Memory Girl, di Anna Paderio, edito da Glifi Gallucci e recensito da Katia Ciarrocchi
Memory Girl – Anna Paderio – Glifi Gallucci – Pagg. 320 – ISBN 9791222110806 – Euro 16,50
Recensione di Katia Ciarrocchi
C'è una strana magia nei ricordi: a volte sono preziosi, luminosi, salvifici, altre volte pericolosi e dolorosi come le ferite che non si rimarginano. (pag 21)
Memory
Girl di Anna
Praderio è
un romanzo che all'inizio sembra muoversi dentro una dimensione
riconoscibile, quasi leggera, per poi spostarsi con naturalezza verso
qualcosa di più complesso. La storia segue Clarice, una giovane
giornalista che si trova a fare i conti con una fase fragile della
sua vita, segnata da una relazione appena conclusa e da una
sensazione di instabilità che attraversa tutto ciò che la
circonda.
Clarice vive a Milano e si muove in un ambiente che ha
molto a che fare con il mondo del cinema, non solo per contesto ma
proprio per il modo in cui lei stessa guarda le cose. La sua vita
procede tra lavoro, relazioni e una quotidianità che sembra scorrere
senza trovare un vero punto fermo, finché non accade qualcosa che
rompe questo equilibrio. Clarice scopre di poter rendere
visibili i ricordi,
di portarli fuori dalla mente e trasformarli in qualcosa che esiste
nello spazio, davanti agli altri. Questo cambiamento non la rende
un'eroina, ma la costringe a confrontarsi con realtà difficili e
spesso invisibili, mettendo continuamente a fuoco ciò che prima
poteva essere ignorato.
Clarice è una protagonista costruita
su una fragilità credibile,
mai enfatizzata in modo artificiale, ma lasciata emergere attraverso
le sue reazioni e il suo modo di stare dentro le cose. Il rapporto
con Marco, che appartiene al suo passato ma continua a influenzarla,
contribuisce a definire questo movimento, mostrando come anche le
relazioni si trasformino quando
cambia la consapevolezza di sé.
I personaggi secondari si inseriscono in questo quadro senza
sovraccaricare la narrazione, accompagnando la protagonista in un
percorso che resta sempre centrato sulla sua esperienza.
La
scrittura di Anna
Praderio è
scorrevole e accessibile, capace di mantenere una certa leggerezza
anche quando affronta temi più complessi. Il
legame con il cinema non
è solo tematico ma si riflette nel modo in cui le scene vengono
restituite, con una costruzione
che richiama il montaggio e la sequenza,
senza però risultare artificiosa.
Il tema centrale del romanzo
è la
memoria,
intesa non come semplice archivio del passato ma come qualcosa di
attivo, capace di incidere sul presente. Attraverso questa idea, il
libro tocca questioni legate alla visibilità, alla difficoltà di
riconoscere e accettare ciò che accade intorno a noi, e alla
responsabilità che deriva dal guardare davvero. Emergono anche
riflessioni sull'identità, sulle relazioni e sul
modo in cui le esperienze personali si intrecciano con una dimensione
più ampia e collettiva.
Tra
gli aspetti più riusciti c'è l'idea di fondo, che tiene insieme
il romanzo e gli dà una direzione chiara, però emerge una scrittura
ancora acerba, con passaggi discontinui e un ritmo che a tratti si
inceppa, soprattutto quando i temi diventano più complessi e non
sempre trovano uno sviluppo all'altezza. Il risultato è un
equilibrio fragile, che regge grazie all'intuizione di base.
Memory
Girl si
legge con facilità non è tanto per l'elemento fantastico, quanto
per lo sguardo che il romanzo costruisce
su ciò che viene visto e su ciò che resta ai margini.

