Giovanni Pascoli a Barga. La vita di un poeta nella sua casa, di Gordiano Lupi, edito da Il Foglio Letterario e recensito da Katia Ciarrocchi
Giovanni Pascoli a Barga. La vita di un poeta nella sua casa – Gordiano Lupi – Il Foglio Letterario – Pagg. 65 - ISBN 9791256860654 – Euro 10,00
Recensione di Katia Ciarrocchi
Ho
iniziato a leggere Giovanni
Pascoli a Barga di Gordiano
Lupi,
aspettandomi un omaggio a Giovanni
Pascoli,
e invece, entrare in questo libro significa attraversare la soglia
della casa di Castelvecchio, sulle colline di Barga, il borgo toscano
che Giovanni
Pascoli scelse
come rifugio negli anni della sua maturità poetica. Gordiano
Lupi non
si limita a raccontarne la vita, ma cerca
di restituire il mondo nel quale quella poesia è nata,
fatto di campane, sentieri, castagni, silenzi e piccole abitudini
quotidiane. È un'operazione letteraria che rinuncia alla
cronologia per privilegiare l'atmosfera, affidando alla poesia il
compito di raccontare un uomo attraverso il luogo che più di ogni
altro lo ha definito.
Fin
dalle prime pagine si comprende che questo non è un libro pensato
per spiegare Pascoli,
ma per avvicinarvisi. Lupi immagina
il poeta nella sua dimensione più intima, lasciando che siano la
casa, la natura e gli affetti a costruirne il ritratto. Barga non
è soltanto un luogo geografico, ma diventa
il punto in cui la vita e la poesia finiscono per coincidere.
Non
è un caso che una delle immagini più efficaci dell'intero volume
sia racchiusa in pochi versi: “Tutto
questo lo chiamo poesia.” Questa
frase non descrive soltanto il paesaggio osservato “dall'altana”,
racchiude l'intera poetica pascoliana e, allo stesso tempo, spiega
il progetto di Gordiano
Lupi: la
poesia nasce dallo sguardo prima ancora che dalle parole.
Il
libro procede alternando componimenti poetici e pagine narrative,
fino a trasformarsi quasi in un dialogo con Giovanni
Pascoli.
L'autore sceglie una strada rischiosa, perché dare voce a uno dei
maggiori poeti italiani significa confrontarsi con un immaginario che
ogni lettore porta già con sé. Eppure, evita l'imitazione. Non
prova a scrivere come Pascoli,
ma prova a guardare il mondo attraverso Pascoli,
ed è una differenza sostanziale, che permette al libro di trovare
una propria identità senza cadere nell'esercizio di
stile.
L'impressione
è quella di assistere a una lunga passeggiata tra Castelvecchio e
Barga, dove ogni elemento del paesaggio diventa memoria. Le campane
che scandiscono il tempo, il Serchio che scorre sullo sfondo, il
profumo della cedrina, il castagno, gli animali domestici, la
presenza discreta della sorella Maria. Tutto contribuisce a
ricostruire quel piccolo universo domestico che Pascoli chiamava il
proprio nido.
Quando Lupi scrive:
“La
mia poesia, piccola e modesta, nasce nel nido…»”
non
sta semplicemente citando uno dei simboli più noti del poeta, sta
ricordando che, per Pascoli,
il nido non era una metafora letteraria, ma il luogo in cui cercare
una fragile possibilità di pace dopo una vita segnata dal dolore.
Il
dolore, del resto, non viene mai esibito, rimane sullo sfondo, come
una presenza costante che attraversa ogni pagina senza diventare
protagonista. La natura non serve a cancellarlo, ma a renderlo
abitabile.
Tra
i testi che più mi hanno colpito c'è quello dedicato al castagno,
simbolo di una civiltà contadina che Pascoli conosceva
profondamente. Lupi lo
trasforma in un'immagine di straordinaria forza evocativa: “Il
castagno tradito come Gesù dai suoi beneficati…”,
sono versi che parlano certamente dell'albero, ma anche del
rapporto tra uomo e natura, della memoria e dell'abbandono di un
mondo che appartiene sempre più al passato.
La
parte conclusiva rappresenta, a mio avviso, il naturale completamento
dell'intero percorso; la passeggiata per le vie di Barga non assume
mai il tono di una guida turistica. Diventa piuttosto un modo per
osservare i luoghi con gli occhi del poeta, mostrando quanto il
territorio abbia contribuito a costruire il suo immaginario. È
quasi impossibile terminare la lettura senza desiderare di visitare
Castelvecchio e la casa in cui Pascoli visse con Maria.
Naturalmente
questo volume non ha l'ambizione di sostituire una biografia né
uno studio critico sull'opera pascoliana. Il suo obiettivo è
diverso. Vuole creare un ponte tra il lettore e il poeta, affidando
alla suggestione ciò che altri libri affidano alla ricostruzione
storica. È una scelta che può sorprendere chi cerca un approccio
più documentario, ma che risulta coerente dall'inizio alla
fine.
Forse
il merito più grande di Gordiano Lupi è proprio questo: ricordarci
che alcuni autori si comprendono davvero soltanto entrando nei luoghi
che hanno abitato. Perché, a volte, una casa, un sentiero o il suono
di una campana riescono a raccontare un poeta meglio di qualsiasi
cronologia.

