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  Bell'Italia  »  Dolomiti di Brenta: dal rifugio Graffer al rifugio Tuckett, di Renzo Montagnoli 27/07/2020
 
Dolomiti di Brenta: dal rifugio Graffer al rifugio Tuckett

di Renzo Montagnoli



Non sempre per vedere panorami suggestivi o per arrivare quasi a toccare delle cime dolomitiche è necessario diventare un rocciatore o percorrere sentieri escursionistici attrezzati che richiedono comunque, oltre a un certo allenamento, anche dotazioni tecnologiche specifiche e la totale assenza di vertigini.

Esistono infatti dei percorsi in quota che sono adatti a persone in buone condizioni di salute, ambientate all’altezza e abituate a lunghe camminate. Uno di questi si trova sulle Dolomiti di Brenta e ovviamente l’ho percorso quando ancora ero giovane, ma mi risulta che nulla sia cambiato e che quindi si possa parlarne con cognizione di causa.

Poichè il rifugio Giorgio Graffer di trova a 2.263 metri di altezza il primo problema che si pone è come arrivarci da Madonna di Campiglio e preciso subito che occorre portarsi un po’ più in alto rispetto alla nota località di villeggiatura e cioè al passo di Campo Carlo Magno, il valico che mette in comunicazione la Val Rendena con la Val di Sole e che è comodamente raggiungibile in pochi minuti d’auto. Lì si può lasciare il mezzo, perché ci sono ampi parcheggi, e, in base al tempo disponibile, al tempo atmosferico e al proprio grado di allenamento, si prospettano due opzioni. La prima è quella certamente più appetibile e cioè prendere la cabinovia del Grosté che sale all’ominimo passo e da lì in una ventina-trentina di minuti scendere al rifugio Graffer utilizzando il sentiero SAT contrassegnato con il n. 301, oppure, ed è la più faticosa, ma assicura un avvicinamento con panorami che già si possono pregustare lungo il bosco, e cioè percorrere una strada forestale che in circa due ore consente di arrivare al rifugio Graffer. A questo punto mi permetto di aprire una parentesi perché è sì piacevole fare escursioni andando da un rifugio all’altro, ma quasi sempre non ci si chiede chi sia stato il personaggio che dà il nome al rifugio stesso. Giorgio Graffer nacque a Trento il 14 maggio 1912 e fu un aviatore e alpinista; il suo aereo venne abbattuto nei cieli greci di Delvinaki da caccia inglesi il 28 novembre 1940 e nell’occasione gli fu conferita, alla memoria, la medaglia d’oro al valor militare; in considerazione anche delle sue capacità alpinistiche, emerse soprattutto in scalate su nuove vie nelle Dolomiti di Brenta, venne deciso di onorarlo anche dando il suo nome a questo rifugio che si trova in una posizione strategica per escursioni e arrampicate.

Dal Rifugio Giorgio Graffer si sale lungo il sentiero SAT 331 fino ad arrivare a un incrocio con il sentiero SAT 316, che scende dal passo Grostè, e da lì, su un itinerario costituito da facili saliscendi, si arriva al rifugio Tucket in un tempo che grosso modo è di 100 – 120 minuti. Anche in questo caso è opportuno vedere le origini di questa costruzione, sita a m. 2.271 s.l.m. sotto il famoso Castelletto Inferiore, meta di tante scalate. Venne edificato nel 1906 da alpinisti tedeschi che lo dedicarono a Francis Fox Tuckett, noto alpinista inglese. Da lì si aprono ampie possibilità di arrampicate e di percorrere interessanti sentieri attrezzati, fra i quali quello arcinoto delle Bocchette e l’altro, pure famoso, cioè l’Osvaldo Orsi. In ogni caso, si può dire che per normali turisti - ma non per caso - proseguire sarebbe impossibile, oltre che pericoloso e quindi, a meno che non ci si voglia fermare per la notte, è opportuno prendere la via del ritorno passando per il rifugio Giorgio Graffer, dove peraltro si può sostare e consumare il pasto, visto che anche la cucina è piuttosto rinomata. Da lì, volendo, si possono fare altre escursionei scendendo perfino al lago di Tovel, ma per il momento e prima che la fatica si avverta in maggior misura è opportuno ritornare al passo di Campo Carlo Magno. Se si è fatta la salita in cabinovia si può pensare, sempre che le forze ci siano, di scendere a piedi, opzione che consiglio vivamente. Solo a titolo di notizia, non avendole a suo tempo fatte, le escursioni possibili dal Rifugio Graffer consentono di scendere ad Andalo e Molveno, le due principali località turistiche sull’altro versante delle Dolomiti di Brenta.

In questa sede mi limito ad aggiungere che, oltre alla possibilità di avvicinarsi notevolmente alla dorsale delle Dolomiti di Brenta, con splendidi scorci come è possibile rilevare anche dal corredo fotografico, la vista a ponente è entusiasmante sui ghiacciai dell’Adamello e della Presanella.


Nota: le immagini, a corredo dell’articolo, rappresentano, dall’alto in basso, il passo Grosté, il rifugio Graffer, il rifugio Tuckett, il Castelletto Inferiore, la cabinovia del Grosté, Campo Carlo Magno, e sono stati reperite su diversi siti Internet dedicati, al pari delle informazioni che hanno consentito di descrivere l’escursione.


 
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