Una ragazza di Borgogna, di massimolegnani
Una ragazza di Borgogna
di massimolegnani
In paese, se chiedevi, ti dicevano che Claudine Serrault era una testa matta, non amava il suo villaggio e per questo era sparita; fine della storia. Ma la storia non è mai così semplice, la storia vera me l'ha raccontata il cigno che quel giorno era con lei. Intendiamoci, non è che mi abbia parlato direttamente, ma in qualche modo l'ha fatto, attraverso questa immagine ripresa da una fototrappola piazzata lungo il canale per monitorare il suo comportamento.
Quel Novembre Claudine aveva ottenuto la sua prima supplenza alle scuole medie di Paray a qualche chilometro dalla sua fattoria, distanza che colmava col Velosolex del padre. Non so se la preoccupasse di più il tragitto in motorino o la classe di piccole pesti su cui non aveva ancora alcun potere.
Come premonizione di una giornata storta, Claudine era stata svegliata prima del tempo dal latrare rabbioso del cane costretto alla catena. La ragazza non sopportava le condizioni di schiavitù in cui venivano tenuti gli animali della fattoria, ma nessuno dava retta alle sue proteste.
Pare però che quel mattino Claudine prima di uscire abbia sciolto il cane, aperto il recinto delle oche destinate al foie gras e liberato anche il maiale che di lì a pochi giorni sarebbe stato macellato. Un atto di ribellione in piena regola di cui avrebbe subito le conseguenze al suo ritorno. Ma la ragazza aveva intenzione di tornare o c'era qualcosa di premeditato (o di predestinato) nelle vicende di quel giorno? Non lo so, ma so che quello fu il suo ultimo giorno al villaggio.
Pioveva e il Velosox dopo poche centinaia di metri esalò il suo ultimo respiro. La ragazza provò a procedere a pedali ma risultò una fatica improba, così nascose il motorino, è stato ritrovato nella boscaglia a lato della strada, e prese il sentiero che costeggiava il canale. Mentre camminava veloce sul fondo fangoso l'umore era dei peggiori, non sarebbe mai arrivata in tempo a scuola. Forse per questo Claudine non si accorse del cigno che quasi da subito si era messo a seguirla silenziosamente. Non era un cigno qualunque ma un esemplare di “cigno trombettiere dell'Hokkaido” dalle ali poderose e dal piumaggio immacolato che dopo un lunghissimo volo aveva eletto il Canale di Borgogna a sua residenza stabile.
Percorrere l'alzaia del canale le era sempre piaciuto, la via d'acqua liscia come un pavimento di marmo, il silenzio quasi mistico, i platani che svettavano dalle due sponde e in alto si toccavano in un tetto di foglie, ogni volta le sembrava di entrare in una cattedrale. Ma non quel mattino, troppi pensieri opprimevano questa ragazza poco più che ventenne; Claudine si sentiva soffocare a vivere tra la fattoria e la vigna e oggi anche quell'unica via di fuga, l'insegnamento, sembrava sul punto di crollare. Così camminava a testa bassa senza badare al cigno, ma il trombettiere dell'Hokkaido non ci stava ad essere trascurato a quel modo, l'affiancò e diede qualche delicata beccata al giaccone della ragazza, come bussasse alla sua porta. Lei si voltò, accennò un sorriso di buona educazione e tirò dritto. Ma almeno ora procedevano affiancati.
Fu dopo un lungo tratto in cui i due silenzi procedevano separati che Claudine di colpo si voltò verso il cigno e…capisci, non ne posso più! E andò avanti a snocciolargli tutte le cose che non andavano nella sua vita. Lui si bloccò, allungò il collo in una incredibile verticale ed emise un soffio prolungato come una locomotiva che sta per partire. Era il suo modo di manifestare la propria solidarietà. Claudine lo guardò stranita, allora mi stai ascoltando, bravo. E intanto aveva rallentato il passo come non ci fosse più tanta fretta e fosse più importante potersi sfogare con il nuovo amico.
Più parlava al cigno, che da parte sua ogni tanto inclinava la testa in un ascolto attento, e più Claudine sentiva migliorare il proprio umore. Quando raggiunsero il posto in cui era piazzata la fototrappola la cui esistenza ignoravano entrambi, Claudine era un'altra persona: rilassata e sorridente sembrava che nel frattempo avesse trovato la soluzione ai suoi problemi.
C'è un punto dell'alzaia dove sono stati ritrovati i libri di Claudine e il suo ombrello rosso, oltre quel punto non ci sono più tracce della ragazza, né del cigno che non è mai più passato davanti alla fototrappola.
Che cosa successe quel giorno? Non lo so, ma posso immaginarlo, e non è quello che immaginate voi.
Erano andati avanti ancora per un pezzo, sempre più affiatati, Claudine parlava a ruota libera e il cigno di quando in quando le becchettava una mano con una grazia delicata. Lei aveva buttato i libri che ormai avevano perso importanza e l'ombrello che sarebbe stato d'impiccio per quello che aveva intenzione di fare.
Allora, te la senti?, chiese Claudine e il cigno in risposta emerse quasi completamente dall'acqua sbattendo le ali e soffiando allegramente in una totale approvazione.
Vi ricordate il Concorde, l'aereo supersonico che al decollo varia l'assetto della fusoliera per librarsi in aria? Ecco, il Concorde è solo una pallida imitazione di quello che sa fare il cigno. Il trombettiere si mise a correre sull'acqua, zampate poderose e un po' ridicole per prendere velocità, poi spalancò le ali e protese il collo in avanti nel massimo sforzo, fino a che riuscì a sollevarsi nonostante il peso supplementare sulla groppa.
Li ho visti volare e poi sparire all'orizzonte, una macchia bianca sempre più piccola e un urlo nell'aria che sembrava di felicità.

