Amata, di Ilaria Bernardini, edito da HarperCollins Italia e recensito da Katia Ciarrocchi
Amata – Ilaria Bernardini – HarperCollins Italia – Pagg. 144 – ISBN 9791259854933 – Euro 17,00
Recensione di Katia Ciarrocchi
Amata di Ilaria
Bernardini è
un romanzo breve ma densissimo, perché non è soltanto un libro
sulla maternità, come potrebbe sembrare a prima vista. In realtà è
un romanzo sulla solitudine
delle scelte,
su quanto possa
essere fragile la libertà di una donna quando
il suo corpo diventa terreno di aspettative, giudizi e proiezioni
collettive.
La
narrazione alterna le voci di due donne che non si conoscono e che
sembrano vivere esistenze lontanissime. Nunzia ha diciannove anni, è
una studentessa universitaria e si ritrova incinta dopo una relazione
senza futuro. La gravidanza arriva come qualcosa di inatteso e
ingombrante, una presenza che cresce mentre il resto della sua vita
sembra restringersi. Non riesce a parlarne con nessuno, perché ogni
parola le
appare già carica
di giudizio.
Quando scopre di essere incinta è ormai troppo tardi per
interrompere la gravidanza, e quella che dovrebbe essere un'attesa
si trasforma in uno smarrimento profondo, quasi in una sospensione
della propria identità.
Dall'altra
parte c'è Maddalena, una donna adulta, un'ingegnere, una moglie
che da anni desidera un figlio. La
maternità per
lei è un progetto continuamente rimandato e ogni tentativo
fallito lascia
una traccia di frustrazione e
di senso di inadeguatezza.
Il suo corpo sembra non collaborare con il desiderio e questa
distanza tra ciò che vorrebbe e ciò che accade alimenta una ferita
silenziosa che si allarga nel tempo. Quando lei e suo marito
intraprendono il percorso dell'adozione la speranza torna a farsi
strada, ma anche questa possibilità è attraversata da paure, da
attese e da incertezze.
Le
due storie scorrono parallele fino
a incontrarsi in un gesto che rappresenta il cuore del romanzo.
Nunzia, dopo il parto, lascia la neonata in una culla per la vita,
uno spazio anonimo e protetto dove una madre può affidare il proprio
bambino senza rivelare la propria identità. Quella stessa bambina
entrerà poi nella vita di Maddalena, chiudendo
il cerchio di due maternità opposte che
finiscono per toccarsi senza mai incontrarsi davvero.
La
forza del romanzo sta proprio in questa struttura
speculare. Bernardini mette
una di fronte all'altra due esperienze che la società tende a
leggere in modo netto e definitivo. Da una parte la donna che non
vuole essere madre, dall'altra quella che desidera un figlio con
tutte le sue forze. In teoria dovrebbero rappresentare due poli
opposti e quasi inconciliabili. Nella pratica del romanzo invece
condividono lo stesso sentimento di fondo, una
solitudine che nasce dallo scarto tra ciò che si prova e ciò che il
mondo intorno si aspetta.
Nunzia
vive la gravidanza come un intrappolamento e non trova uno spazio in
cui esprimere il proprio rifiuto senza essere giudicata. Maddalena,
al contrario, vive l'assenza di un figlio come una mancanza che la
fa sentire incompleta. La
prima viene condannata, la seconda compatita, ma entrambe restano
isolate, esposte
a uno sguardo sociale che sembra sapere sempre cosa dovrebbe essere
una donna. La maternità non è il vero centro, Bernardini racconta
piuttosto come le scelte femminili vengano osservate e giudicate
senza considerare le storie che le rendono possibili.
La
scrittura ho uno
stile limpido e diretto che
privilegia l'introspezione rispetto alla costruzione di una trama
complessa. Le frasi scorrono con naturalezza e la lingua rimane
essenziale, quasi trasparente, come se Bernardini volesse
togliere ogni elemento superfluo per lasciare spazio alle emozioni
dei personaggi. Il ritmo è intimo e riflessivo, fatto più di
pensieri e percezioni che di azioni. Non accadono molte cose in senso
narrativo, ma
accade molto dentro le coscienze delle protagoniste.
La
brevità del libro e la sua concentrazione emotiva mi hanno
catturata, Amata è
un romanzo che punta sulla capacità di condensare
un conflitto morale complesso in una narrazione essenziale.
Alla
fine della lettura rimane soprattutto un tumulto
interiore,
perché non esiste davvero una scelta giusta quando si parla di
maternità, in quanto ogni
decisione porta con sé una perdita, una frattura, una forma di
solitudine. Bernardini mette
il lettore davanti alla complessità dell'esperienza umana, e lo fa
veramente molto bene!

