Il cerchio dei giorni, di Ken Follett, edito da Mondadori e recensito da Katia Ciarrocchi
Il cerchio dei giorni – Ken Follett – Mondadori – Pagg. 704 – ISBN 9788804794097 – Euro 27,00
Recensione di Katia Ciarrocchi
C'è
qualcosa di inevitabilmente spiazzante nel leggere Il
cerchio dei giorni di Ken
Follett dopo
aver attraversato le sue grandi costruzioni narrative. L'autore che
ha dato forma a opere imponenti come I
pilastri della Terra sceglie
qui una materia arcaica, quasi primordiale, e la riduce a una linea
narrativa essenziale. Ne deriva un testo che conserva l'abilità
tecnica di Follett,
ma ne ridimensiona
sensibilmente l'ambizione.
L'ambientazione
preistorica, intrecciata al fascino originario della nascita
di Stonehenge,
suggerisce fin dalle prime pagine la possibilità di entrare in un
territorio narrativo più profondo, uno spazio in cui interrogarsi
davvero sulle
radici del potere, sul senso della fede e su come abbiano preso forma
le prime strutture sociali.
È una promessa che resta lì, percepibile, quasi a portata di mano,
ma che il romanzo sceglie solo in parte di esplorare, fermandosi
spesso su una dimensione più descrittiva che interrogativa.
Si
ha la sensazione che un mondo così remoto e ancora in costruzione
avrebbe potuto trovare una
voce più audace,
capace di esporsi al rischio e di restituire anche le
fratture interiori dei personaggi,
mentre la scrittura procede con una certa linearità, privilegiando
la chiarezza e la leggibilità piuttosto che addentrarsi nelle zone
più ambigue e complesse dell'esperienza umana, quelle che forse
avrebbero reso questa ricostruzione ancora più viva e
stratificata.
È
soprattutto nella
costruzione dei personaggi che
emergono i limiti più evidenti, le figure in scena risultano
coerenti, ma raramente sorprendono o si sottraggono a una lettura
immediata. Mancano le
ambivalenze e
quelle zone
di opacità che
altrove hanno reso memorabili le creazioni dell'autore. I conflitti
sono riconoscibili e ben definiti, ma sembrano esaurirsi nel loro
sviluppo più prevedibile, senza aprire spazi di reale
interrogazione.
Anche
il ritmo, solitamente uno degli elementi più efficaci della
narrativa di Follett,
appare qui disciplinato ma poco incisivo. La storia procede con
fluidità, senza inceppature, eppure fatica a generare una
vera tensione
emotiva.
La lettura scorre, ma non lascia un segno
persistente,
né invita a un ritorno sulle pagine.
Ciò
non implica che il romanzo sia privo di qualità, la struttura è
solida, l'intreccio ben calibrato, e la ricostruzione del contesto
risulta credibile nella sua essenzialità. Si riconosce la
mano esperta,
capace di costruire una narrazione ordinata e accessibile. Proprio
questa competenza, tuttavia, finisce per mettere in risalto ciò che
manca, ovvero la volontà di spingersi oltre la misura e
di rischiare una maggiore densità espressiva.
Per
un lettore abituato a interrogare non solo la trama ma anche la
forma, Il
cerchio dei giorni si
configura come un caso interessante più che come un'opera
riuscita. Non è un fallimento, ma un
evidente ridimensionamento.
Mostra come anche un autore di grande esperienza possa scegliere
una via
più semplice, forse
più divulgativa,
rinunciando a quella complessità che aveva reso la sua scrittura un
riferimento nel romanzo storico contemporaneo.
Il
cerchio dei giorni resta
un libro leggibile e coerente, ma
non imprescindibile.
Ed è proprio in questa misura
trattenuta che
si annida la mia delusione più sottile.

