Il complotto contro l’America, di Philip Roth, edito da Einaudi e recensito da Katia Ciarrocchi
Il complotto contro l'America – Philip Roth – Einaudi – Pagg. 431 – ISBN 9788806220013 – Euro 13,50
“L'unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa.”
Il
complotto contro l'America di Philip
Roth è
un romanzo che lavora sulla paura silenziosa, quella che si insinua
nelle case e nelle conversazioni di tutti i giorni. Philip
Roth immagina
un'America diversa da quella che conosciamo, nel 1940 non è
Roosevelt a guidare il paese, ma Charles Lindbergh, l'eroe
dell'aviazione che nel libro diventa il simbolo di un nazionalismo
profondamente ambiguo. Da questa scelta narrativa nasce una realtà
alternativa che ha il sapore di qualcosa di inquietantemente
possibile. Non ci sono rotture brusche eclatanti, non esiste la
rappresentazione di un regime violento dichiarato. Tutto avviene in
modo graduale e quasi quotidiano, come se l'orrore potesse crescere
nello spazio tra una notizia e un discorso familiare.
La storia
è narrata attraverso la voce di Philip bambino e la sua famiglia
ebrea del New Jersey, una prospettiva intima che consente al romanzo
di non parlare di grandi eventi ma di reazioni minuscole e decisive
come l 'atmosfera del quartiere che cambia, le relazioni che
cominciano a incrinarsi e il senso di fiducia nel paese che
lentamente si sgretola. Roth dimostra
quanto l'identità sia fragile quando il contesto sociale smette di
proteggerla. I personaggi non sono eroi e non sono vittime totali, ma
sono persone comuni che tentano di capire se la loro casa, la loro
lingua e la loro appartenenza abbiano ancora un posto. Il risultato è
un racconto familiare che però risuona come un grande monito
politico.
Il romanzo non lavora sulla tragedia esplicita ma
lavora sull'attesa della tragedia, l'antisemitismo non viene
presentato come un'esplosione improvvisa ma come una pressione
costante, insinuata nelle istituzioni, come nei programmi educativi e
nei messaggi pubblici. Roth coglie
l'istante in cui una democrazia può inclinarsi verso il consenso
all'odio senza nemmeno rendersi conto del punto esatto in cui tutto
è cambiato. È qui che la narrazione raggiunge una profondità
emotiva notevole: il vero terrore non è ciò che accade ma la
consapevolezza che può accadere perché è già iniziato.
La
scrittura è controllata, precisa, a tratti domestica, la tensione
non nasce dalla costruzione di scene drammatiche, ma dalla normalità
che viene corrotta. Il romanzo non cerca colpi di scena ma lavora
sulla continuità del disagio, ogni pagina sembra ricordare che il
male non arriva sempre con rumore e con proclami ma può presentarsi
nella forma rassicurante della promessa di ordine e sicurezza.
Il
complotto contro l'America è
un testo che possiede una forza politica e morale senza essere un
manifesto, è un romanzo che vuole far sentire quanto sottile possa
essere il confine tra l'appartenenza e l'esclusione, è un'opera
che mette in guardia non attraverso il giudizio ma attraverso la
memoria, l'emozione e il dubbio. E questo lo rende potente!
Katia Ciarrocchi

