Oblomov, di Ivan Goncarov, edito da Feltrinelli e recensito da Katia Ciarrocchi
Oblomov – Ivan Goncarov – Feltrinelli – Pagg. 576 – ISBN 9788807901225 – Euro 13,00
Leggere Oblomov di Ivan
Goncarov è
un'esperienza sorprendentemente intima e profondamente riflessiva,
capace di instaurare un dialogo silenzioso con il lettore. Il romanzo
non si limita a raccontare la storia di un uomo inerte, ma mette in
scena una condizione esistenziale che attraversa il tempo e continua
a parlare con forza anche al presente. Oblomov non
è soltanto un personaggio letterario, ma è un modo di essere, una
tentazione dell'animo umano, una possibilità che molti hanno
sfiorato almeno una volta nella propria vita.
Oblomov vive
nel conforto del suo letto, avvolto da sogni, ricordi e nostalgie,
incapace di confrontarsi con la concretezza del mondo reale. La sua
inattività non appare come un semplice difetto di carattere, ma come
una vera e propria condizione umana, osservata da Goncarov con
estrema delicatezza e lucidità. L'inerzia diventa così il simbolo
di una rinuncia silenziosa, di una preferenza per ciò che è noto e
rassicurante rispetto all'incertezza del cambiamento.
Nelle
pagine dedicate al celebre “sogno
di Oblomov”
emerge
un mondo ideale, fermo e rassicurante, privo di conflitti e di
dolore. È un luogo che genera una nostalgia intensa, nonostante non
sia mai esistito davvero. Proprio questa perfezione apparente ne
rivela il pericolo: il sogno diventa una trappola, un rifugio che
offre protezione ma allo stesso tempo isola, separando Oblomov dalla
vita reale e dalle sue possibilità.
L'amicizia
con Andrey Stoltz introduce uno dei contrasti centrali del romanzo;
Stoltz rappresenta l'azione, l'energia e il movimento continuo,
tutto ciò che Oblomov non
riesce a incarnare. Nonostante questa distanza, il loro legame è
autentico e attraversato da un affetto sincero, fatto anche di
ripetuti tentativi, spesso inutili, di sottrarre Oblomov alla
sua immobilità. Goncarov offre
un ritratto realistico dell'amicizia, intesa come confronto
costante e tensione tra modi opposti di vivere.
La
storia d'amore tra Oblomov e
Olga è forse l'aspetto più delicato e doloroso del romanzo,
perché il loro legame nasce sotto il segno della tenerezza e della
speranza, ma si rivela presto fragile. Olga intravede in Oblomov un
potenziale inespresso, una luce che potrebbe emergere, mentre lui si
dimostra incapace di sostenere il cambiamento che l'amore richiede.
La loro relazione mostra come, talvolta, non sia la mancanza di
sentimento a determinare una fine, ma l'assenza del coraggio
necessario per viverlo fino in fondo.
Ivan
Goncarov,
con Oblomov,
realizza molto più di un ritratto individuale, testimone di una
Russia aristocratica sospesa tra immobilismo e bisogno di
rinnovamento, Goncarov osserva
il suo tempo con lucidità critica e profonda sensibilità
psicologica. La sua scrittura, limpida e misurata, evita l'enfasi e
affida la propria forza alla precisione dello sguardo.
Attraverso Oblomov,
l'autore costruisce una critica sottile ma radicale a una classe
sociale incapace di agire, ma al tempo stesso riflette su una
fragilità che appartiene all'essere umano in quanto
tale.
Oblomov lascia
un segno profondo perché invita a riflettere sul confine sottile tra
il vivere e il limitarsi a sognare la vita. Il romanzo suggerisce che
l'esistenza autentica passa attraverso la fatica, il rischio e
l'accettazione delle sfide, mentre il rifugio nel passato e
nell'immobilità, per quanto rassicurante, finisce per sottrarre
ogni possibilità di futuro.
Un
libro da leggere almeno una volta nella vita.
Katia Ciarrocchi

