La leggenda della rosa di Natale, di Selma Lagerlof, edito da Iperborea e recensito da Katia Ciarrocchi
La leggenda della rosa di Natale – Selma Lagerlof – Iperborea – Pagg. 128 – ISBN 9788870915372 – Euro 16,00
Recensione di Katia Ciarrocchi
Incuriosita
da Selma
Lagerlöf ho
scelto l'audiolibro La
leggenda della rosa di Natale e
la sensazione è stata immediata: entrare
in una storia antica,
di quelle che sembrano nascere da una tradizione
orale tramandata
nel tempo. Eppure, in poche pagine, l'autrice riesce a trasformare
un nucleo narrativo semplice in qualcosa di sorprendentemente
denso.
Quello che sembra un racconto natalizio diventa, quasi senza
accorgersene, una riflessione su fede, bellezza
fragile e
sul rapporto tra l'essere umano e ciò che non
può essere posseduto.
La
storia è ambientata in una Svezia
gelida e isolata,
dove una famiglia di briganti vive ai margini del mondo. È la moglie
del capo brigante a raccontare all'abate qualcosa di incredibile,
ogni notte di Natale, nella foresta, accade un prodigio,
il gelo si trasforma in un giardino
in fiore.
L'abate, inizialmente incredulo, decide di vedere con i propri
occhi e si addentra nel bosco, senza sapere cosa davvero lo
aspetta.
E
qui mi fermo, perché questa è una storia da
scoprire leggendo.
Il
cuore del racconto sta tutto in un'idea tanto semplice quanto
potente e cioè che alcuni misteri
esistono solo finché vengono accolti con umiltà.
Nel momento in cui l'uomo prova a trasformarli in possesso o
dimostrazione, si
dissolvono.
Colpisce
anche il luogo del miracolo perché non accade in un monastero, non
uno spazio consacrato, ma una foresta abitata da briganti. Il sacro
si manifesta ai
margini,
in un ambiente selvatico
e imperfetto,
perché la grazia può rivelarsi dove
meno ce lo aspettiamo.
Dietro
questa storia si intravede una tradizione
antica,
che Lagerlöf rielabora
inserendo temi come colpa,
redenzione e
il rapporto fragile tra l'uomo e il mistero.
La
sua scrittura è limpida,
quasi classica, ma attraversata da un ritmo evocativo che richiama
le saghe
nordiche.
Le immagini sono semplici, concrete, eppure cariche di spiritualità,
nei paesaggi innevati si percepiscono echi di Hamsun,
mentre la dimensione morale rimanda a Tolstoj.
E poi Andersen,
inevitabile, perché anche qui il fantastico non è evasione ma uno
strumento per parlare delle fragilità
umane.
Alla
fine resta soprattutto un'immagine, una
rosa che fiorisce nella neve.
Un
simbolo semplice, ma potentissimo, della
speranza che nasce proprio nei momenti più freddi della vita.

