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Ritorno, di Ernesto Flisi

Ritorno, di Ernesto Flisi

Ritorno

di Ernesto Flisi



Distratto da vuoti pensieri,

inaspettata mi appare;

mi inchiodo a bocca aperta.

 

Non me l'aspettavo.

Scendo subito e commosso osservo.

 

Tetto sfondato,

scalinata sconnessa,

imposte sbrecciate,

vecchi banchi di legno a ribalta,

lavagna girevole di ardesia,

cancellini ammuffiti e infeltriti,

polvere su tutto.

 

Silenzio.

 

Non più chiasso di bambini

sotto i tigli e gli ippocastani,

non più odori e litigi,

non più sogni di futuro.

 

Esco,

metto in tasca una castagna matta,

a fatica spingo il cancello,

percorro a piedi,

in mano una sdrucita cartella di cuoio,

la stradina sterrata a lato,

sollevo con istintivo calcio

qualche sasso che cade con tonfo

nel fosso che a lato scorre

e mi illudo

di ritornare a casa

al sol di mezzodì

di un maggio lontano.