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  Recensioni  »  La giara e altre novelle per un anno, di Luigi Pirandello, edito da Mondadori 03/01/2022
 
La giara e altre novelle per un anno

di Luigi Pirandello

Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

Narrativa

Pagg. XXXVIII-352

ISBN 9788804609452

Prezzo Euro 10,00


Per conoscere Pirandello


Nella produzione letteraria di Luigi Pirandello le prose brevi, nel caso specifico le novelle, hanno un peso per niente trascurabile e abbracciano tutto un periodo di feconda laboriosità, in un arco di tempo che va dalla fine del 1800 fino alla sua morte, avvenuta nel 1936. Dato anche il lungo periodo in cui sono state create non sono unite da un’unica tematica, ma presentano caratterizzazioni e trame ben differenti, pur restando il pregio stilistico, in miglioramento costante per l’esperienza maturata. Il palcoscenico è prevalentemente quello siciliano, anche se non manca quello romano, mentre i personaggi, in una pur apparente immobilità, si muovono agitandosi come ombre, alle prese con problematiche proprie dell’uomo del tempo, e cioè il male di vivere, la casualità degli eventi e l’irreparabilità della morte; si tratta di protagonisti di ogni ordine e grado, nobili, dotti, ricchi, poveri, ignoranti, insomma quella che è sempre stata e sempre sarà l’umanità. C’è un fondo di verismo in queste novelle, laddove i personaggi ci vengono proposti come appaiono, senza procedere a un’approfondita analisi psicologica, ma nulla è immutabile e il caso provvederà a sparigliare le carte, a rivelare ciò che si cela sotto l’immagine, portando così questi protagonisti come come cambiati, anche se sono sempre gli stessi. Non sono 365 queste prose come i giorni dell’anno, ma non sono poche e fra esse ce ne sono di giustamente famose, per restando l’eccellenza anche per le altre. E così troviamo La patente, con cui l’ironia dell’autore trabocca, delineando la classica figura dello iettatore, che desidera essere emarginato per trarne profitto; con Il corvo di Mizzaro è dirompente la presentazione di un uomo non dissimile dalle bestie, ma dove l’autore si supera è con La giara, che vedrà anche una trasposizione teatrale, come altre di queste novelle; in questa prosa breve compaiono tutte le tematiche del Pirandello novelliere, come la diversità di opinioni, o il fatto che ci siano tante verità quanti sono gli uomini, ma c’è anche l’ostinazione di difendere a ogni costo una decisione a cui si è pervenuti e che appare evidentemente non corretta, tanto che è così che a rimetterci sarà l’ottuso ricco proprietario della giara. Con Pensaci Giacomino Pirandello invece pone in risalto la ribellione alle convenzioni, che ha tuttavia un doloroso prezzo nell’emarginazione, un’altra novella a cui è seguita una felice trasposizione teatrale.

Alla luce di questi elementi, della molteplicità delle tematiche, allo sviluppo per alcuni in riuscita versione teatrale, leggere queste novelle rappresenta di per sé una fonte di notevole conoscenza del pensiero di Luigi Pirandello e proprio per questo, al di là della reale gradevolezza della lettura, La giara e altre novelle per un anno è opera meritevole di particolare attenzione ed è una superba carrellata su un periodo artistico, quello a cavallo fra i due secoli, particolarmente proficuo, e in cui la stella dell’autore siciliano brilla luminosa al pari di poche altre.






Luigi Pirandello (Agrigento, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) nacque nel podere di campagna detto il Caos, da una famiglia della borghesia commerciale di tradizione risorgimentale e garibaldina, sia da parte del padre Stefano che della madre, Caterina Ricci-Gramitto.
Preso soprattutto da interessi filologici e letterari, frequentò le università di Palermo, Roma e Bonn, dove si laureò nel 1891 con una tesi in tedesco di fonetica e morfologia (in traduzione italiana: 'La parlata di Girgenti').
Tornato in Italia nel 1892 e stabilitosi a Roma, grazie a Luigi Capuana strinse contatti con la cultura militante, collaborando con scritti critici e poesie alla «Nuova Antologia», conducendo sul «Marzocco» un’accesa polemica antidannunziana e insistendo in molti interventi su vari periodici sul tema della crisi dei valori di fine secolo.
Dopo il matrimonio con Antonietta Portulano, e i tre figli (Lietta, Stefano e Fausto: divenuti poi un famoso pittore quest’ultimo e scrittore l’altro, più noto con lo pseudonimo S. Landi), una crisi delle aziende familiari di zolfo rovina il patrimonio familiare.
Per questo Pirandello si dedicò all’insegnamento e, dal 1897 al 1922, fu professore di stilistica prima, e di letteratura italiana poi, nell’Istituto superiore di magistero della capitale.
Intanto pubblicava poesie, saggi, romanzi e novelle (che a partire dal 1909 apparivano sul «Corriere della sera»), ma si affermò come autore drammatico nel decennio successivo alla prima guerra mondiale.
Già era stato molto ricco il decennio 1910-20, dopo l’esordio con gli atti unici 'La morsa' (prima intitolato 'L’epilogo') e 'Lumìe di Sicilia'; particolarmente fitto di capolavori il biennio 1916-17, quando apparvero opere sia in lingua sia in dialetto (queste portate al successo da Angelo Musco), da 'Liolà' a 'Pensaci, Giacomino', alla 'Giara', a 'Il berretto a sonagli', 'Il giuoco delle parti', 'Così è (se vi pare)', 'Il piacere dell’onestà'.
Ma inizia col 1921 (l’anno delle clamorose rappresentazioni di 'Sei personaggi in cerca d’autore') il progressivo consenso del pubblico mondiale, e di gran parte della critica ufficiale, al suo teatro.
Nel 1925 inaugurò con uno spettacolo di massa, 'La sagra del Signore della nave', il Teatro d’arte di Roma, di cui fu direttore e regista, ed ebbe fino al 1934 una sua compagnia nella quale spiccò l’attrice Marta Abba; a lei dedicò fra l’altro i drammi 'Vestire gli ignudi' (1923) e 'L’amica delle mogli' (1927).
Accademico d’Italia dal 1929, gli fu conferito il premio Nobel nel 1934 per la letteratura.
La sua biografia registra infine una pubblica adesione al fascismo, che tuttavia non condizionò mai la sua opera di scrittore, inconciliabile con la letteratura celebrativa del regime, anzi perfino corrosiva della sua ideologia e del suo costume. Morì a Roma, mentre stava lavorando al dramma 'I giganti della montagna'.
Tra i temi più trattati: la solitudine dell’uomo, l’incoerenza e instabilità dei rapporti sociali e, di contro, gli inganni della coscienza e la necessità di una maschera, la disgregazione del mondo oggettivo, l’ironia lucidissima ma spesso alternata a pietà.
Tappe fondamentali del processo di interiorizzazione e penetrazione critica che caratterizza l’intera opera di P. sono il romanzo 'Il fu Mattia Pascal' (1904), 'I vecchi e i giovani' (1913), e il saggio 'L’umorismo' (1908), enunciazione articolata, storicamente e teoricamente, dell’avvento di un’arte umoristica.
Con la sua vasta opera narrativa, saggistica e teatrale, Pirandello si impone come uno degli autori più importanti del Novecento, non soltanto italiano, segnando uno dei momenti più alti del decadentismo a livello italiano ed europeo.

Parzialmente tratto da: Enciclopedia della Letteratura Garzanti 2007



Renzo Montagnoli

 
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