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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Concetto di Famiglia di Leonardo Colombi 13/10/2006
 

Concetto di Famiglia

 

 

Fermarono l'auto ad idrogeno al margine della strada, scesero e la diedero in consegna al droide incaricato di provvedere al parcheggio.

Si diressero decisi, camminando l'uno a fianco dell'altra, verso un grande edificio costruito in vetro.

Una volta entrati, riconosciuti dall'impiegata delle reception, si sedettero sui divanetti della sala d'aspetto.

Un droide provvide a portare loro due coppe di vino e dei dolcetti pregandoli di pazientare qualche momento in attesa che uno degli agenti si liberasse.

La coppia di umani annuì e prese i due bicchieri dal vassoio offerto loro da quel servo artificiale.

I loro sguardi si incrociarono mentre portavano alla bocca il vino: felicità, ecco cosa traspariva.

La felicità che si prova quando si ottiene qualcosa di tanto desiderato.

La loro attenzione venne però attirata dalle sirene di un veicolo della polizia: saettava a tutta velocità con un carico di rifiuti umani da destinare all'oblio.

Sull'hovercraft della polizia di stato viaggiava un carico di circa una dozzina di senzatetto, di relitti umani destinati ad essere trasportati alle miniere e alle piantagioni fuori dalle città.

Erano per lo più straccioni e disperati, persone senza più alcun punto karmico nella loro scheda di vita e che per questo non avevano più alcun diritto.

Metà di loro erano bambini, orfani o abbandonati a loro stessi, destinati a scomparire, vittime innocenti di una giusta politica economico - sociale.

La coppia osservò l'hovercraft passare ma nessuno dei due provò niente, nemmeno per un istante il dubbio comparve nei loro volti.

Tornarono a sorseggiare il vino e parlarono del più e del meno, dell'acquisto di un nuovo droide domestico, della possibilità di prenotare un viaggio spaziale per Giove…

Un'inserviente umana si avvicinò a loro: “I signori Eugen? Se volete seguirmi: l'agente K-58 è disponibile a ricevervi”.

I tre abbandonarono l'asettica sala d'aspetto e si diressero verso gli ascensori.

L'arredamento dell'edificio era semplice ed essenziale: non vi erano quadri alle pareti ma solo delle luminose barre colorate percorse da impulsi elettrici.

Salirono in ascensore fino al quarto piano.

Rimasero in silenzio per tutto il tragitto fino all'ufficio dell'agente K-58.

Una volta entrati, l'inserviente umana li annunciò ed uscì dalla stanza mentre il signor Eugen provvedeva a fornire la propria tessera di vita all'agente.

L'agente K-58 era un uomo giovane, biondo e dagli occhi chiari.

Controllò il quantitativo di punti karmici dell'uomo e gli restituì la tessera soddisfatto.

“Perfetto: tutto in regola. Accomodatevi pure.

Mentre il signor e la signora Eugen si accomodavano sulle bianche poltroncine messe a disposizione, l'agente provvide a recuperare i files relativi all'ordine.

Con un ologramma venne creata un'immagine tridimensionale del prodotto che la coppia umana aveva prenotato qualche giorno prima.

“Ecco, questo è il prodotto che ci avete commissionato: come potete osservare risponde alle vostre esigenze e non presenta difetti.

Tutte le sue caratteristiche sono in linea con quanto da voi selezionato a partire dal nostro catalogo.

Se volete controllare…”

Un nuovo ologramma si materializzò davanti alla coppia: in esso la descrizione delle caratteristiche del prodotto che a minuti avrebbero acquistato.

“…sì, sembra tutto a posto…altezza, colore dei capelli, colore degli occhi….si, proprio come avevamo scelto noi. Perfetto!”

L'agente sorrise soddisfatto: “Lo so! Ho provveduto io stesso ad assemblarne il codice genetico secondo quanto da voi specificato…”

La donna continuava ad osservare estasiata l'ologramma del figlio che di lì a poco avrebbero formalmente avuto: “E per quanto riguarda la sua intelligenza?”

“Abbiamo provveduto a selezionare un corredo genetico di tutto rispetto, mescolando i geni di un fisico assieme a quelli di un matematico. Proprio come da voi precisato, il prodotto avrà un quoziente intellettivo molto elevato.

“Perfetto!” replicò la donna.

Rimasero per un istante in silenzio mentre l'ologramma del futuro essere umano continuava a muoversi dinnanzi ai loro occhi.

“Bene, se non avete ulteriori dubbi in merito, proporrei di fissare una data per l'impianto dell'embrione e poi passerei a firmare il contratto e le condizioni di garanzia.

“Siamo d'accordo”.

Fissarono la data dell'impianto di lì a una settimana e scorsero brevemente il contratto, rigorosamente in formato elettronico, prima di dare la loro definitiva approvazione.

Tutto appariva in regola: le informazioni sul prodotto acquistato, le sue caratteristiche, le condizioni di garanzia nel caso il prodotto avesse manifestato difetti (anche se le occorrenze di difetti genetici sono davvero minime, aveva assicurato loro l'agente), le condizioni di pagamento…sì, tutto era perfetto.

Firmarono il contratto digitalmente e abbandonarono l'ufficio in silenzio.

Sarebbero tornati la settimana seguente e finalmente avrebbero coronato il sogno di avere un figlio.

Un figlio geneticamente perfetto.

Erano soddisfatti: la “ByoLife” avrebbe garantito loro il prodotto che volevano, un essere attentamente selezionato per rispondere alle loro esigenze di famiglia.

Non si sarebbe ripetuto l'errore commesso con la “Ad Vitam”: una ditta di seconda categoria che aveva venduto loro un embrione con difetti alla vista, più precisamente una sospetta miopia, costringendoli all'aborto.

La ByoLife invece avrebbe fornito un bambino perfettamente in linea con i loro desideri, sano e geneticamente superiore.

La coppia uscì dall'azienda soddisfatta e si diresse a passi decisi verso il droide parcheggiatore.

Si sarebbero diretti verso il successivo negozio che avevano in programma di visitare in quel loro  pomeriggio dedicato allo shopping e agli acquisti familiari.    

 

 

 

 
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