I malviventi, di Francesco De Carlo, edito da Rizzoli e recensito da Katia Ciarrocchi
I malviventi – Francesco De Carlo – Rizzoli – Pagg. 336 – ISBN 9788817199636 – Euro 18,50
Recensione di Katia Ciarrocchi
Malviventi,
mal-viventi, mal di vivere.
I
malviventi di
Francesco De Carlo,
pubblicato da Rizzoli nel 2026, è arrivato tra le mie mani grazie a
mio figlio, che me lo ha regalato dopo essere andato ad assistere a
uno spettacolo dell'autore. Conoscevo De
Carlo soprattutto
come comico e stand up comedian e proprio questa provenienza, così
distante almeno in apparenza dalla narrativa, ha accompagnato le
prime pagine con una certa curiosità, perché volevo capire che cosa
sarebbe accaduto alla sua comicità una volta affidata non al tempo
immediato della battuta, ma allo spazio più ampio di un romanzo.
La
risposta è arrivata attraverso una storia che si lascia leggere con
una facilità quasi disarmante e che, pagina dopo pagina, porta molto
più lontano di quanto il suo tono iniziale lasci immaginare. I
malviventi attraversa
il crime, il grottesco e la commedia senza appartenere completamente
a nessuno di questi territori, trovando
proprio nella contaminazione tra registri diversi la sua voce più
riconoscibile.
Il
centro di tutto è Vito,
quarantenne del Portuense che il quartiere ha sempre considerato lo
scemo, un uomo goffo, ingenuo e incapace di riconoscere fino in fondo
la crudeltà di chi gli sta intorno. Vito è stato deriso, umiliato e
usato così a lungo che persino il bullismo sembra essere diventato
per lui una forma possibile di relazione, tanto da continuare a
considerare quasi un amico Sgarro, uno degli uomini che maggiormente
lo tormentano. Un'operazione agli occhi e soprattutto l'incontro
con Carolina finiranno però per cambiare la sua vita.
La
trasformazione di Vito comincia proprio dalla vista e la scelta non
sembra casuale. Per anni ha guardato il mondo attraverso lenti
spesse, mentre gli altri hanno visto in lui soltanto lo
scemo del quartiere,
fino a far coincidere quella definizione con la sua intera persona.
L'operazione agli occhi modifica il suo aspetto, ma incrina anche
un'identità che sembrava stabilita una volta per tutte. Vito
comincia a vedere meglio nello stesso momento in cui gli altri sono
costretti a guardarlo diversamente,
e da quel momento diventa sempre più difficile capire quanto
dell'uomo conosciuto fino ad allora appartenesse davvero a lui e
quanto, invece, al ruolo che gli era stato assegnato.
Poi
arriva Carolina,
apparentemente lontanissima da Vito, figlia di un uomo ricco e
potente, è cresciuta in un ambiente in cui non manca nulla, almeno
secondo i parametri con cui siamo abituati a misurare una vita
riuscita. Eppure, Carolina
vive male quanto Vito,
anche se il suo disagio è più facile da nascondere. La morte del
fratello grava ancora su di lei e sulla sua famiglia, mostrando
quanto il privilegio possa proteggere dalle difficoltà materiali, ma
non dal dolore né dall'infelicità.
Proprio
qui il titolo rivela la sua ambiguità più interessante, poiché i
malviventi sono certamente coloro che infrangono la legge, ma sono
anche, letteralmente, i mal-viventi, quelli che vivono male,
e procedendo nella storia diventa sempre più difficile stabilire chi
possa davvero considerarsi estraneo a questa definizione. Il mal di
vivere attraversa il romanzo senza assumere sempre la forma della
sofferenza evidente, perché talvolta si nasconde dietro il denaro,
altre volte dietro la violenza o una reputazione rispettabile, mentre
in Vito prende la forma paradossale di un uomo che sembra quasi non
possedere gli strumenti per riconoscere pienamente la propria
infelicità.
Vito,
trascinato dagli eventi e dal desiderio di proteggere Carolina,
arriva a oltrepassare un limite che impedisce di considerarlo ancora
soltanto una vittima. L'amore può spiegare ciò che lo spinge ad
agire, ma
non può trasformarsi in un'assoluzione morale,
perché amare qualcuno non rende giusto tutto ciò che siamo disposti
a fare per lui. De
Carlo riesce
però a creare un cortocircuito difficile da ignorare, sappiamo che
Vito è colpevole e continuiamo a parteggiare per lui, perché l'uomo
che arriva a uccidere non cancella quello ingenuo, goffo e innamorato
che abbiamo conosciuto. Condanniamo
ciò che ha fatto senza riuscire a condannare interamente chi lo ha
fatto,
e proprio in questa distanza tra l'azione e la persona il confine
tra vittima e colpevole perde quella nettezza che vorremmo
attribuirgli.
Ho
sorriso più volte proprio quando non avrei dovuto,
perché De Carlo sa trovare il comico dentro il dramma senza rendere
meno serio ciò che sta raccontando. Alcune situazioni mi sono
sembrate eccessive e non sempre è facile capire se l'improbabilità
appartenga al grottesco cercato da De
Carlo o
se la trama abbia semplicemente forzato troppo la mano. A tenerla
insieme sono soprattutto i personaggi, così
ben caratterizzati da rendere credibile anche ciò che accade quando
la storia lo è un po' meno.
Vito e Carolina rimangono al centro, ma Sgarro, Benedetto, il
sacerdote del quartiere, la giornalista e l'ispettrice hanno
ciascuno una presenza precisa, mentre persino il fratello morto di
Carolina continua a esistere nel vuoto lasciato nella sua famiglia.
Nessuno sembra essere stato inserito soltanto per far avanzare la
vicenda e, attraverso di loro, anche il Portuense prende forma come
un luogo vissuto, nel quale le
persone finiscono per appartenersi persino quando si fanno del
male.
Ho
divorato I
malviventi e
mi è piaciuto mentre lo leggevo, ma lasciarlo
sedimentare per qualche giorno me lo ha fatto apprezzare ancora di
più,
quando la corsa della trama ha lasciato spazio a ciò che il romanzo
aveva messo in movimento. Il finale aperto, lascia Vito in un punto
della sua storia dal quale vorrei vederlo ripartire. Spero
che De Carlo abbia intenzione di scrivere un seguito, perché io non
sono ancora pronta a lasciare andare questo improbabile
malvivente.
Tra
il malvivente e il mal-vivente rimane lo spazio incerto di una
persona, e forse comprendere qualcuno significa anche rinunciare
all'illusione che una sola parola possa contenerlo interamente. Una
lettura che consiglio, senza troppe esitazioni.
Citazioni tratte da: I malviventi di Francesco De Carlo
Non c'è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo. (pag 61)
Perchè in questa selva di belve feroci, anche un pollo deve farsi volpe. E da preda diventare predatore. (pag 74)

