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  Editoriali  »  La speranza del Natale, di Renzo Montagnoli 21/12/2014
 

La speranza del Natale

di Renzo Montagnoli

 

 

 

Manca ormai poco al Natale 2014, a questa ricorrenza cristiana a cui tutti, credenti, atei e agnostici sono per vari motivi interessati. Eppure, se ci si guarda intorno, non si respira l'atmosfera tipica di questa festa, e non solo perché il tempo meteorologico è avaro di neve, ma soprattutto perché nel corso degli anni, soprattutto negli ultimi, se ne è perso lo spirito. 

E non è una questione di crisi economica, di tanti lavori persi e di cordoni della borsa che si stringono, è qualche cosa di assai peggio: l'atroce regola del consumismo si è insinuata dentro di noi, facendoci perdere ogni valore, nella convinzione che solo l'acquisto di altri oggetti ci possa portare la felicità. Purtroppo, quelli che un tempo erano considerati aspetti fondanti di una società, vale a dire Dio, patria e famiglia, con il nostro egoismo si sono persi per strada. La religione è diventata sempre più un rito di ostentazione, la patria, la casa comune, è ormai un lontano concetto, vista l'incomunicabilità che ci contraddistingue, la famiglia non è più il sogno di ogni uomo e donna, è un qualche cosa che viene considerato sorpassato, anche se invece non è così.

Privi di valori, sempre pronti a obbedire alle cieche e ottuse regole del consumismo, inseguiamo una felicità che non potremo mai avere, insoddisfatti e inconcludenti, soggiogati dai un bombardamento mediatico che ci ha inaridito e ci ha fatto diventare come gli zombi. Ci disinteressiamo di tutto e così tolleriamo che i nostri politici sperperino i nostri soldi, contribuendo allo sfacelo. Ci lamentiamo solo per le nuove tasse, perché ci tolgono denaro e quindi meno possibilità di acquistare. Non ci importa della corruzione dilagante, che anzi tolleriamo quasi fosse un fatto del tutto naturale e crediamo che basti solo astenerci dal voto per manifestare la nostra disapprovazione. Di fronte a uno stato sempre meno sociale, che abbandona i poveri e gli invalidi, privilegiando i ricchi, ci sarebbe da andare in piazza non un solo giorno, ma sempre, battere i coperchi delle pentole come hanno fatti i parenti dei desaparecidos, lanciare pomidori e uova marce contro i nostri politici, gridare loro di andarsene, impedirne l'ingresso in parlamento. E invece no e così si reagisce ai continui scandali magari lamentandosi, per poi dimenticarsene un minuto dopo. E dato che ci disinteressiamo di tutto, abbiamo finito per allevare non dei figli, né dei bamboccioni, ma degli eterni scontenti come noi, tesi all'acquisto dell'ultimo ipad senza il quale si sentirebbero sminuiti, con sovente poca voglia di studiare, bighelloni, dediti alle droghe, cioè altri zombi che, pur tuttavia, essendo anche giovani, ogni tanto tendono a manifestare il loro scontento con gesti irrazionali. Sono sempre di più le notizie di cronaca nera che riportano di una giovane madre che uccide il figlio, di un nipote, che con l'aiuto di due amichetti, sopprime lo zio e quasi se ne vanta, ma quel che peggio è che gli altri amici non coinvolti li sostengono. Dagli zombi, oltre a nascere altri zombi, nascono sempre più mostri in una società che è ben lontana dal concetto di felicità, in un mondo che sta suicidandosi, in un sistema economico dove conta solo produrre e vendere sempre di più, a qualsiasi costo. È evidente che non possa più esserci l'atmosfera del Natale, quel ritrovarsi in famiglia nella festa i genitori con i figli e i nipoti, il rivedersi nel piacere di essere insieme. Ricordo di quando ero bambino il 25 dicembre, a casa di mia nonna con i miei e con i miei zii, il pranzo con i nostri piatti tipici fatti rigorosamente a mano e con non poca fatica, i pomeriggi in cui si giocava a tombola, tutte cose povere, non tecnologiche, ma che davano un senso a quella riunione: l'immenso piacere di tornare ad essere, anche solo per un giorno, una grande famiglia.  All'epoca di denaro ne correva poco, assai meno di adesso, ma se la gente non era felice era almeno serena e coltivava la speranza che ogni giorno a venire sarebbe stato migliore. Ed è questa la speranza del Natale, questa continua rinascita del Cristo che ha lanciato un messaggio di immensa portata sociale, un messaggio che se accolto sinceramente vedrebbe un mondo meno ricco di prodotti inutili, ma in pace e in serenità. 

Benché oggi questa speranza non ci sia più, coltivo tuttavia un sogno, quello che la gente si accorga di come si è ridotta e senta il desiderio di tornare a vivere veramente.

 

Buon Natale a voi che leggete e ai vostri cari.

 

 
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