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  Bell'Italia  »  Le Tre Cime di Lavaredo, di Renzo Montagnoli 14/05/2019
 
Le Tre Cime di Lavaredo

di Renzo Montagnoli



Quando si sente parlare di Dolomiti il pensiero corre immediatamente a quello che può essere considerato il simbolo delle stesse, vale a dire le Tre Cime di Lavaredo. Infatti, questi tre denti allineati con orientamento da est a ovest sono un’immagine difficilmente dimenticabile, che ha sempre attratto escursionisti di ogni paese e scalatori che hanno inteso mettere nella loro collezione di montagne conquistate queste tre vette, non molto alte, quasi livellate (la cima Grande, quella al centro, misura 2.999 metri, la cima Ovest m. 2.973 e la cima Est, o cima Piccola, m. 2.857).

Meta di tanti rocciatori furono scalate per la prima volta il 21 agosto 1869 e fu la vetta della Cima Grande che venne raggiunta nell’occasione dal viennese  Paul Grohmann, dall’austriaco di Luggau Peter Salcher e da Franz Innerkofler di Sesto; le altre cime dovettero attendere alcuni anni per essere violate e fu un altro Innerkofle, Michl, che insieme a Georg Ploner di Carbonin raggiunse la cima Ovest, e fu sempre lo stesso Michl Innerkofler che, congiuntamente al fratello Hans, riuscì a salire su quella Piccola, all’epoca e anche adesso considerata la più difficile da scalare. Tuttavia, se dalla base sud-orientale la vetta Grande era più facilmente abbordabile, la stessa cosa non poteva dirsi per la sua parete Nord, tanto è vero che fu solo nel 1933 che poté essere inaugurata questa via dalla guida triestina Emilio Comici.

A parte la bellezza paesaggistica le Tre Cime presentano l’indubbio vantaggio di consentire escursioni agli alpinisti più esperti e agli escursionisti meno esperti (va da sé che a questi ultimi sono precluse le scalate vere e proprie, ma è possibile per loro percorrere un sentiero, a volte ben tracciato, in alcuni punti magari un po’ disagevole, che corre in modo circolare alla loro base; io ci sono stato parecchi anni fa e ricordo ancora con piacere questa escursione, non difficile - anche se a volte occorre prestare un po’ più di attenzione - riservata tuttavia a chi ha un minimo di allenamento e non soffre di vertigini). Alzare gli occhi, facendo correre lo sguardo lungo le pareti che strapiombano, vedere gli anfratti, i camini, le cenge, magari scorgere qualche alpinista impegnato in un passaggio, rappresenta un’esperienza non facilmente replicabile, tanto più che alla quota in cui ci si trova (circa 2.500 metri) anche il paesaggio sottostante ha un fascino che mozza il fiato, con una vista che comprende la valle di Auronzo, il lago di Misurina, il monte Piana, la val di Landro, la val Fiscalina. Sinceramente i panorami che si aprono sono talmente belli da entusiasmare, in un silenzio che è interrotto solo dal brusio del vento che a quelle quote, spirando più o meno forte, non manca mai. Viene difficile pensare che di fronte a tanta bellezza qui, nel corso della Grande Guerra, si sia combattuto a lungo, con grandi perdite di vite umane da ambo le parti, ma questa è ancora una volta la dimostrazione che l’uomo non sa apprezzare quel grande e insostituibile tesoro che è dato dalla propria vita. A Monte Piana, in particolare, si combatté con una ferocia inaudita, con trincee opposte che in alcuni punti non distavano più di cinque-sei metri, e a ricordo di quelle battaglie e delle molte, troppe vittime vi è stato istituito il Museo storico all’aperto della 1^ Guerra Mondiale, composto da diverse trincee, camminamenti, gallerie, postazioni militari, nonché da reperti d’epoca portati alla luce grazie all’encomiabile opera dei volontari Amici delle Dolomiti, dell’Associazione Amici del Monte Piana e della Fondazione Monte Piana; per arrivarci c’è una strada asfaltata, ma chiusa al traffico non solo alle automobili, ma anche alle biciclette, percorsa da una jeep – navetta che, partendo dal sottostante lago di Misurina, porta fino al Rifugio Angelo Bosi, in un tragitto di sei chilometri con il considerevole dislivello di 565 metri.

Per accedere al comprensorio delle Tre Cime e in particolare al Rifugio Auronzo, base di partenza per scalate o escursioni, c’è un’altra strada che parte sempre dal lago di Misurina, percorribile con la propria auto, su una carreggiata ampia e con una pendenza non disagevole, al termine della quale si trovano dei comodi parcheggi. La rotabile è normalmente aperta da fine maggio a inizi novembre, solo di giorno, con un pedaggio di Euro 30,00 per le autovetture ed Euro 20,00 per i motocicli; per camper, roulotte e pulman sono previste tariffe maggiori. Se si vuole risparmiare si può fare la salita a piedi e non tanto lungo la carrozzabile, spesso intasata in estate da autoveicoli, ma prendendo un sentiero ripido, ma non impossibile per chi abbia un minimo di allenamento (occorre imboccare l’Avvicinamento 101 per il rifugio Auronzo e in genere vi si arriva in due ore, due ore e trenta minuti, a seconda della gamba). In alternativa si può partire da Sesto, arrivare alla val Fiscalina, lì parcheggiare (a pagamento), percorrerla, arrivare al suo fondo (Rifugio Fondovalle), indi proseguire risalendo la val Sassovecchio, lungo il sentiero 102, al termine del quale si trova il Rifugio Locatelli, il tutto dopo almeno tre ore per una gamba buona e quattro per una non particolarmente allenata (per il ritorno in discesa bastano due ore, due ore e trenta minuti). Un’altra possibilità di accesso è quella di risalire, a piedi, la valle della Rienza, dal Lago di Landro, oppure si può percorrere la Val Campo di Dentro, passando per il rifugio Tre Scarpieri, nonché, sempre partendo dalla Val Fiscalina, arrivare al Rifugio Pian di Cengia, passando alla sinistra della Cima Uno e andando oltre il rifugio Zsigmondy-Comici; da ultimo, meno consigliabile per la lunghezza, si può salire direttamente da Auronzo di Cadore liungo la val Marzon e prendendo infine la vecchia strada militare lungo il vallon di Lavaredo.

Come è possibile comprendere, l’escursione alle Tre Cime non presenta difficoltà se si utilizza il percorso automobilistico a pagamento e se non si va oltre il rifugio Auronzo; nel caso invece ci si volesse affidare ai propri piedi è indispensabile un po’ di allenamento in salita, abbigliamento adatto con calzature comode, ma specifiche, e l’indispensabile prudenza, che si concretizza nel non lasciarsi tentare di fare cose per cui non si è preparati, con una particolare attenzione al tempo atmosferico, così mutevole in montagna.

Le mie raccomandazioni sono d’obbligo, ma non devono farvi desistere dal proposito di vedere questa meraviglia della natura, dichiarata nel 2009 dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.


Fonti:

Suedtirol (https://www.suedtirol-it.com/ );


Tre Cime (https://www.tre-cime.info/it/alta-pusteria/vacanze-in-alta-val-pusteria/tre-cime-unesco.html );


Dolomiti.it (https://www.dolomiti.it/it/natura/montagne/le-tre-cime-di-lavaredo/ ).


Nota: Le foto a corredo dell’articolo sono state reperite sui suddetti siti Internet.

 
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