logo
homeLetteraturasep
Solo io e l’ombra, di Niculina Oprea, edito da Il Cuscino di Stelle e recensito da Angela Caccia

Solo io e l’ombra, di Niculina Oprea, edito da Il Cuscino di Stelle e recensito da Angela Caccia

Solo io e l'ombra – Niculina Oprea – Il Cuscino di Stelle – Pagg. 62 – ISBN 9791256250011 – Euro 12,00



Prefazione di Angela Caccia



Nello svolgimento caotico del processo storico, è il filo d'Arianna, mediante il quale la frequentazione del labi-rinto diventa meno rischiosa e più agevole […] l'imma-gine di un uomo tanto lontano da noi e insieme tanto vicino, un Giano bifronte che guarda al tempo stesso verso il nostro passato e verso il nostro presente.


La citazione di Asor Rosa mi è balzata alla memoria nel leggere la prima poesia che penso assurga a chiave di lettura dell'intera silloge, densa tutta di simbolismo e atmosfere evocative. Alla Nostra si addicono bene le vesti di un Giano bifronte che magistralmente si muove tra rughe del tempo che danno sostanza al corpo misterioso e lega passato a futuro spianando un filo di presente a volte torbido, comunque ricco di sfide e transizioni ineludibili.


Pregna di atmosfere evocative, in questa, così come in molte altre liriche, l'immaginazione aggiunge un tocco misterioso e fantastico che si intreccia con la trama di parole pesate perché vissute: a volte prevale l'aspetto naturalistico (da Notti insonni a Bucarest)


Di notte

la città è inquieta come

un'ape regina

che non riposa finché

lascia l'alveare


a volte i versi si fanno più chiusi, come avvitati ad elementi sconosciuti della vita e dell'esistenza (da L'ombra)


Queste orme non sono mie

né lo è quest'ombra

quest'ombra sempre crescente

che inghiotte ciò che ho di più caro


È fatto di contrasti e struggimento il mondo poetico della Oprea, in ogni lirica si snodano, più o meno implicitamente, respiri di incertezza, vulnerabilità e, più che la ricerca, si ribadisce la conferma della propria identità, in un complesso di immagini intense sempre, a volte oscure e impenetrabili


DANZA

Sto ballando

tra il sonno e il fallimento

al confine del cerchio di fuoco


se solo queste braccia gommose

potessero finalmente bruciare!


Ho avvolto la

lastra che sto trasportando

nel sudario che la mia gente

mi ha offerto


si aspettano qualcosa da me

cosa non so.


Ma tornando alla poesia iniziale che fa da battistrada all'intera silloge, si attesta con forza - poiché Dante, sentito come un sigillo di autenticità, non si trova in nessuna zona di Firenze - il contrasto tra il passato glorioso e il presente ambiguo per quanto mercificato.

In questo mondo e di questa epoca, tutto viene sfruttato, artefatto: uomini, simboli, Dio. La descrizione di un tempo che avvolge ogni cosa nel silenzio, rende ancora più drammatica la scomparsa del genio e della poesia alta, fortuna che un riflesso del Sommo resta impresso nei nove cerchi/cieli concentrici come se ci guardasse dall'alto di un paradiso a monito e a protezione.

Versi tutti che invitano a una riflessione profonda sulla vita, il tempo, l'essenza dell'umano e la sua crescita, e quella oscurità che accompagna i versi li rende particolarmente intriganti


DANTE, IL POETA, NON SI TROVA DA PARTE

Le rughe del tempo che danno sostanza

al corpo misterioso

lasciano le impronte nella cenere del falò preparato

in nome del passaggio proibito.


Orme da cui provengono uccelli carnivori

oriundi di luoghi che sfidano l'immaginazione.

Dante, il poeta, non si trova da nessuna parte,

A Firenze si vende l'acqua sorgiva

in anfore i cui bordi conservano

traccia di labbra roventi.



Il tempo avvolge tutto nel silenzio

sebbene nove cerchi concentrici

segnino il volto del poeta,

nell'acqua vitalizzante, Dante, il poeta

non si trova da nessuna parte.