L’imperfezione, di Marina Minet
L'imperfezione
di Marina Minet
È l'imperfezione che governa il mondo
Le paranoie fitte come arbusti
e noi di sotto con la pioggia che a inzupparci nasce fango
e mai che veramente siamo
increduli guardandoci le mani
Ripenso alla tristezza della guerra, ai corpi mutilati
alle ossa con i denti
e mi vergogno di questo mio chinare lamentoso
Ogni ragione ha un nesso
ogni movenza il tempo, la stasi
persino ogni lacrima svanita
rimpianta per sentirsi in mezzo agli altri
prigioni senza chiavi
E non ha senso il freddo
il caldo
né le stagioni al cuore che nascono bruciate
già prima di scaldarci
perché è nel termine l'unione
l'avvento
ogni parola vissuta all'ossessione
Questo irreale fiato
questa passione guida promessa stancamente
e mai cambiare
Calcarsi gli occhi freddi nella nebbia
sconfitti, delusi
come se gli istanti fossero infiniti
e la coscienza un morbo
Da Pianure d'obbedienza (Macabor, 2023)

