Mare ritrovato, di Aurelio Zucchi
Mare ritrovato
di Aurelio Zucchi
Caduto nel mutar delle preghiere,
tra ignee rocce il vivere io chiudo
e magma m'attanaglia sulle rive
d'antri segreti in sconosciuta Ade.
Anima d'anime sulle orfiche navi,
tra scie di un Mediterraneo arcano
e in abbrumar di logore carene
la migrazione s'è di già compiuta.
Svolte magiche videro i miei occhi
tra mille incensi a circondar le are
per ricche messe, doni per l'Olimpo,
fragranze e sangue ripartiti uguali.
Al passo sol dettato da Selene
giunse quel legno in baia misteriosa
ove, a far brillar la prua, lampare…
spossate da sciabordio perenne.
Poi che a sciamar fummo costretti noi
verso le barche con le chiglie nere,
all'approdar tra garrule sequele
parvero terse le sguaiate coste.
Su rena nera, il corpo rivestito
d'argentee vesti e rossi filamenti,
davanti a me un'inquietante strega
intenta vidi a ricamar perfetta
pagliuzze oro per gl'incombenti dei.
Fanciulle eteree tenevan fermi
lucignoli a far da cerchio grande
in mezzo al quale io mi tramutavo.
Altro uomo di me s'impossessava,
di carni mie da inviare nuove
su terra stessa che lasciata avea
e che conoscermi più non potea.
Intanto, sette lire a sette corde
e cembali spediti da dio Apollo
offrivan suoni per accattivarmi
e musica udii di mai udita.
Senza clamori d'eccessive note
fui trasferito in altro paesaggio
per una sosta alle rupestri alture
di già affollate d'anime e ginestre.
Affronto ricevetti da una madre
tesa a schiacciare serpi velenose:
morte atroce conoscerai in terra
se posto tu non cedi a questo figlio!
Ero già pronto per tornar dall'oltre,
nuovo e già immemore del primo nome.
Ora che guardo il mare ritrovato
ricordo solo nuvole amaranto.
Dio solo sa quanto fui costretto
a quell'itinerario sibillino,
a chinar capo a statue tutte d'oro
e registrar bellezza anche nel brutto.
Da Versanti di-versi (edito in proprio, 2025)

