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  Bell'Italia  »  Paestum, di Renzo Montagnoli 07/06/2021
 
Paestum

di Renzo Montagnoli



Era certo un’altra epoca quando giravo in lungo e in largo per l’Italia, avido di conoscenza, desideroso di scoprire ogni bellezza, e in una di queste scorribande, scendendo lungo la penisola, mi sono imbattuto in Paestum, antica città della Magna Grecia chiamata dai suoi fondatori Poseidonia, in onore di Poseidone, rinominata Paistom dopo la sua conquista da parte dei Lucani, per poi assumere la definitiva denominazione di Paestum sotto la dominazione romana. Città fiorente dovette la sua decadenza a una diminuita importanza della strada che lì passava e al progressivo impaludamento di un fiume che sfociava, e sfocia ancora, nei suoi pressi, tanto che finì con lo sparire per affacciarsi di nuovo timidamente al mondo a partire dal XV secolo. Del resto, se gli scavi archeologici erano ancora del tutto primitivi, a testimoniare che lì un tempo doveva esserci un agglomerato urbano di non trascurabile entità restavano i templi miracolosamente conservati.

Questa città conobbe il suo massimo splendore fra le metà del VI e del V secolo a.C. e fu proprio allora che assunse il volto che oggi conosciamo, con l’agorà, cioè la piazza principale al centro e i due maggiori santuari ai due lati. Sempre in quel periodo sorsero le opere più rilevanti come la Basilica, il tempio di Cerere e quello di Nettuno; nell’agorà, all’incirca il 520 a.C si costruì l’heroon, il monumentale sacello dedicato all’eroe fondatore della città e nel 480-470 a.C fu realizzato l’ekklesiasterion, deputato alle assemblee e alle decisioni politiche. Non molto si sa della dominazione lucana, però si ha la certezza che, cambiati i padroni, non mutarono le fortune e fu solo nel 273 a.C. che i Romani s’impadronirono di Poseidonia, mutandone il nome in Paestum. I suoi abitanti non furono asserviti, ma diventarono alleati come socii navales, cioè impegnati, in caso di necessità, a fornire navi all’urbe, alleanza che non venne mai meno, nemmeno durante il difficile periodo delle prime due guerre puniche. L’impronta dei Romani tuttavia non tardò ad arrivare con il nuovo Foro che occupava la parte meridionale dell’agorà e tutta una serie di nuovi edifici che andavano dal Tempio della Pace all’anfiteatro e alle terme, senza contare le numerose ville lussuose. Fu un periodo ancora di prosperità, ma con la costruzione di due importanti strade (l’Appia che collegava Roma all’Adriatico e la Popilia che attraversava la Magna Grecia con un percorso lontano dalla costa) Paestum finì con il trovarsi lontana dalle principali direttrici commerciali e così iniziò la sua decadenza.

Gli scavi archeologici, che ebbero maggiore impulso nello scorso secolo, ci hanno restituito la porzione di città antica che era il suo cuore, con i monumenti più importanti, quali i due santuari con i famosi templi, l’agorà greca e il Foro romano con le tabernae, la basilica e il macellum, l’ekklesiasterion greco e il comitium romano (entrambi luoghi di riunioni politiche), la tomba dell’eroe fondatore, le terme, le strade principali, perfino l’anfiteatro, per quanto tagliato di netto a metà. Resta tuttavia ancora molto da scavare e gli archeologi non nascondono la possibilità di fare nel tempo ritrovamenti importanti. Del resto, proprio grazie all’intuizione di un’archeologa è stato ritrovato negli anni Trenta del XX secolo il tempio di Hera, che si trova proprio alla foce del Sele. Gli scavi lì effettuati hanno portato alla luce numerose metope, cioè pannelli di pietra figurati, di pregevole fattura, oggi ospitati al Museo di Paestum.

E così siamo arrivati alla casa delle meraviglie, cioè il museo archeologico di Paestum. Neli anni Trenta del novecento il sovrintendente Amedeo Maiuri, famoso per aver riportato alla luce Pompei e le altre città distrutte dall’eruzione del Vesuvio, ebbe l’intuizione che tutto quanto allora trovato in loco, a parte ovviamente i grandi edifici, dovesse essere conservato in un luogo idoneo, anche per consentirne la visibilità al pubblico. Fu così che commissionò il progetto del museo all’architetto Marcello de Vita. La guerra ci si mise di mezzo, così che l’importante opera fu inaugurata solo nel 1952; purtroppo si rivelò troppo piccolo per poter contenere tutti i reperti che la continuazione degli scavi portava alla luce, così che necessitò subito di nuovi lavori. L’edificio si sviluppò su quattro livelli: il seminterrato, il piano rialzato, il primo e il secondo piano. Furono eseguiti diversi ampliamenti, di cui l’ultimo è famoso perché destinato a ospitare la meraviglia delle meraviglie, la celebre Tomba del Tuffatore, venuta alla luce nel 1968, chiamata così perché sulla lastra superiore è rappresentato un giovane nudo nel corso di un tuffo, sospeso in aria in procinto di entrare nell’acqua, con un effetto di movimento che stupisce e affascina.

Non bastasse, la cinta muraria lunga quasi 5 Km. è perfettamente conservata, così come le sue quattro porte principali di accesso, insomma per vedere tutto forse una giornata non basta (a me ne sono occorse due); dopo un percorso itinerante sotto il sole, magari nel pieno dell’estate, come è stato nel mio caso, si sente la necessità di rinfrescarsi e allora basta volgersi a Ovest, perché a pochi chilometri c’è il Tirreno con le sue belle spiagge di sabbia, con un mare invitante in cui buttarsi magari con ancora negli occhi il gesto plastico del tuffatore del museo.

Paestum non è una località vicina al nord dell’Italia, è oltre Salerno e il modo migliore per arrivarci è ricorrendo all’autostrada del Sole; in loco poi non mancano le strutture atte a ospitare il turista, per quanto non così numerose

come si potrebbe invece pensare, data l’importanza del luogo archeologico.


      1. ORARI E PREZZI DEI BIGLIETTI PER VISITARE IL PARCO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM E VELIA

https://www.museopaestum.beniculturali.it/orari-e-biglietti/



Fonti: Wikipedia; Parco archeologico di Paestum


Nota: le fotografie a corredo dell’articolo sono state reperite in diversi siti Internet.



 
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