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  Bell'Italia  »  Il sentiero delle cascate: da quella di Folgorida a quella del Matarot, di Renzo Montagnoli 09/06/2020
 
Il sentiero delle cascate: da quella di Folgorida a quella del Matarot

di Renzo Montagnoli



Già ho parlato delle prime due cascate che si incontrano in Val di Genova partendo dall’abitato di Carisolo (qui), vale a dire quella del Nardis e quella del Lares, ma ce ne sono ancora altre, tanto che il sentiero che le congiunge è chiamato il Sentiero delle cascate. La strada, carrozzabile, per avvicinarsi a questo splendido itinerario è sempre la stessa, cioè quella che a Carisolo, lasciata la Val Rendena, si addentra in quella di Genova e che in pratica è liberamente percorribile fino quasi alle Cascate del Nardis, che sono alla sinistra del bacino idrografico del Sarca. Un po’ prima di avvistare questa cascata c’è una serie di parcheggi a pagamento, ma anche per percorrere da lì la strada fino in fondo alla valle occorre pagare un pedaggio (vi è pure un servizio di bus navetta). Comunque per poter visitare la cascata del Lares occorre proseguire lungo la carrozzabile fino a Ponte Maria, dove si può lasciare l’auto in parcheggio e imboccare, ovviamente a piedi, il sentiero delle cascate. Posto che abbiamo già visto quella assai bella del Lares proseguiamo per scoprire le successive; la prima che si incontra, lasciando brevemente (per circa 5 minuti) il percorso principale per addentrarci in val Folgorida, è appunto l’omonima cascata, alimentata dall’acqua disciolta del ghiacciaio di Folgorida, ormai in stato di avanzato esaurimento e, poiché l’alimentazione non deriva da un laghetto di fronte glaciale in cui le acque possano decantarsi, i sedimenti trasportati portano a una caratteristica colorazione caffèlatte nel corso dei mesi più caldi dell’estate. Ritornati sui nostri passi, vale a dire sul percorso principale, c’è da fare un po’ di strada prima di arrivare alla cascata successiva, che è quella di Casina Muta. Questa non è possente come la precedente, anzi è più modesta, però il contesto naturale in cui si trova dona un’atmosfera magica, tanto che non ci si meraviglierebbe se dalle acque che precipitano dovessero emergere degli Elfi. Da lì e un bel po’ più avanti, sulla sinistra del Sarca c’è la Val Gabbiolo con l’omonima cascata, che per ammirarla presuppone però che ci addentriamo non poco, ma sicuramente ne vale la pena perché questo salto d’acqua, che prende il nome dal monte Gabbiolo che si trova vicino alla cima Presanella, è costituito da un velo, tanto sottile quanto etereo, una visione che si avverte sublime in un contesto naturale a dir poco unico. Ritornati sul percorso principale ci incamminiamo sulla destra del Sarca per incontrare una cascata che non è così nota, ma che, oltre a essere la più alta della valle, per alcuni, e anche per me, è la più bella. Mi riferisco a quella alimentata dal torrente che scende dal monte Pedruc, da cui prende il nome. Fra l’altro la vista si presenta notevolmente ampia grazie alla passerella da poco ricostruita che unisce i due lati del canyon che forzando l’acqua dà vita alla cascata. E’ un salto di un’ottantina di metri che l’escursionista vede in tutta la sua spettacolarità utilizzando proprio la passerella. Se poi intendiamo proseguire, ritornati sul percorso principale ci attende una deviazione a destra (e quindi lasciando il torrente Sarca alla nostra sinistra) in Val Cercen, una laterale da risalire per poter ammirare le cascate appunto del Cercen, alimentate dai nevai della Busazza e del passo Cercen. Credo che arrivati a questo punto la stanchezza si faccia sentire e che occorra una sosta, o anche addirittura un pernottamento se necessario al vicino rifugio Bedole, il cui nome completo è Rifugio Adamello Collini al Bedole. Ma chi era Adamello Collini? Adamello Collini fu una guida alpina, ma soprattutto un eroe della Resistenza, morto il 12 febbraio 1945 a Melk, un sottocampo del più famoso lager di Mauthausen. Durante la seconda guerra mondiale aiutò centinaia di disertori tedeschi e prigionieri angloamericani ad attreversare gli immensi ghiacciaiai dell’Adamello e della Presanella per scendere al Tonale e da lì passare in Svizzera. Fu sicuramente tradito da qualcuno al corrente di questa sua attività e fu colto in flagrante da un gruppo di SS travestiti da soldati tedeschi disertori che si presentarono a lui per il passaggio. Incalzato dalle stringenti domande del comandante SS Schwarz rispose semplicemente:”Non sono a conoscenza del Codice di Guerra, ma, qualora lo conoscessi, al di sopra di questo Codice vi è una Legge che, anziché proibire, ordina di ospitare, in questi luoghi selvaggi, chiunque chiede aiuto. E’ la Legge di Dio!. Il rifugio, sito a 1.640 m. s.l.m., è direttamente condotto dai suoi discendenti e non è il tipico e spartano rifugio d’alta montagna, presentando anche caratteristiche alberghiere per un turismo residenziale. Da lì, ristorati da un buon cibo e riposati si può prendere il sentiero che porta all’ultima cascata, probabilmente la più spettacolare. Arrivati al Ponte delle Cambiali, che valica una forra assai profonda, si risale a sinistra la Val di Genova lungo un percorso a gradoni, raggiungendo in 20-30 minuti Màndra Mataròt. Lì si trova una grandiosa distesa di larici secolari e se lo sguardo corre verso l’alto ecco apparire il ghiacciaio della Lobbia da cui scende un muro d’acqua che è la cascata del Màtaròt alla quale si può arrivare nel giro di 40-50 minuti. Poi se qualcuno vuole proseguire può arrivare ai circa 3.000 metri del Rifugio Lobbia Alta “Ai caduti dell’Adamello”, ma quella è un’altra storia, un’altra escursione per la quale occorrono allenamenti un po’ più idonei.


Fonti:

Soprattutto il Sito del Parco Naturale Adamello Brenta, ma anche altri del web che parlano della val di Genova, così come per le fotografie a corredo che rappresentano nell’ordine, dall’alto in basso, le cascate di Folgorida, di Casina Muta, di Gabbiolo, di Pedruc, di Cercen, di Mataròt, la cartina della Val di Genova.

 
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