La città dalle finestre chiuse, di Sara Notaristefano, edito da Les Flâneurs e recensito da Katia Ciarrocchi
La città dalle finestre chiuse – Sara Notaristefano - Les Flâneurs - Pagg. 362 – ISBN 9791254512326 – Euro 20,00
Recensione di Katia Ciarrocchi
Gia
dalle prime pagine di “La
città dalle finestre chiuse”
di Sara
Notaristefano mi
fa fatto piangere tutte le mie lagrime perché non lascia spazio a
preparazioni: Gabriella, tredici anni, si lancia dal nono piano
davanti alla scuola. Da quel momento il racconto si costruisce
attorno a ciò che resta, non tanto per ricostruire un fatto
quanto per
misurare l'assenza che produce.
La madre, il padre, lo zio, il fratello più piccolo provano a
orientarsi dentro un dolore che non trova una forma stabile, che non
si lascia spiegare e che, proprio per questo, continua a
interrogare.
Gabriella
non è una figura marginale, è una ragazza seguita, brillante,
inserita in un contesto familiare che non presenta crepe evidenti. La
frattura è interna e
riguarda il modo in cui Gabriella si percepisce. C'è uno scarto
continuo tra ciò che è agli occhi degli altri e ciò che sente di
essere: da una parte il bisogno di appartenere, di entrare in un
gruppo, di essere riconosciuta; dall'altra una sensazione
persistente di inadeguatezza che
non riesce a colmare. È in questo spazio che si costruisce la sua
solitudine, una solitudine che resta in gran parte invisibile. Non
perché nessuno guardi, ma perché quella sofferenza non trova un
modo per mostrarsi fino in fondo.
La
narrazione si muove su due piani, gli adulti cercano una spiegazione,
provano a dare ordine a ciò che ormai è spezzato, mentre si impone
un'altra verità e cioè che non
tutte le domande hanno risposta.
Il dolore non si risolve, si attraversa, e nell'attraversarlo
ciascuno reagisce a modo suo: la
madre resiste, il padre cede, lo zio cambia, il fratello vede ciò
che agli altri sfugge e
apre uno spiraglio, minimo ma necessario, per andare avanti.
La
scrittura di Sara
Notaristefano lavora
per insistenza, torna sui nodi, li riprende e li approfondisce. In
alcuni passaggi può sembrare ripetitiva, ma è una scelta coerente
con la materia che affronta, il dolore che non si lascia archiviare e
continua a riaffiorare. Il ritmo è controllato, mai compiacente, e
tiene il lettore dentro una tensione costante, senza offrire
scorciatoie emotive.
Quello
che emerge con maggiore forza è la difficoltà di riconoscere il
disagio quando non assume forme esplicite. Il romanzo mette in scena
una zona opaca, in cui la sofferenza resta in parte inaccessibile
anche a chi è più vicino. Ed è proprio in questa opacità che si
colloca la riflessione più dura: non
sempre è possibile intervenire, soprattutto quando chi sta male non
riesce a trasformare quel malessere in una richiesta.
La
lettura di La
città dalle finestre chiuse lascia
una traccia emotiva intensa, ma non si esaurisce nella commozione.
Costringe a rallentare lo sguardo, a interrogare ciò che normalmente
si dà per acquisito, a riconoscere quanto possa essere fragile
l'equilibrio tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto.
La
città dalle finestre chiuse è
un romanzo che mi ha fatto male,
perché ti obbliga a guardare meglio, senza dare per scontato ciò
che hai davanti.
Citazioni tratte da: La città dalle finestre chiuse di Sara Notaristefano
Le persone non sono nostre. Vero. E allora che cos'è che fa male quando le perdiamo? Che nome dare a quel dolore? (pag 25)
Conta l'apparenza. È una delle forme che può assumere il vuoto. (pag 198)
L'orrore non è il volo; nell'affrontare tutti quei metri senza avere la possibilità di tornare indietro in caso di pentimento; nel fendere l'aria in modo non abbastanza rapido per non pensare. (pag 225)
Il ricordo è di questo mondo e, senza memoria, il passato non esiste. (pag 227)
Morire quando si è ancora in vita è la cosa più agghiacciante che si possa provare… (pag 236)
Forse quella ragazzina aveva nutrito la convinzione che la conoscenza e la bellezza potessero impedire al male di annidarsi nella vita. Scoprire che invece potessero solo riconoscerlo, gestirlo, perfino disarmarlo ma mai evitarlo doveva averla delusa. Impulsiva, non aveva voluto concedersi il tempo di trasformare quella delusione in consapevolezza, in bussola per seguire la bellezza. (pag 289)
Credo
di sapere quando accade la bellezza; accade quando sentirsi piccli è
piacevole.
(…)
Chissà se riuscirò ad accontentarmi di
me. (pag 290)
Una mente impegnata nella quotidianità non affonda nei pensieri neri, quelli che più di notte ti pulsano nelle vene come ondate di paura. (pag 292)
Il paradiso terrestre non esiste. Ciascuno può scegliere il proprio inferno e io ho scelto questo. (pag 302)
A volte, per capire la bellezza, devi guardarla da lontano. I dettagli faranno pure la differenza ma è l'insieme a mancarti. (pag 339)
…il tempo delle seconde possibilità viene colto da chi non mette limiti al proprio orizzonte. (pag 345)
Non sempre dire la verità significa amare. A volte, anche il silenzio può essere un atto d'amore. (pag 350)
Un illuso è un sognatore che non si arrende, talmente ostinato da essere stupido. E non c'è sognatore più stupido di quello che lotta contro il potere del denaro. (pag 355)
Chi non sceglie è già morto. Da dove ricomincia la vita? Dalle scelte. La nostra ricomincerà quando non ci sentiremo più condannati a essere ciò che vogliono gli altri e finalmente sceglieremo di vivere. (pag 360)

