L’amore, di Daniela Raimondi
L'amore
di Daniela Raimondi
Pascolavo le pecore sui monti.
La sete era tanta,
l'aria cuoceva i polmoni.
Quando lui mi venne vicino
gli donai il mio pane,
raccolsi acqua nel palmo della mano
e gli offrii da bere.
Le mie guance erano color delle ciliegie
ma non era vergogna.
Entravo un piccolo universo di colombe e grano.
Cantava il mosto, la terra,
cantavano il campo e le sue dita di avena.
Quando giunse la notte
cavalcai fino alla sua finestra
e lo svegliai cantando.
L'aria profumava di salvia e di rose
e le rane saltavano nei campi.
Lui mi sciolse le trecce
poi si gettò sopra di me senza una parola.
Durò poco e provai solo dolore.
Il giorno dopo venne da mio padre
e mi chiese in sposa.
In cambio di due vacche e un campo arido
divenne il mio signore.
Mi maritai un mattino di giugno
con un vestito nero
e un mazzo di viole stretto nella mano.
Camminavo lungo il sentiero
che portava alla chiesa
e mio padre mi disse:
“Sarai sposa e poi madre.
È questo il tuo destino.”
Il vapore saliva dallo sterco sui campi.
Piangevo, e dietro di me piangeva mia madre.
I papaveri si aprivano al sole,
rossi e violenti come il sangue.
Da La donna più vecchia del mondo (peQuod, 2025)

