Un tempo senza primavere, di Daniela Raimondi
Un tempo senza primavere
di Daniela Raimondi
La gente a Vinhlong aveva bocche povere,
la pelle colore del limo.
I bambini nascevano e tornavano all'acqua
insieme ai tronchi di mango
e alle scimmie annegate.
Era un piccolo universo di miseria e di sudore,
un tempo di rinunce e senza primavere.
Mia madre diceva che un giorno
avremmo abitato nei quartieri dei ricchi
con l'asfalto innaffiato, le aiuole fiorite,
lo spettacolo sacro della ricchezza.
Ma ogni sera tornava dal lavoro
gridando che voleva morire
poi picchiava la bambina,
troppo insolente e libera,
e mentre la picchiava
piangeva per la diga crollata,
per la banca che rifiutava il denaro,
per il tetto da rifare, i tre figli da sfamare.
Piangeva per la forza del mare e del vento,
per la sua stanchezza senza fine
e per la morte.
Io tacevo le botte,
la rabbia e il desiderio,
quel segreto oscuro e dolce
che chiamavano il piacere.
Dicevo a mamma: “Stai tranquilla.
Sono il pudore, l'onore,
io sono il silenzio.
Non dico niente a nessuno, mamma.”
Da La donna più vecchia del mondo - Marguerite (peQuod, 2025)

