Infanzia, di Daniela Raimondi
Infanzia
di Daniela Raimondi
Non conoscevo il mare
solo le verdi onde del grano,
il tormento dei fiumi a novembre.
Sono nata di notte sui monti,
tra il canto dei lupi e le grida dei cinghiali.
Sono cresciuta in un paese di poveri,
dove il pane era fatto di fatica e sudore
e la morte era la rosa più bella.
Quand'ero piccola
amavo i treni che correvano nella radura,
il seno di mia madre e il suo latte.
Da cinquant'anni i treni non si fermano più qui
e mamma è morta ancora giovane.
Quando le chiusero gli occhi
corsi a nascondermi dentro l'armadio.
Avevo paura di Dio,
del suo alito zuccherino e terribile.
Ho passato la vita zappando,
i piedi tra i sassi e una spiga nera nel cuore.
Ho visto i carrarmati tedeschi,
la neve dell'esilio e la fame.
Per cent'anni ho spinto la mula fra i solchi,
portato le pecore al fiume.
Chi era vissuto al mio fianco
ora non è che un mucchio d'ossa.
Oggi ho solo il maiale a farmi compagnia.
Da La donna più vecchia del mondo (peQuod, 2025)

