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Avrei voluto scrivere di Dio, di Aurelio Zucchi

Avrei voluto scrivere di Dio, di Aurelio Zucchi

Avrei voluto scrivere di Dio

di Aurelio Zucchi



Avrei voluto scrivere di Dio

in un meriggio offeso dalla bruma

col mare a pochi metri che esitava

a farmi un cenno di saluto atteso.


Non c'era d'orizzonte alcuna traccia.

Nel grembo di quel cielo deformato

dovevo immaginar la linea astrusa

per esser certo almen di un'illusione.


Poi, quasi per prodigio inaspettato,

la calma dentro e fuori fu più densa

e mi permise introspezione cheta

nel volger del mio sguardo a riva e all'onda.


Ripristinata attorno l'armonia,

un sole stanco di non primeggiare

aveva ritrosia e s'attardava

nel prepararsi al rito del tramonto.


Esplose la bellezza nel mio cielo

unito al mare e pur da lui diviso

con una retta linea finalmente

ignara forse del mio gran stupore.


M'apparve in quel meriggio una gran scia,

sull'acqua vidi d'una luce un fascio

con dentro inciso un bel sorriso eterno.

Avrei voluto scrivere di Dio…


Da Versanti di-versi (edito in proprio, 2025)