Un tempo nuovo, di Carla Malerba, edito da Fara con postfazione di Alessandro Ramberti
Un tempo nuovo – Carla Malerba – Fata – Pagg. 56 – ISBN 978-88-9293-151-9 – Euro 12,50
Postfazione di Alessandro Ramberti
Il distico “le parole / non sanno fiorire” che conclude la prima poesia di questa raccolta è in realtà un messaggio ricco di una energia potente. I poeti, lo sappiamo, hanno la capacità di far germogliare immagini, di indagare gli angoli oscuri e negletti del sé e del noi, di accostare ossimoricamente ambiti antitetici creando una tensione che ci urge e ci stimola a pensare in profondità e magari a dare una svolta al nostro cammino, alla nostra visione del mondo.
Il flusso dei versi di Carla, anche quando usa parole quotidiane, riesce a mettere in fibrillazione le nostre consuetudini, i nostri abiti mentali, i desideri, le relazioni… è quindi un fluire generativo, in grado di suscitare una reazione, una comprensione, un rifiuto, un accoglimento…
Già il titolo che Carla ha scelto per questa silloge ci apre al nuovo, e gli elementi naturali che pulsano in queste pagine sono correlativi oggettivi vibranti, dinamici: ad esempio, il “lago ghiacciato” dell'ultima poesia, che si offre come una immagine statica, è “lacerato” da “Un improvviso bagliore” mentre “foreste d'erba / con braccia amorose invocano / i messaggeri del disgelo” (p. 44).
Certo bisogna essere capaci di ascoltare il silenzio (cfr. p. 18) per far risuonare i molteplici echi di sensi, sentimenti, intuizioni visioni elicitati dalle poesie. È necessario calarsi con gli occhi del cuore e librarsi con le ali dell'intelligenza emotiva su questo Tempo nuovo dove “l'oro delle foglie è sì “un ciclo che si chiude” ma è pure un'“attesa che si rinnova” (p. 14).
Allora ci si dischiuderà “l'occhio universale / che risveglia / accenti d'amore alle creature” (p. 16).
Se ci siamo immersi con empatia nelle poesie che precedono questa cursoria postfazione, avremo senz'altro conservato, in un luogo prezioso della nostra memoria, dei versi che ci hanno colpito in modo particolare. Io desidero concludere citandone alcuni che si trovano a p. 25: “l'occhio del poeta / osserva intuisce riferisce / cosa c'è nell'anima del mondo”; e con i seguenti (cfr. p. 26) che riassumono splendidamente il senso di una intensa esperienza di vita, aperta al trascendente, a quella gloria di Dio che sempre sfugge ed è insostenibile alla vista umana, eppure al tempo stesso c'è sempre e possiamo contare su di lei, perché ne percepiamo, sia pure “di spalle”, la presenza potente e amorevole:^
Da noi lontano
si compie
il passaggio del divino
e non ci è dato neppure
di comprendere
perché il baluginare della luce
rischiari le tenebre del mondo
^ «Vedi, c'è un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe; quando la mia Gloria passerà, ti porrò in una cavità della rupe e ti riparerò con la mia mano, finché non sarò passato. Poi ritirerò la mia mano e mi vedrai le spalle; ma il mio volto non si può vedere.” (Es 33,21-23, cfr. Bibbia, Progetto e direzione di Enzo Bianchi, cura di Mario Cucca, Federico Giuntoli e Ludwig Monti, Einaudi 2023).

