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  Editoriali  »  La Vienna moderna dei turisti e degli immigrati, di Lorenzo Russo 02/11/2014
 

La Vienna moderna dei turisti e degli immigrati

di Lorenzo Russo

 

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Vienna è una città che invita il visitatore a visitarla sempre di nuovo e a permanervi per un periodo non breve, per assimilarla con tutti i suoi contrasti improntati dalla sua storia gloriosa di un tempo non troppo lontano, ma dove anche la malinconia si riflette in ogni monumento e palazzo fino ad arrivare alla mente dei suoi abitanti. 

È una città dove una buon parte della popolazione soffre ancora di nostalgia, tanto da non riuscire a vivere il presente senza il continuo ricorso e speranza di un ritorno del passato, o d'eccessivo modernismo, che sempre di più s'immischia e sostituisce il tradizionale e crea un ambiente promiscuo e indefinibile da non trovarsi a proprio agio, o di protesta di chi non è mai stato bene in questa città, allora come oggi. 

Penso ai trasandati, ai senza tetto che non vogliono andare con il tempo, che, sempre uguale, crea ancora palazzi favolosi e lussuosi per dimostrare il potere acquisito dalla classe dominante. 

La colpa è anche del turismo di massa, il quale, da sempre ingenuo quando pensa maggiormente allo svago, invade le città dei monumenti storici come per sentirsi parte del processo che li ha creati e che andrebbe meglio criticato e contraddetto. 
È così, che anche oggi vengono costruiti monumenti alti e imponenti, con una struttura bizzarra e fantomatica per confermare la vanità dei nuovi padroni, uguali a quelli di un tempo. 
Le loro facciate, ora di vetro e dalle forme più estravaganti, si elevano su nel cielo sovrastante in segno di sfida e riflettono le sue formazioni simili a sagome sempre in movimento, dimostrano la stessa forza di potere, che rimane quindi il potere di sempre. 

Nulla cambierà, se i cittadini non capiscono, che sono loro con il loro comportamento a dare ragione ai forti e potenti, così che anche oggi sono sfruttati ancora. 
All'infuori della critica, giusta e necessaria, vale la pena d'inoltrarsi nella Vienna popolare, dove la gente comune vive e sopporta la precaria condizione di vita con rassegnazione, ben sapendo che difficilmente potrà mutarla in meglio. 
È la gente dei borghi della periferia, non calorosa come quella delle città italiane, ma di solito cordiale e gentile, dove la semplicità del loro ambiente crea un senso d'agiatezza e serenità e si oppone alla presunzione dei palazzoni, i cui costi sono talmente elevati da poter alleviare le necessità primarie dei molti bisognosi. 

Anche la Vienna odierna è invasa dalle correnti migratorie in atto in molti paesi d'Europa.

Di fatto è diventato abituale incontrarsi con persone di differenti nazionalità, doversi impegnare a comprenderle escogitando i soliti stratagemmi di metodo usati un tempo, quando giustamente si affermava che la città era un miscuglio di culture e linguaggi e per questo dinamica, allegra e ospitante.

C'era chi si trovava a suo agio al confronto continuo con il nuovo e chi ne era infastidito e reclamva il ritorno alla conformità di cultura, perché a lui già conosciuta e appropriata.

Se da una parte si percepisce il senso che il mondo dovrebbe essere uno per tutti, dall'altra si rimane sbigottiti davanti al grado di arretratezza sia intellettuale sia di costume e comportamento civile di una buona parte dei nuovi arrivati.

Il viennese colto ed educato comprende che solo il tempo provvederà al reinserimento dei nuovi alla cultura locale, senza eliminare il meglio di quella degli arrivati, della quale egli stesso vuole approfittarne, e che quindi sia necessario essere paziente e tollerante, giacché anch'egli dovette impegnarsi per essere quello che è oggi.

Di uguale misura bisogna intervenire energicamente nei casi di comportamenti non tollerabili neanche per un nuovo arrivato, quali sputare per terra, orinare contro i muri delle vie e case, sporcare e gettare rifiuti per terra, rubare e saccheggiare oggetti ed edifici di altrui proprietà.

Non è neanche giusto che l'immigrato venga sostenuto oltre il limite con il quale deve accontentarsi la popolazione povera del paese di arrivo, come molti casi dimostrano.

Quando riscontro che l'immigrato è a conoscenza dei suoi diritti di sostentamento materiale nel paese di arrivo, devo ammettere che il flusso migratorio sia opera di una abile e potente organizzazione mondiale (politica e o religiosa), il cui scopo, tra gli altri, è quello di destabilizzare i paesi di accoglienza.

Non è da trascurare che se la povertà crea solidarietà tra i soggetti colpiti, l'improvviso miglioramento dello stato di vita, del quale l'immigrato usufruirebbe, potrebbe influire negativamente sul suo stato di coscienza e, di conseguenza, sul suo comportamento sociale e civile.

Non rari sono i casi di delusione, quando, una volta arrivato, l'immigrato constata che le promesse fattegli di trovare lavoro e benessere nel paese di accoglienza non sono realtà.

Come sempre, l'uomo semplice e ingenuo viene usato da terzi per scopi di lucro.

Di certo è che il fin troppo radicale e rapido cambiamento delle strutture sociali ed economiche, in corso da decenni a causa della globalizzazione delle produzioni e dei mercati, nasconde pericoli e incognite che non sono da sottovalutare.

Si riscontra già oggigiorno un crescente sorgere di tendenze nazionalistiche, con lo scopo di difendere la propria cultura e stato sociale che vedono in pericolo.

Si ripeterebbe lo scenario dei conflitti sociali degli scorsi decenni, che segnarono l'avvento della dittatura e con essa la seconda guerra mondiale.

In quel periodo la presenza in massa di persone appartenenti ad altre culture favorì il sorgere del nazionalsocialismo nel momento in cui l'economia crollò e lo stato dovette provvedere al mantenimento di una immensa schiera di disoccupati di diverse nazioni.

A parte tutto questo, Vienna è una grande città come tante altre in Europa, con un carattere proprio che rispecchia un passato famoso, un presente del tutto diverso e un futuro ancora da definire.

 

 
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