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Sulla soglia, di Franca Canapini, edito da Isolario e recensito da Maria Carmen Lama

Sulla soglia, di Franca Canapini, edito da Isolario e recensito da Maria Carmen Lama

Sulla soglia – Franca Canapini - Isolario Edizioni – Pagg. 168 – ISBN 9791282439480 – Euro 16,00

 

 

Recensione di Maria Carmen Lama

 

 

Franca Canapini, poetessa e scrittrice, mi ha felicemente colpita con il suo nuovo romanzo Sulla soglia, Isolario Edizioni 2026. Già il titolo incuriosisce perché evoca due possibilità, il prima e il dopo o anche un mondo e poi un altro e stare sulla soglia consente di avere contemporaneamente due visioni panoramiche. Il che si configura per lo più come una ricchezza dal punto di vista formativo, una crescita personale, sociale, emotiva, culturale…

Iniziare la lettura del romanzo con questa chiave interpretativa in mente, mi ha coinvolto in modo particolare perché la categoria della soglia un po' mi appartiene: sono figlia naturale del sud e figlia adottiva del nord, abbraccio i miei due mondi ormai da più di mezzo secolo. 

Il romanzo in questione è stato per me una nuova rivelazione, per diversi motivi che proverò a evidenziare.

Come spesso accade nell'età post-adolescenziale, ci si trova a decidere cosa fare della propria vita, in che modo inserirsi nella realtà sociale e professionale e prima ancora si cerca la propria identità per indirizzarla verso ciò che le è più congeniale. Non sempre si riesce ai primi tentativi. A volte occorrono anni di continui cambiamenti prima di potersi ritenere soddisfatti delle proprie scelte.

È un po' quel che è accaduto al protagonista di questo originale romanzo della Canapini.

Adriano è ben inserito nel suo habitat, un caratteristico borgo della Toscana, dove vive con la famiglia in una situazione di normale agiatezza. Non gli manca l'affetto di una ragazza con cui condivide esperienze e sintonie relazionali. 

La sua è una vita serena, in qualche modo già orientata verso la formazione di un suo nuovo nucleo familiare con questa ragazza semplice, dai modi gentili e soprattutto intelligente e bella.

Ma non sempre i progetti che si cerca di realizzare da giovani hanno un percorso lineare. A volte nuove occasioni inattese, forse neppure mai immaginate, possono ribaltare il senso dei propri desideri, imporre (quasi) nuove coordinate e proiettare la vita in un altrove sconosciuto, tutto da interpretare!

 

È così che Adriano insegue un nuovo sogno, rivelatosi alla fine una chimera, con tanto di disillusione e completo disorientamento. 

La nuova esperienza che gli fa vivere Eva, una bionda milanese, è esaltante, ma Adriano è cauto, inizia a osservare prima di buttarvisi a capofitto, si pone in una prospettiva di distanziamento per avere una visione d'insieme e, pur condividendo le finalità delle proposte di Eva e del gruppo dei suoi amici, non riesce a interiorizzare a fondo le modalità dell'agire comune. 

 

Negli anni delle contestazioni giovanili, molti aspetti della vita sociale, scolastica, lavorativa, familiare e di costume, vengono vissuti come costrittivi e superati (eufemismo, per non dire “vecchiume da sradicare”).

Adriano accoglie tuttavia questa nuova esperienza, pur di stare con Eva.

Il romanzo offre una approfondita caratterizzazione dei personaggi che ruotano attorno ad Adriano, in particolare di Eva che, a sua volta, diventa il fulcro attorno a cui si svolge la nuova vita di Adriano. Oltre a ciò, il romanzo non trascura lo sfondo socio-culturale che tanto impegna i giovani, e lo descrive con una finezza di linguaggio che sfiora gli eventi con tale naturalezza da farli apparire quasi una consuetudine…

Noi lettori veniamo immersi nella vita di Adriano attraverso i suoi stessi ricordi.

Quasi all'epilogo della sua vita, (come accade generalmente a cominciare da una certa età in cui si guarda al piccolo spazio che separa ciascuno di noi dal temuto traguardo), Adriano rispolvera lo spazio più lungo già attraversato, come per trarne nuova linfa per il tempo che rimane.

Anche questo lavorìo interiore del protagonista che si offre per gradi e con delicatezza, commuove il lettore. C'è una attenzione particolare della scrittrice a lasciare vivere al protagonista un suo equilibrio, sia cognitivo che emotivo. Adriano riattraversa e ri_conosce (!) la propria storia muovendosi tra passato e presente.

Una misteriosa presenza che lo accompagna nei passaggi più “di svolta” dei suoi ricordi non gli insinua né il dubbio che la sua mente vacilli, né la paura di stare inventando una figura fantasmatica attraverso possibili allucinazioni. Adriano rivive “davvero” tutta la sua vita.

 

È la scoperta finale che lo spiazza completamente, così come disorienta del tutto chi legge, perché arriva inattesa. Ma è un disorientamento piacevole: c'è un vero e proprio colpo di genio, che smonta la struttura narrativa comune del romanzo come ci si aspetta che sia: un narratore in carne e ossa, che può essere lo stesso scrittore o il protagonista o una terza persona.

 

La scrittrice ha saputo intrecciare in modo originale i personaggi, le loro storie di vita, la finzione con la realtà (letteraria, a sua volta finzione o tratta da qualcosa accaduto davvero)

Ha delineato molto bene le emozioni vissute dai personaggi e i loro sentimenti e ha dato rilevanza a una condizione di fragilità della mente del personaggio principale che è stata un mezzo concreto di coerenza con le sue visioni e con il finale a sorpresa.

La scelta del narratore, molto originale, si pone in questo tessuto narrativo.

 

Qui è la scrittrice che veste i panni di tutti e tre i soggetti sopra menzionati. Naturalmente non svelerò come e perché questo possa avvenire, occorre leggere il romanzo per scoprirlo. E sarà una scoperta che scardina le certezze proprio perché inattesa e originale.