Onirici vascelli, di Aurelio Zucchi
Onirici vascelli
di Aurelio Zucchi
A volte ghermisco angoli del tempo
che concavi m'invitano alla sosta.
Accade se malinconia abbonda.
Nell'ora vaga dentro cui la sera
il nome muta per chiamarsi notte,
col mare parlo osando confidenza.
Protetti dal mantello dei ricordi,
di abissi inesplorati si discorre,
dei suoi, per accrescer conoscenza,
dei miei, al fin di rompere gli indugi
e dare un senso ad ansie laceranti
e bandoli da sciogliere per sempre.
Azzurri e pur ascolto posso darti
ma ciò che vuoi chiedilo alla vita!
Così lui mi congeda, calme l'onde.
Di là dal senno onirici vascelli
staran solcando un mare che conosco
e che da troppi lustri più non miro.
Da Versanti di-versi (edito in proprio, 2025)

