Perché non sia vana la luce, di Marina Minet
Perché non sia vana la luce
Inno alla perseveranza
di Marina Minet
Ciò che piega
eleva
Coglili i fiori
ne spunteranno nuovi
sopra i campi libici
deserti
oltre le contrade della sorte
che percorriamo muti
Piega la schiena
bagnandoti le guance di fatica
si gonfieranno nudi sotto i polsi
vivaci, smaniosi di colori
di strade governate di giustizia
Cogline tanti
quanto la misura di un impegno
finché ne curerai gli esordi
finché saprai che potrai farne dono
parola in un silenzio dirompente
disposto ad ascoltare
Non si lamenterà la terra
se li raccoglierai
Come potrà seccarli chiusi
senza una ragione
E i gigli matureranno bianchi sotto il fango
finché l'eternità sarà compresa
Torneranno sempre i fiori
squarceranno l'aria come uno tsunami
aprendo le radici a braccia tese
seppure a tratti l'aridità li spezzi
seppure a giorni dispiacciano anche i cieli
Torneranno
come i nostri passi sui crepacci
illusi a filo di strapiombi
perché non sia vana la luce
la cenere che li sveglierà
nel tempo che per grazia
frammenta e poi solleva
Da Pianure d'obbedienza (Macabor, 2023)

