Di madre in figlia, di Concita De Gregorio, edito da Feltrinelli e recensito da Katia Ciarrocchi
Di madre in figlia – Concita De Gregorio – Feltrinelli – Pagg. 160 – ISBN 9788807036682 – Euro 16,00
Recensione di Katia Ciarrocchi
Quando
si apre “Di
madre in figlia” di Concita
De Gregorio si
ha inizialmente la sensazione di entrare in una storia piccola e
raccolta, quasi domestica. Poche pagine, pochi personaggi, un'estate
trascorsa su un'isola, eppure, procedendo nella lettura, si capisce
che sotto questa superficie
semplice si
muove qualcosa di più stratificato.
La
storia ruota attorno a tre donne appartenenti alla stessa famiglia:
Marilù è la nonna che vive da tempo su un'isola lontana dal
rumore del mondo, Angela è sua figlia e Adelaide è la nipote
adolescente. Il romanzo si mette in moto quando Angela decide di
mandare Adelaide a trascorrere l'estate con la nonna, una donna che
la ragazza in realtà non conosce davvero. Le due non si vedono da
anni e il loro incontro avviene quasi come un esperimento, una
convivenza che all'inizio
appare forzata e piena di diffidenze.
Adelaide arriva da una quotidianità completamente diversa fatta di
social, messaggi continui e una percezione del mondo sempre filtrata
da uno schermo. Marilù invece vive in modo spartano e autonomo e la
prima cosa che fa è togliere alla nipote il telefono, un gesto
semplice che diventa subito una frattura
simbolica.
Da quel momento la ragazza è costretta a stare dentro il tempo
reale, dentro il silenzio e dentro una relazione che non può più
evitare.
Il
romanzo si muove lentamente lungo questa convivenza estiva, non
succedono eventi clamorosi e la trama procede per piccoli gesti e
conversazioni che gradualmente aprono crepe nel passato familiare.
Emergono le storie delle donne che hanno preceduto Marilù, figure
fuori dagli schemi come farmaciste, guaritrici e donne
considerate strane
o eccentriche dalla
comunità in cui vivevano. In questo modo De
Gregorio costruisce
una genealogia femminile che non è solo biologica ma anche
simbolica, una linea di trasmissione che riguarda caratteri, paure,
libertà e talvolta colpe che nessuno ha mai davvero nominato. Il
titolo del romanzo acquista così un significato più ampio
perché ciò
che passa di madre in figlia non
è soltanto il
sangue ma un
insieme di modelli invisibili che
spesso le figlie ereditano senza accorgersene.
Il
cuore del libro è il rapporto tra le tre protagoniste, Marilù
rappresenta una generazione di donne che negli anni Settanta ha
cercato la libertà
personale anche
a costo di rompere con le aspettative tradizionali della maternità.
Angela è la figlia cresciuta dentro quella libertà ma incapace di
farne davvero qualcosa e per questo più ansiosa
e controllante.
Adelaide è
il punto di passaggio verso
il futuro, una ragazza che porta addosso le inquietudini
della contemporaneità ma
che durante quell'estate scopre una possibilità diversa di stare
al mondo. La libertà che Angela ha percepito come abbandono diventa
per Adelaide uno spazio in cui provare a costruire se stessa.
De
Gregorio scrive
con uno stile molto lineare e apparentemente semplice, un tipo di
prosa che nasce chiaramente dal suo lavoro giornalistico ma che nel
tempo si è trasformato in una forma di narrativa intima e
riflessiva.
Di
madre in figlia sembra
voler osservare le
relazioni, lasciando che siano i piccoli dettagli a suggerire il
significato delle cose.
Alla
fine della lettura rimane una domanda silenziosa che attraversa tutto
il libro: quanto
della nostra vita è davvero nostro e quanto invece è stato scritto
molto prima di noi.
In questo senso “Di
madre in figlia” non
è soltanto il racconto di un'estate tra una nonna e una nipote
ma una
meditazione delicata sulla libertà di cambiare il destino emotivo
che abbiamo ereditato.
Citazioni tratte da: Di madre in figlia di Concita De Gregorio
Sono misteriose le ragioni per cui lasciamo andare le persone che amiamo e che ci amano. È come se in qualche luogo oscuro volessimo sentirci abbandonati, come se facessimo in modo di esserlo – provocare l'abbandono – per poi patirne tutto il dolore e nel dolore trovare la forza di non voltarsi indietro.
La
vita intima delle nostre nonne è qualcosa a cui dobbiamo pensare con
compassione, ma anche con complicità.
Dev'essere stata dura,
però hanno saputo trovare il modo.
Quella
di quando pensi che tutto sia ancora possibile e lo è, tutto è
sempre all'improvviso e tutto è nuovo, inevitabile. Non ci si
oppone ai desideri, a certi almeno non si può.
(…)
Bisogna
mantenere il sorriso, vivere ancora e ancora. Vendicarsi con la vita
vivendo. Si impara la cosa più difficile: scegliere quello che il
destino ti impone come un atto di libertà, non come un castigo.
Scegliere come rispondere al destino è sempre possibile.
La cosa più umiliante della gelosia è che non puoi scegliere l'oggetto che la suscita.
La
sai una cosa? Se pretendi di cancellare un pezzo della tua vita, di
dimenticarlo, quello marcisce.
Resta dentro di te e marcisce, ti
avvelena va in setticemia, alla fine ti uccide. Non puoi cancellare
niente, devi con-servare tutto. Tu sei le tue circostanze, ha detto:
sei chi sei, sono le circostanze che ti hanno resa chi sei.
* Nelle citazioni riportate, non ci sono i riferimenti alle pagine, perché ho ascoltato il libro su Audible.

