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  Racconti  »  Narrativa generica  »  Uno sguardo all'intorno 29/03/2006
 

Non passa giorno che non mi soffermi a riflettere su questo mondo di cui faccio parte. E' certo una visione dell'insieme del tutto soggettiva, ma resta il fatto che osservare, contrapporre, criticare è proprio di ogni uomo.

E' bello questo mondo? Onestamente non ho mai inteso esprimere giudizio, perché ad aspetti sconcertanti fanno da contrappunto elementi ampiamente positivi.

E basta una normale giornata per ben comprendere quello che sto dicendo; la visuale potrà apparire limitata, ma ovunque è possibile riscontrare questa varietà di sfaccettature.

Esco, come al solito, per andare dal giornalaio a prendere il quotidiano locale, che nelle notizie riflette inevitabilmente quell'alternarsi di bene e di male proprio del mondo in cui viviamo.

E' una giornata fredda e per strada ci sono pochi passanti, fra cui un uomo che si porta alla bocca una caramella, appallottola l'involucro di carta, si guarda intorno e poi lo butta a terra. Non lo sa, ma io l'ho visto; mi vien voglia di invitarlo a raccogliere quell'immondizia e di riporla nel cestino dei rifiuti poco distante, ma poi mi freno: tanto è fiato sprecato; proseguo pensando che avrei potuto chinarmi, allungare il braccio, raccattare e lasciar cadere al suo giusto posto: no, perché dovrei farlo? Io rispetto le leggi, sono educato, e quello no; io sono buono e lui è cattivo ed è quindi giusto che ognuno rispetti il suo ruolo; sono soddisfatto di questa grandiosa elucubrazione e non mi accorgo d'esser scivolato sulla classica buccia di banana, perché al pari dell'ignoto “mangiacaramelle  in tal modo ho mancato anch'io di rispetto per gli altri, lui per negligenza, io, peggio, per vanità.

Il giornale, come era lecito attendersi, riporta una gran accozzaglia di chiacchiere, soprattutto a livello politico, sia nazionale che locale; è un vero e proprio sconcerto vedere chi rappresenta gli interessi di tutti litigare, accapigliarsi, sbraitare per cose senza senso, per problemi inventati, per i quali vengono proposte un'infinità di soluzioni, mentre per quelli veri, concreti, tangibili c'è l'abilità di sprofondarli poco a poco nell'oblio. Ed in questa farsa di attori consumati quello che ancor più stupisce è che gli spettatori, l'intero popolo, ascoltano, magari distrattamente, ma ascoltano e pretendono pure di essere partecipi alla recita, in tono minore, ma, comunque nella malcelata convinzione che tutte quelle chiacchiere abbiano un fondo di verità.

Sono anni che si va avanti così, la gente mugugna, borbotta, assimila spesso i suoi rappresentanti ad una banda di ladri, ma poi li vota sempre, perché quegli “eletti” fanno quello che i più, in cuor loro, desidererebbero fare.

Le uniche notizie del giornale che rispondono a verità sono quelle delle due ultime pagine: i necrologi. Ma anche in tal caso l'unica verità è il decesso di queste persone, perché gli annunci sono incredibilmente aulici, come le scritte sulle lapidi “Uomo fedele, pio ed onesto” “Madre premurosa, moglie devota”. A volte mi chiedo come mai in questo mondo possano esserci così tanti farabutti e allora concludo che i malvagi sono quelli che vivono, mentre i buoni sono i morti.

Fa ancor più freddo di prima, ma decido, grazie anche al sole che si è affacciato e manda un illusorio senso di tepore, di fare un salto ai giardini pubblici, di sedermi, sia pur brevemente, su una panchina e di poter così sfogliare il quotidiano.

Non è che leggere, oggi, mi interessi più di tanto ed allora, celato dietro le pagine, mi diletto a guardarmi intorno.

Sulla panchina alla mia destra c'è seduta una giovane mamma con un bimbetto di tre-quattro anni che le gira intorno; la signora è in compagnia di un'amica e parlotta con lei a bassa voce, ma non tanto che mi sia impedito di ascoltare. Per lo più sono parole di nessun interesse, ma poi la conversazione finisce sulla chiacchiera e lì, vere o false che siano, se ne sentono sempre di belle; dal marito di un'altra amica, cornuta poverina da sembrare un capriolo, al figlio gay del vicino di casa, e, piatto forte del menù, una bella storia boccaccesca, i cui particolari non si riesce a capire come possano essere a loro conoscenza, visto non ne sono state protagoniste. “L'ho saputo dalla Mara, che glielo ha raccontato la Francesca”, e già immagino che ogni concorrente di questa staffetta della maldicenza abbia voluto mettere qualche cosa di suo. Comunque, mai una volta, ripeto mai una volta, che le chiacchiere riportino notizie di persone che si sono distinte per le loro qualità, i loro meriti, le loro buone azioni. Eh, si vede proprio che di persone così non ne esistono; peraltro, che valido argomento di discussione potrebbe essere parlare del bene, quando è molto più attraente il male.

Alla mia sinistra, la panchina è occupata da due giovani, un ragazzo ed una ragazza; li osservo bene e mi sembra che come due piccioncini stiano tubando, la qualcosa non mi dispiace: finalmente qualche cosa di autentico, di vero, di naturale. A dir la verità, forse stanno esagerando un po', perché la ragazza si china in avanti verso il basso ventre del ragazzo, muove il capo in su ed in giù, poi lo rialza di colpo con un'espressione stralunata. La cosa mi incuriosisce e mi scopro guardone, ma c'è qualche cosa che non mi convince ed è l'espressione impassibile del ragazzo. Mi alzo di scatto e cosa vedo mai: altroché attività orale; la fanciulla è sì chinata, ma con le dita tiene una cannuccia infilata nel naso con la quale aspira una certa polvere bianca contenuta in una bustina appoggiata sull'inguine del compagno. Provo un senso di schifo: sono giovani, sono due bei ragazzi, ma che bisogno hanno di sniffare cocaina!

Me ne vado, perché non resisto oltre e sulla via del ritorno passo per il crocicchio ove stazionano pressoché permanentemente degli individui, per lo più donne, male in arnese, indaffarati a chiedere l'elemosina agli automobilisti costretti alla sosta dal rosso del semaforo.

I più hanno un gesto di stizza e fingono di non vedere, ostentando un'indifferenza da esseri superiori; solo qualche guidatrice lascia cadere fuori dal finestrino poche monetine nelle mani di quei disperati; è che forse le donne sono più buone degli uomini? Non credo, a parte che nella fattispecie non si tratta di bontà, ma di un radicato concetto, più diffuso fra le femmine che nei maschi, che l'elemosina, specie quando è di poco valore, è un sacrificio da poco con cui ci si può mettere la coscienza in pace.

Sono arrivato a casa e sono soddisfatto: ho tante cose da raccontare a mia moglie, tipo il salumiere che si è fatto la vicina di casa, no, meglio che si è fatto le vicine di casa….        

 

 
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