Sogni, di Ernesto Flisi
Sogni
di Ernesto Flisi
Siedo
in una tiepida mattina
d'inverno,
su uno scoglio,
di fronte al mare.
Mi inerpico
per un sentiero
di un fiorito pendio,
a respirare il cielo,
spesso terso,
talvolta solcato da rapide nubi,
a rincorrersi come i bambini.
Cammino
in un mattino
di mezzo agosto,
in una città silente;
ammiro chiese e palazzi
talvolta interdetti alla vista.
Osservo
il gioco scherzoso
di fata Morgana
su un nastro di strada,
svaporante e illusorio,
nel silenzio della calura
di un afoso meriggio deserto.
Mi segue
una gradita compagnia
discreta,
attenta,
costante come un'ombra.
Poi,
di soprassalto,
musica
rombante,
percotente,
vibrante,
mi riporta al vero,
trascinato in un fiume di folla
ritmato dai trilli
di petulanti cellulari
e dall'acre odore
del cibo di strada,
con spinte,
peste e
rumori
del quotidiano
inevitabile fastidio.
Da Sulle rive dei fossi (Edito in proprio, 2022)

