Il passato, all段mprovviso, di Ernesto Flisi
Il passato, all'improvviso
di Ernesto Flisi
Era almeno mezz'oretta che girava per quel mercatino del riuso in quel pomeriggio di una domenica di maggio, senza trovare nulla di particolarmente interessante. Vera teneva per mano Kevin, sempre piu spazientito e capriccioso. 溺amma mi avevi promesso il gelato! Quando andiamo a prenderlo?�. 典ra poco; c'e una gelateria dall'altra parte della piazza�, illudendosi cosi di tirare un po' sul tempo, ma sapeva che non poteva durare molto a lungo. Ad un certo punto le cadde l'occhio su un banchetto di un rivenditore un po' colorito, sia per il vestiario che per i tanti tatuaggi. Esponeva
tra le tante cianfrusaglie diversi album fotografici provenienti probabilmente dallo svuotamento di case vendute o abbandonate e perlopi� databili ai primi decenni del secolo scorso. L'acquisto di uno che le pareva particolarmente interessante, anche per l'eleganza del raccoglitore, fu presto fatto, a prezzo molto modico.
Del resto con Kevin che pestava non si poteva avere tanto tempo per valutare.
Arrivata a casa, salut� Kocis che era concentrato su un videogioco alla playstation e che neanche rispose al suo saluto. 撤ap�, giochiamo insieme?�, chiese Kevin. 泥ai, prendi l'altro joystick�.
Intanto che la sala era invasa da rumori, da scoppi, da colpi di mitraglia, Vera chiuse la porta e si rec� in cucina. La cena era ancora lontana e perci� diede una prima scorsa al suo acquisto. Man mano che sfogliava l'album si sentiva soddisfatta, le piaceva. Aveva trovato un che di famigliare, si capiva che vi era esposta la storia otografica di una famiglia benestante, probabilmente di possidenti agrari che dimostravano una certa agiatezza. Lo si ricavava dai vestiti, e dai mobili che facevano da sfondo.
Ad un tratto si arrest� davanti a una splendida foto di famiglia. Al centro, seduti, marito e moglie; lei col fazzoletto nero in testa e lui coi baffoni e, in bell'evidenza, la catena dell'orologio a cipolla nascosto nel taschino del panciotto. Di fianco a loro, sempre seduti, una suora da una parte e una giovane dall'altra. Schierati, dietro, sette uomini in piedi. Sullo sfondo la casa con le inferriate alle finestre e la porta principale ad arco.
Ne rimase colpita, ma poi guardando bene bene, comincio a sentire una forte emozione�ma quelli erano i suoi bisnonni! Scorse ripetutamente tutto il raccoglitore e i dubbi divennero certezza.
Vera non li aveva mai conosciuti, la famiglia si era dispersa e buona parte trasferita in citta e in paesi lontani tra loro. La nonna Agnese, con la quale aveva passato molti anni d'infanzia, le aveva raccontato molto dei suoi bisnonni Rosina e Poldo, le aveva parlato della loro famiglia, della vita dei campi, della possessione 鏑a Vecchia Rovere� nella quale abitavano, nella Bassa, dove l'argine del fiume e talmente alto che supera i tetti delle case del paese addossato.
Quando la nonna raccontava, Vera sembrava distratta, irrequieta, tirava la coda al gatto, che reagiva con un miagolio acuto, saliva e scendeva dalle sedie per andare a prendere i biscotti nello stipetto in alto, insomma ad Agnese sembrava di sprecare fiato, mentre la nipotina, apparentemente distratta, recepiva tutto, come una spugna.
Anche Agnese, dopo il matrimonio, si era trasferita in citt�. La 天ecchia Rovere� era stata venduta, con tutta la mobilia e gli attrezzi. Negli appartamenti di citt� non potevano essere trasferiti quegli enormi armadi, quel lungo tavolo di legno, quei letti antichi in ferro battuto, con la testiera sormontata da un ovale sul quale erano raffigurate rose dai vivaci colori. E poi era roba vecchia che nessuno pi� voleva. Aveva pero insistito per portare con s� una poltrona fatta di corda, di carice e di vimini, per la quale i nipoti la deridevano. In effetti non era molto comoda. Vuoi mettere le moderne poltrone girevoli, con relax e piegamenti dello schienale? Per Agnese pero era come avere qualcosa che le ricordava la sua infanzia, i fossati che delimitavano i campi, il gracidare delle rane d'estate, soprattutto un mondo i cui valori famigliari voleva trasmettere ai nipoti, ma sembrava, e forse era, un'impresa
impossibile.
