Madre, di Daniela Raimondi
Madre
di Daniela Raimondi
A volte piangevo senza un perché:
piangevo per mia madre
sola al centro del suo regno;
piangevo d'amore e d'infanzia
e la paura di non poterla dimenticare mai.
Per vent'anni mia madre insegnò in una scuola
e per vent'anni, ogni sera,
suonò il piano al cinema Eden.
Voleva comprare terre lungo il Pacifico
ma era un sogno senza speranza.
Dopo vent'anni di sacrifici
ottenne solo dei campi coperti di sale.
Lei non si diede per vinta.
Costruì una muraglia per sconfiggere il mare.
Pagò cento uomini per fermare l'oceano
e proteggere i campi dagli occhi di Dio.
Ma il mare può violare la terra
con la sua lingua di spuma,
la sua lingua che entra e ferisce
dentro il verde di un sogno.
Mamma remava in piedi sulla barca.
Taceva. La bocca murata.
Fissava lo strazio, vent'anni di vita
sepolti sotto un lenzuolo di mare.
Il sogno sprecato, annegato,
il suo sogno più grande ulcerato dal sale.
Da La donna più vecchia del mondo - Marguerite (peQuod, 2025)

