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Forte Cherle, di Renzo Montagnoli

Forte Cherle, di Renzo Montagnoli

Forte Cherle

di Renzo Montagnoli



Ero consapevole delle numerose fortificazioni austriache a difesa degli altopiani di Folgaria e di Lavarone, ma quando mi imbattei in Forte Cherle fu un incontro del tutto casuale, perché era inverno e lì, molto vicino almeno, iniziava una pista da fondo, che rammento molto bella. Fu in quell'occasione che mi accorsi dell'imponente costruzione, peraltro in rovina, e rinviai una visita della stessa all'estate successiva, almeno l'esterno e quanto in sicurezza si poteva vedere dell'interno. Come sempre, preparai l'escursione a questo forte, cercando notizie, non solo verbali; tuttavia correvano gli anni ‘80 e internet era ancora di là da venire, così che le informazioni risultarono scarse. Fu solo nella prima decade del corrente secolo che, per un'ulteriore visita, potei trovare sul web quanto potesse appagare la mia curiosità.

Questa è un po' la storia che mi ha portato a conoscere, per quanto possibile, forte Cherle, che gli austriaci chiamavano werk San Sebastiano, e non a torto, perché la struttura sorge a un'altitudine di 1.445 metri s.l.m. in località Primo Costa, a sud della frazione San Sebastiano nel comune di Folgaria.

L'opera fu una delle ultime a essere realizzate, risultando quindi più moderna e in grado, come robustezza, di contrastare i grossi calibri italiani collocati nel vicino forte di Campomolon. I lavori iniziarono nel 1909 e furono completati nel 1914 su progetto dell'Ing. Tenente dello Stato Maggiore del genio militare Eugen Luschinski. Si ottenne così, anche per adattarla al terreno, una strana costruzione, una specie di triangolo isoscele, cinto da un fossato, di circa 200 metri per lato e con una base più ridotta di 100 metri; come di consueto c'è un avancorpo a proteggere l'entrata, mentre le casematte sorgono su due piani su una lunghezza di 80 metri e una larghezza di 16 metri.

Quando ormai c'erano certezze sull'imminente guerra con l'Italia si pensò bene di incrementare la robustezza con ulteriori gettate di calcestruzzo il cui spessore arrivò a cinque metri.

L'armamento principale era costituito da quattro obici da 100 mm. Mod. 9 in cupole girevoli, sotto le quali sono ricavate le riservette delle munizioni e ogni parte del forte è collegata o da stretti e robusti camminamenti, o da corridoi interni.

La guarnigione era composta dal comandante (capitano Edmund Proksch), da 180 artiglieri e da una cinquantina di Landschutzen, una fanteria che sarebbe servita a respingere a eventuali puntate offensive delle nostre truppe, che però non si verificarono. Disponeva di illuminazione, il rifornimento di acqua avveniva tramite una condotta ed era collegato otticamente con i forti Belvedere, Luserna, sommo Alto, con le centrali di Monte Rust, con stazione ottica del Goaz Covel e con la centrale del Monte Cornetto.

La posizione è strategicamente felice, perché consente un ampio controllo dell'alta Val d'Astico e per parare un eventuale attacco proveniente da questa. Proprio per questo motivo diventò uno dei bersagli preferiti dai cannoni italiani di Forte Campomolon; caddero sullo stesso diversi proiettili da 280 mm., che fecero qualche danno, senza intaccare irrimediabilmente la struttura, tanto che nel corso della notte si provvedeva alle necessarie riparazioni.

Per arrivarci occorre procedere da Folgaria alla frazione Costa e da lì al passo del Sommo, in cima al quale si gira a destra per la strada provinciale dei Fiorentini fino all'Albergo Cherle, dove si trova un bel parcheggio; da lì, a piedi, su un sentiero molto agevole, sono poche centinaia di metri.

Una raccomandazione è d'obbligo: poiché, finito il conflitto fu in parte demolito per recuperare il ferro, per poi rabberciarlo in epoca più recente, è consigliabile esaminare l'opera dall'esterno, evitando di avventurarsi all'interno, tranne nei primi tratti coperti. Nei dintorni ci sono altri punti interesse, quali la scala dell'imperatore, composta da circa 200 gradini in pietra, in cima alla quale c'era l'ospedale militare di Val Fredda, mentre alla base era stato riservato un idoneo posto per le sepolture.



Fonti:


Cherle;


Visit Trentino;


Trentino Grande Guerra.



Ospitalità in zona:


Alpe Cimbra




Nota: Le foto a corredo sono state reperite in diversi siti Internet