L’amante, di Daniela Raimondi
L'amante
di Daniela Raimondi
Mamma diceva che ero la sua bambina bella,
la sua sola salvezza, e un giorno
mi diede in dono a un principe cinese.
La prima volta che lui mi fece l'amore
mi lavò con l'acqua piovana, in piedi,
come si fa con una bimba.
Chiusi gli occhi e respirai l'odore di sesso
che aveva nei capelli.
Lo pregai di prendermi come un corpo in affitto,
di fare con me quello che faceva con le altre.
La notte profumava di spezie e gelsomini.
Lui mi disse: “la prima volta ti farò male”
e amò il mio corpo acerbo, ancora sacro.
Aveva mani sottili, mani di donna,
e un corpo liscio e bianco come un giglio.
Quella notte fece sbocciare la gioia, qui,
fra le mie gambe, come una rosa.
Restammo abbracciati tutta la notte,
piangendo per quell'amore che già sapeva
di morte e di rovina.
Ci lasciammo all'alba, nudi, leggeri.
Sorgemmo come cervi dalla nebbia,
puliti come dopo l'acqua del battesimo.
Da La donna più vecchia del mondo - Marguerite (peQuod, 2025)