溺amma e pronta la cena?�, chiese Kevin dischiudendo parzialmente la porta della cucina. Vera, planata sulla realt�, rispose con un attimo di ritardo:� Tra poco�. In effetti erano ormai le diciannove e trenta. Meno male che al mattino aveva preparato qualcosa anche per i giorni successivi, perch� l'indomani sarebbe iniziata un'altra settimana di lavoro.
La cena, con la televisione accesa, fu veloce e di non molte parole, se non fosse stato per i capricci e le petulanze di Kevin.
Andarono tutti a letto presto, tranne Vera che si era trattenuta al pc a fare delle ricerche, diceva lei, senza che gli altri due le chiedessero di cosa.
Piu tardi dalla stanza da letto: 鼎osa fai li, non vieni?�, chiese Kocis. 鉄i, vengo�. Dopo mezz'ora tutto sembrava tranquillo in quell'appartamento al quinto piano. Solo, attutiti dai doppi vetri, giungevano quasi impercettibili i rumori delle auto della strada sottostante e, a cadenze piu lunghe, lo sferragliare degli ultimi tram.
Il marito poi russava come un mantice, nella sua stanzetta il bambino dormiva beatamente, forse sognando un altro gelato, pi� grande di quello che aveva scelto alla gelateria della piazza, ma Vera non dormiva: l'ondata dei ricordi le provocavano insonnia.
Ad un certo momento, scivol� lentamente dal letto, al buio, a tentoni, guadagno l'uscita dalla stanza da letto. Chiuse lentamente la porta e fu in un balzo in cucina. Accese un'abat-jour, tir� fuori dal cassetto il raccoglitore, si mise di nuovo a sfogliare pi� volte le foto, poi sedette al pc e cominci� la ricerca con Google earth e maps della 天ecchia Rovere�. Sapeva che era nella Bassa, ma non precisamente dove. C'era ancora?... Alla fine la trov�. La vide circondata da distese di campi di granoturco, vicino un enorme impianto di biogas, tutto il caseggiato aveva i tetti sfondati (溺eglio, cosi non si paga l'IMU�, avranno pensato i proprietari). Della vecchia rovere, che aveva dato il nome alla casa padronale, neppure la traccia, perch� le piante sottraggono sostanze alle coltivazioni.
Infatti l'arboratura che un tempo delimitava le propriet� agricole era praticamente assente. L'argine era li, asfaltato e percorso da biciclette in clima festivo.
Ripens� ai racconti della nonna Agnese. Cosa era rimasto delle grandi lavorate per 斗a b"ugada�, per pulire e lucidare i pavimenti e i mobili in occasione della festa del patrono San Michele, quando si chiamavano a pranzo i parenti e tutti si radunavano su quel tavolone della cucina, attorno al quale si restava quasi fino a sera?
Chi ricordava i preparativi dei giorni precedenti? Chi aveva memoria della fatica della mietitura e della trebbiatura con la grande festa finale sotto il portico? E la grande aia sulla quale veniva steso il grano a seccare, un gioco per i tanti bambini che facevano a gara a strisciare i piedi per rimescolarlo nelle ore pi� assolate, quando gli adulti facevano un riposino e loro non volevano? Chi ricordava le giornate della vendemmia, per la quale si chiamavano in aiuto donne del paese ed era un continuo canto sotto i filari? E poi l'odore acre del mosto, le tinozze, i tini, il torchio e le botti? Altre fatiche, tante fatiche, ma anche tante feste.
Tutto sparito, tutto dimenticato.
A volte qualche parente capitava in citt�, o di passaggio o per lavoro.
Ci si incontrava al bar sotto casa, per un caff� o un aperitivo, parlando del pi� o del meno o del nulla. Poteva anche capitare talvolta di ritrovarsi al cimitero del paese il 2 novembre, davanti alla cappella di famiglia, ma tante chiacchiere generiche, preghiere nessuna.
Vera in quella notte silenziosa e unica era tornata a vivere quel mondo, con l'eco dei racconti della nonna Agnese. La sconfortava il pensiero di come nella vita ci si arrabatti, si profondano energie e risorse economiche per la casa nella quale si abita, magari la casa dei nostri padri e dei nostri nonni, ma tutto poi si dissolva, si disperda, spesso persino la memoria.
Intanto il cielo stava schiarendosi, sentiva gli uccelli chiacchierare sui rami dei tigli del viale, il loro profumo si diffondeva nell'aria, sulla strada i lampioni erano ancora accesi.
Ne approfitt� per distendersi un attimo sul letto, anche se ormai era l'alba.
Nessuno in casa si accorse di nulla.
Da La sveglia di Erminio e altri racconti (Quaderni della Fondazione Daniele Ponchiroli, 2025)

