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  Bell'Italia  »  La chiesa di Santo Stefano a Carisolo, di Renzo Montagnoli 06/11/2019
 
La chiesa di Santo Stefano a Carisolo

di Renzo Montagnoli



Nel mio racconto ancora inedito L’eterno riposo dona a loro, o Signore si parla di una chiesa di montagna, con annesso piccolo cimitero. Si tratta del tempio dedicato a Santo Stefano, edificato su una rupe granitica posta all’imboccatura del Val di Genova, nel comune di Carisolo in provincia di Trento. Il fatto che io da giovane abbia trascorso diversi periodi di vacanze estive in quella località ha avuto indubbiamente il suo peso nell’idea del racconto, ma ci sono anche altre circostanze che hanno contribuito e che emergono con la descrizione di questo edificio religioso. A quando risalga la sua costruzione è domanda che non può avere risposta certa, perché si tratta di opera molto antica; al riguardo c’è una leggenda secondo la quale Carlo Magno, scendendo dal valico che poi prese il suo nome, prima di arrivare a Pinzolo vide una chiesetta isolata eretta su uno spuntone di roccia, che volle visitare e in cui lasciò un manoscritto con la narrazione delle sue imprese. Se la leggenda corrispondesse a realtà, considerato che l’imperatore franco visse dal 742 all’814, ci sarebbe da credere che il tempio sarebbe di epoca ancor più antica, ma lo stile architettonico, che è un gotico-romanico farebbe presupporre che invece possa essere più recente, all’incirca, nella migliore delle ipotesi, dell’XI secolo, e del resto la prima testimonianza della sua esistenza risale al 1244, cioè addirittura al XIII secolo, quando il tradizionale stile architettonico romanico subì maggiormente l’influsso di quello gotico. Poi, nella prima metà del XV secolo la primigenia struttura è stata modificata, cambiando l’orientamento e passandolo da verso Est a verso Sud; nel 1454 vi fu la riconsacrazione e dal 1751, essendo stata aperta al culto l’attuale chiesa di San Nicolò, Santo Stefano fu sostanzialmente declassata a chiesa cimiteriale, quale è ancora oggi. Ma se la posizione del tempio e il relativo panorama che si apre agli occhi del visitatore è motivo di interesse, al pari di quello architettonico, ciò che richiama maggiormente i turisti che da decenni sono di casa in questi luoghi sono gli affreschi di Simone il Baschenis. Vissuto all’incirca fra il 1495 e il 1565 questo pittore era membro della famiglia Baschenis, originaria del bergamasco, una schiatta di artisti del pennello che si guadagnava da vivere in modo itinerante, passando di paese in paese e dipingendo le chiese, soprattutto con due tematiche che erano a loro particolarmente congeniali: le danze macabre e le ultime cene (e infatti nella chiesa di Santo Stefano si trovano entrambe). Gli affreschi sono indubbiamente interessanti e di ottima fattura, ma, sarà per la collocazione accanto al cimitero, sarà per la posizione isolata, sta di fatto che non mancano dei misteri, o quanto meno delle stranezze, in questo edificio. E’ talmente vero che Franco Manfredi ha svolto delle ricerche da cui è emerso quanto segue:

- per quanto concerne il grande affresco sulla parete di nord-ovest, che rammenta la leggenda della spedizione di Carlo Magno in Val Rendena, presenta non un mistero, ma un colossale errore storico, perché il pontefice al centro, Papa Urbano, è completamente fuori tempo, visto che all’epoca il Papa era Adriano. Forse c’è stato un motivo che ha indotto il pittore ha ritrarre qualcuno che non poteva esserci, motivo che ignoriamo, e pertanto rimane più plausibile l’errore;

- del tutto poi inspiegabile è nell’affresco della cena la presenza di un tredicesimo apostolo, e questo non può essere considerato un errore, ma deve avere un significato particolare; peraltro, non si tratta dell’unico caso di un apostolo in più, perché anche nella chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano di Pergnano, affrescata da Cristoforo Baschenis, ne figura uno in più; il mistero è quindi relativo al tredicesimo e ci si chiede chi possa essere (da parte mia, ma è pura ipotesi, non suffragata nemmeno da indizi, si potrebbe trattare dell’autore del dipinto stesso, circostanza non rara in altre opere pittoriche fino ai giorni nostri);

- e poi abbiamo un San Giovanni con sei dita; o i Baschenis erano carenti in aritmetica, oppure questi non sono errori, ma rappresentano simboli, e al riguardo le leggende popolari collocano, come relegate nella selvaggia Val di Genova, le streghe e fra queste la Baòrca, quella che aveva sei dita per mano; ma San Giovanni non è una strega e nemmeno un diavolo e quindi il mistero non è svelato;

- nella parete esterna giganteggia un San Cristoforo che sta calpestando uno strano essere a forma di sirena; simbolicamente potrebbe rappresentare il male, la forza oscura, in cui anche il buon cristiano potrebbe imbattersi, scacciandolo solo con la forza delle fede.

Certo, proprio la posizione della chiesa la fa apparire avvolta da un alone di mistero, oppure è il visitatore che si lascia suggestionare da questo edificio che svetta su una rupe a picco sul fiume Sarca; comunque non vorrei trovarmì lì quando scendono le ombre della sera e magari la luce della luna va e viene offuscata dalle nuvole che corrono; non che abbia timore dei poveri morti lì sepolti, ma di certo si accentuerebbe in me quel senso di impotenza che mi prende quando penso all’eternità del mondo e alla caduccità dell’umana esistenza.

Per il resto non posso che consigliare una visita perché sarà un’autentica esperienza.


Fonti e fotografie:


https://www.visittrentino.info/it/guida/da-vedere/chiese-santuari/chiesa-di-s.stefano_md_2428


https://it.wikipedia.org/wiki/Carisolo


https://www.campigliodolomiti.it/it/catalogo/dettaglio_catalogo/chiesa_di_santo_stefano,918.html


http://www.ilpuntosulmistero.it/simboli-e-misteri-nella-chiesa-cimiteriale-di-s-stefano-a-carisolo-di-franco-manfredi/

 
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