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Il pacco, di massimolegnani

Il pacco, di massimolegnani

Il pacco

di massimolegnani



Quando bussarono alla porta, due colpetti di finta discrezione, Sebastiano Pistilli si alzò dalla seggiola del dopopranzo e andò ad aprire senza fretta. Vi fu un breve scambio di sguardi e poi un cenno di assenso col mento alla consegna del pacco.

Sebastiano andò direttamente dietro casa dove erano sterpaglie e un orto in abbandono e iniziò a scavare nella terra arida, dura come pietra.

Ad ogni colpo di pala ripensava ai troppi sì, detti con impotente riluttanza, che uno dopo l'altro gli avevano rovinato la vita. Il matrimonio con l'insipida Carmela, imposto da suo padre per questioni di buon vicinato e non solo per quelle, la promessa fatta a sua madre di non andarsene lontano, in un Nord che a lei spaventava ma che forse sarebbe stata la salvezza di suo figlio, e quegli altri tanti sì, inizialmente insignificanti, poi sempre più vincolanti, a chi con una mano qualcosa dava e con l'altra assai di più prendeva e pretendeva.

E adesso il pacco, accettato senza protestare, chiudeva l'accerchiamento di quei sì. Sebastiano lo seppellì senza che avesse avuto, prima, alcun desiderio di guardarci dentro, lui non voleva sapere, ma sapeva bene che cosa contenesse: sangue, tanto sangue, sotto forma di pistole ancora fumanti e di banconote rubate a caro prezzo.

Ricoprì la terra smossa con delle frasche, più che altro per nascondere a sé stesso il proprio fallimento, quel pacco gli pesava sulla coscienza come una pietra, ormai era diventato un complice, un criminale, senza averne la stoffa né la velleità. Ma d'altronde di stoffa non ne aveva mai avuta nemmeno per opporsi con dei no a quel percorso che altri gli avevano tracciato, primo fra tutti suo padre.

Prima di rientrare in casa passò davanti al vecchio ciliegio, ne accarezzò la corteccia, tastò qualche ramo come valutasse se nel caso avrebbe retto il suo peso morto.