La perla, di John Steinbeck, edito da Bompiani e recensito da Katia Ciarrocchi
La perla – John Steinbeck – Bompiani – Pagg. 112 - ISBN 9788830154544 – Euro 12,00
Recensione di Katia Ciarrocchi
Prima
di entrare nel merito de La
perla mi
è stato inevitabile guardare questo libro attraverso il ricordo
di Uomini
e topi di John Steinbeck che
più di ogni altro mi aveva conquistata. Lì avevo trovato una
scrittura essenziale ma capace di racchiudere un'intensità emotiva
straordinaria, personaggi che sembravano respirare sulla pagina e una
storia che, pur nella sua apparente semplicità, continuava a
risuonare anche molto tempo dopo aver chiuso il libro. È stato
quindi naturale avvicinarmi a questa novella con aspettative forse
troppo alte, aspettative che, almeno per me, non sono state
completamente soddisfatte.
La
perla narra
la storia di Kino, un pescatore che conduce un'esistenza semplice
insieme alla moglie Juana e al piccolo Coyotito. Quando il figlio
viene punto da uno scorpione, la disperazione della famiglia si
scontra con l'indifferenza di un mondo in cui perfino le cure hanno
un prezzo che i poveri non possono permettersi. Il ritrovamento di
una perla enorme sembra allora rappresentare la possibilità di
cambiare il proprio destino, di garantire un futuro diverso al figlio
e di conquistare finalmente quella dignità che fino a quel momento
era stata loro negata. Quella
che nasce come una speranza di riscatto, però, finisce lentamente
per trasformarsi in qualcosa di molto diverso.
Fin
dalle prime pagine si percepisce come Steinbeck non
sia interessato tanto alla vicenda in sé, quanto al significato
simbolico che essa porta con sé. La perla non è soltanto un oggetto
prezioso, ma diventa il punto attorno al quale ruotano desideri,
paure, ambizioni e violenze. È il momento esatto in cui un sogno
smette di appartenere soltanto a chi lo ha immaginato e diventa il
bersaglio delle aspettative e dell'avidità di tutti coloro che gli
stanno intorno.
Mostra con grande lucidità quanto
il denaro non cambi semplicemente la condizione economica delle
persone, ma finisca per modificare il loro modo di guardare il
mondo e,
soprattutto, gli altri. La
perla non
crea l'avidità, ma la rende visibile, porta alla luce ciò che era
già presente, anche se nascosto. Chi prima ignorava Kino
improvvisamente si interessa a lui, chi mostrava indifferenza diventa
premuroso solo perché intravede un possibile guadagno. Persino i
rapporti umani sembrano perdere autenticità nel momento in cui il
denaro entra in scena, come se ogni gesto dovesse essere misurato
sulla base dell'interesse personale.
La
perla conserva
ancora oggi una sorprendente attualità; cambiano
le epoche, cambiano gli oggetti del desiderio, ma resta immutata
quella tendenza tutta umana a lasciarsi sedurre dall'idea che la
ricchezza possa risolvere ogni problema. Steinbeck sembra
suggerire che il vero pericolo non sia possedere qualcosa di
prezioso, ma permettere che quel possesso ridefinisca la nostra
identità e il nostro modo di interpretare la realtà. La
perla nasce
come promessa di libertà e finisce invece per diventare una
prigione, trasformando
il sogno di una vita migliore in una continua fonte di paura e
diffidenza.
Pur
riconoscendo la forza di questi temi, devo ammettere che la lettura
mi ha coinvolta meno di quanto sperassi. Ho avuto spesso la
sensazione che la componente simbolica prendesse il sopravvento sulla
narrazione, lasciando in secondo piano il coinvolgimento
emotivo. Steinbeck costruisce
volutamente una parabola, rinunciando alla profondità psicologica
dei personaggi per renderli figure quasi universali, ma proprio
questa scelta, che molti considerano uno dei punti di forza
dell'opera, nel mio caso ha creato una certa distanza. In diversi
momenti ho percepito il racconto come dispersivo, non tanto nella
trama, che resta lineare, quanto nel modo in cui il simbolismo
finisce per prevalere sull'esperienza umana dei protagonisti.
La
perla non
è il romanzo di Steinbeck che
porto maggiormente con me, ma è certamente uno di quelli che invita
a fermarsi e a chiedersi quale
sia il prezzo che siamo disposti a pagare quando iniziamo a credere
che il valore della nostra vita dipenda dal valore di ciò che
possediamo.
Citazioni tratte da: La perla di John Steinbeck
Nella sua testa una nuova canzone era nata, la Canzone del Male, la musica del nemico, di tutti gli avversari della famiglia, una selvaggia segreta, minacciosa melodia, sotto la quale la Canzone della Famiglia piangeva in un lamento. (pag 9)
Una città è come una bestia coloniale. Una città ha un sistema nervoso e una testa e spalle e piedi. Una città è una cosa distinta da tutte le altre, così che non vi sono due città che siano eguali. Una città è un nodo di emozioni. (pag 27)
Poiché sta scritto che gli uomini non sono mai sazi, che se date loro qualcosa essi vogliono qualcosa di più. E questo lo si dice per disprezzo, mentre è una delle più belle doti della specie, quella che ha reso superiore l'uomo agli animali, che si accontentano di quel che hanno. (pag 31)

