale fu Vittorio Emanuele III, quel re sciaboletta tanto diverso dal nonno e che si renderà protagonista poi dell’armistizio dell’8 settembre 1943 con cui riuscì nella difficile impresa di tradire tutti, e cioè i tedeschi, gli italiani e la sua stessa dinastia.

Da notare che si affaccia su piazza Venezia dove sorge l’omonimo palazzo, così caro a Benito Mussolini, perché da lì si offriva alla massa popolare sottostante con i suoi famosi proclami, fra i quali quello della nascita dell’impero e soprattutto quello della dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940.

Il monumento si presentava indubbiamente bene per gli scopi per cui era sorto, ma non è che gli italiani nutrissero particolare affetto verso Vittorio Emanuele II o che vedessero in tutto quel marmo da santuario ellenico la casa comune, perché allora, come del resto oggi, il popolo appariva ancora ben lungi da acquisire una comune effettiva identità, e questo nonostante un intervento notevole ben successivo alla sua inaugurazione. Infatti, finita la Grande Guerra, così sanguinosa anche per noi, si ritenne doveroso tributare un solenne omaggio al milite ignoto, un truibuto che era da intendersi in questo modo estensibile a tutti i caduti e fu così che nel 1921 venne tumulato il cadavere di un militare sconosciuto in quello che ormai da tempo veniva chiamato, anche dalle stesse autorità monarchiche, come l’Altare della patria.

La cerimonia, come quella della scelta della salma e del suo trasporto fino a Roma, fu una di quelle che non si dimenticano facilmente, perché complice il ricordo palpitante della guerra da poco conclusa, e un’abile regia che mirava ad ottenere, e la ottenne, più che il generale consenso, la partecipazione emotiva di tutti gli italiani, riuscì a concretizzare una corale commozione, una di quelle rare volte che ci sentimmo di essere lo stesso popolo. Il tutto avvenne, non a caso, vista la ricorrenza, il 4 novembre 1921. Successivamente si decise molto opportunamente di abbellire il monumento e vista la disponibilità dei propilei esterni, sugli stessi fra il 1924 e il 1927 vennero poste le famose quadrighe dell’Unità e della Libertà. Dopo queste date non ci furono interventi particolari e il Vittoriano divenne una meta apprezzata dai turisti non solo italiani. Tuttavia, nel 1969 un attentato, con l’esplosione di due bombe, in concomitanza con la strage di piazza Fontana a Milano, una davanti alla tomba del Milite ignoto, l’altra vicino all’ingresso del Museo del Risorgimento, ospitato appunto nel Vittoriano, rese necessaria la chiusura a scopi precauzionali, chiusura che rimase fino al 1997.

Attualmente il monumento ospita anche importanti mostre temporanee, come quella dedicata a Monet, inaugurata il 19 ottobre del corrente anno e che resterà aperta fino all’11 febbraio 2018.


Gli orari di visita sono i seguenti:


Dal lunedì al giovedì 9.30 - 19.30

Venerdì e sabato 9.30 - 22.00

Domenica 9.30 - 20.30

(La biglietteria chiude un'ora prima)

 

Via di San Pietro in Carcere, 
00186 Roma


T +39 06 678 0664

Per info e prenotazioni + 39 06 87 15 111

 

Aperture straordinarie

(la biglietteria chiude un'ora prima)

Mercoledì 1 novembre 9.30 - 20.30
Venerdì 8 dicembre 9.30 - 22.00
Domenica 24 dicembre 9.30 - 15.30 
Lunedì 25 dicembre 15.30 - 20.30 
Martedì 26 dicembre 9.30 - 20.30
Domenica 31 dicembre 9.30 - 15.30
Lunedì 1 gennaio 15.30 - 20.30
Sabato 6 gennaio 9.30 - 22.00 


I prezzi dei biglietti sono in dipendenza delle mostre temporaneamente ospitate.

 
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