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  Recensioni  »  I diavoli di Zonderwater. 1941 – 1947, di Carlo Annese, edito da Sperling & Kupfer 25/06/2023
 

I diavoli di Zonderwater.

1941-1947.

La storia dei prigionieri italiani in Sudafrica che sopravvissero alla guerra grazie allo sport

di Carlo Annese

Sperling & Kupfer Editori

Storia

Pagg. XV-302

ISBN 9788820048846

Prezzo Euro 18,50





La più umana delle prigionie





Già me ne aveva accennato mio padre quando ero giovane nel corso di una delle rare volte in cui parlava della guerra in cui aveva combattuto e dove era stato fatto prigioniero nel febbraio 1941, una detenzione che sarebbe durata fino al 1946 soprattutto in un campo di concentramento in Sud Africa. Poi, più recentemente, leggendo Sotto la sabbia dorata, il bel libro di Daniele Astolfi che parla dell´esperienza di prigionia di Antonio Astolfi, era sorto il nome di Zonderwater, che non mi era nuovo, e infatti era il lager in cui è stato a lungo recluso il mio genitore. Da lì, facendo una ricerca su Internet, era emerso un saggio storico (appunto I diavoli di Zonderwater) su questo campo di concentramento dove erano anche detenuti Antonio Astolfi e tanti altri (complessivamente circa centomila) E´ stata immediata la necessità di leggere anche quest´opera, scritta da un giornalista della Gazzetta dello Sport e premiata con il Bancarella Sport 2010. Ebbene, mi dispiace ancor di più che mio padre, mancato nel luglio del 2011, non abbia potuto rivivere, grazie a quelle pagine, gli anni che avrebbero dovuto essere i più belli e che invece furono un periodo di dolore per la guerra e di disperata nostalgia per la casa lontana. Mano a mano che procedevo nella lettura emergevano fatti e anche nomi che non mi erano nuovi e allora con la fantasia ho immaginato tutta quella gente, compreso mio padre, in questa prigione a cielo aperto, dove, grazie alla nomina come comandante del colonnello Hendrik Fredrik Prinsloo, il paesaggio lunare del lager, costellato di tende, si trasformò radicalmente, così che in forza della naturale operosità di noi italiani furono costruiti edifici in muratura per ospitare i prigionieri, due ospedali, quindici scuole, ventidue teatri, insomma una vera e propria città. Ma oltre al fare, all´edificare, essenziale per evitare depressioni e abbrutimenti, ci furono le iniziative teatrali, sportive, come tornei di calcio, di pallavolo, di basket, incontri di pugilato, gare di atletica leggera, e ovviamente queste attività hanno trovato il loro naturale storico in Carlo Annese, giornalista della Gazzetta dello Sport. Però, se queste pratiche sportive sono preminenti nel testo, non mancano altri fatti, altre notizie, annotazioni su come si viveva, su come si mangiava (poco) e sui rapporti interpersonali. Certo il posto, povero d´acqua, donde il nome, non era molto attraente, ma occorre dare atto che le guardie e i responsabili sudafricani della struttura erano ben organizzati, dimostrandosi oltre tutto per niente degli aguzzini. Mancava la libertà e questo era innegabile, però i reclusi poterono trascorrere tanti anni senza deprimersi e questo per merito di un comandante illuminato, quel colonnello Prinsloo il cui nome non sarebbe mai stato dimenticato, associandolo a quanto di bene aveva fatto per loro. La scrittura di Annese è lineare, agile e per nulla affaticante; peccato solo che sia prevalente il tratto giornalistico, cioè la cronaca, e che in ben pochi casi si approfondisca, magari tentando un´analisi psicologica di alcuni personaggi ricorrenti.

Pur con questi limiti il libro è meritevole di lettura.





Carlo Annese, nato a Brindisi nel 1964, giornalista, è stato per più di sei anni vicedirettore del mensile GQ, dopo un´esperienza ultraventennale alla Gazzetta dello Sport, prima come inviato e poi come responsabile delle pagine "Altri Mondi". 

Ha vinto il Premio Bancarella Sport 2010 con il libro I diavoli di Zonderwater (Sperling&Kupfer). 

Nel 2016 ha creato Piano P, il primo network di podcast giornalistici di qualità in Italia. Tra le produzioni di maggior successo: Da Costa a Costa, Risciò, Milano Europa, Domani, Lievito Madre, Di cosa parliamo e il recente Benzina sul fuoco.

Collabora con audible e Storytel Italia: di quest'ultima è stato responsabile della sezione podcast nel 2019, producendo numerose serie, tra le quali La volpe scapigliata (la prima serie di Mario Calabresi sulla morte del fotografo Andy Rocchelli) e La bomba in testa, di Nicolò Porcelluzzi, la storia del terrorismo rosso degli Anni 70 raccontata ai Millennials. 



Renzo Montagnoli




 
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