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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Venere di Donato Altomare 03/11/2006
 

VENERE

ovvero

Lassù qualcuno ci ama

 

 

 

 ....la sonda si è felicemente posata sul suolo di Venere.”

 Un brivido percorse la sala. Ci fu un istante di attonito silenzio poi esplose una babele di voci e domande. Finalmente uno dei giornalisti presenti riuscì a sovrastare con la sua voce il caos e a chiedere per tutti: “Cosa si è scoperto?”

Il portavoce della Nasa sorrise per l'improvviso silenzio che si creò. Tutti pendevano dalle sue labbra: “Molto, signori, e certamente di grandissima importanza. Era luogo comune, a causa della perenne nuvolosità, pensare al suolo del pianeta come ad un grande acquitrino, ma non è cosi. L'elevata temperatura del pianeta, che tocca i 500°C non permette la presenza di liquidi. Il terreno è duro e scaglioso.

 Tutti stavano prendendo appunti velocemente.

“L'elevata temperatura è soltanto causa dell'effetto serra?”

“Il suo campo magnetico è stabile?”

“Potrebbe essere una terra alle origini con a base l'azoto e non il carbonio?”

 Il portavoce sollevò le mani con le palme rivolte in fuori: “Calma, signori, vi prego, un attimo di calma. E atteso che  il silenzio fosse tornato riprese: “E' evidente che io non sia  la persona più competente per dare tutte le risposte. La Nasa paga i migliori scienziati del Paese perché facciano questo. Tra poco sarà distribuito uno stampato con la relazione dettagliata dell'avvenimento e di tutto quanto possa interessare il mondo intero. Inoltre sarà anche proiettato il filmato dell'avvicinamento della sonda al pianeta.

Un coro di proteste si sollevò dai giornalisti. Aspettare significava far saltare l'edizione straordinaria già in macchina con tutte le notizie; inoltre quel genere di comunicazioni erano piuttosto addomesticate. Ma mal comune .....

“Perché soltanto dell'avvicinamento? Ha appena netto che la sonda si è posata sul suolo. Il solito intrigante del New York Times.

“Questo non è possibile per il semplice fatto che le condizioni atmosferiche trovate, particolarmente sfavorevoli, hanno danneggiato subito alcune apparecchiatura tra le quali la lente della cinepresa. Non si dimentichi che l'atmosfera venusiana è ricca di nubi di acido solforico e altri componenti altamente corrosi.”

“Ma non lo sapevate già? Non era stato forse previsto?”

 L'uomo della Nasa guardò biecamente il corrispondente e rispose: “Ce lo aspettavamo, ma non della forza riscontrata. In ogni missione c'è un certo margine d'insuccesso e possiamo dire che sia- mo stati molto fortunati che la sonda non sia andata distrutta nell'attraversamento dell'atmosfera. In ogni modo” tagliò corto per impedire altre domande “il materiale che vi sarà consegnato sarà esauriente. Nell'attesa il bar è a vostra disposizione. Consideratevi come sempre nostri ospiti. Grazie.” E sparì letteralmente dietro una tenda.

Con passo sostenuto percorse un lungo corridoio, svoltò varie volte attraversando un cancello con agenti di guardia e infine si fermò di fronte ad una porta con a destra una luce rossa accesa e un grosso cartello che, a caratteri cubitali, vietava l'ingresso ai non autorizzati. L'uomo tirò fuori dalla tasca una piastra con un piccolo manico e l'inserì nell'apposita fessura. La porta si aprì velocemente. Era una sala di proiezione piuttosto asettica, impersonale. Alle altre poltrone erano seduti una decina di uomini e un paio di stenografe. La crema della Casa Bianca, Pentagono e Nasa stavano osservando un filmato. Il portavoce si sedette silenziosamente cercando di non disturbare. Benché l'avesse già visto rimase affascinato dalle immagini. Nessuno gli prestò attenzione

Il suolo venusiano si perdeva a vista d'occhio. Sullo sfondo, non molto visibile, una catena montuosa e in alto la cappa eternamente grigia della nubi. La telecamera aveva preso a ruotare spostandosi sulla sinistra quando accadde qualcosa. Un masso grande quanto un'anguria rotolò nel campo visivo. Poi quella che parve un'ombra in movimento parve sbucare dal nulla. L'immagine si inclinò ... poi svanì. Le luci della sala si accesero.

Il Direttore Generale del Progetto Venere si girò verso gli altri. “Questo è tutto. Due minuti e ventisette secondi di proiezione. L'abbiamo visto più volte senza capire nulla. Qualche idea?”

Il nuovo entrato azzardò: “Forse una montagna nelle vicinanze. Quando la sonda si è posata ha rotto l'equilibrio precario di qualche masso che è precipitato travolgendola.

“Ah, è qui Roger. No, non è possibile. Ci avevamo pensato anche noi, ma il film dell'avvicinamento ci ha mostrato una zona assolutamente piatta, come avevamo programmato ovviamente.” Poi come ricordandosi di qualcosa chiese: “I giornalisti?”

“Turbolenti e sospettosi come al solito. Qualcuno ha forse fiutato qualcosa ma nulla di certo.

 “Bene.” E rivolto agli altri “Signori, qui c'è una sola cosa da fare: mandare su un'altra sonda e vedere cos'è successo alla prima.

“Ma ... ma questo vuol dire interrompere il Progetto Saturno! Cosa penserà il mondo intero?”

 “Chiedetevi piuttosto cosa penserebbe se lasciassimo perdere. Certo vi renderete conto che lassù può esserci qualcosa  .....o qualcuno.”

Il silenzio fu più chiaro di un assenso.

 

Il venusiano sbucò con la sua galleria in superficie. Il sistema di raffreddamento esterno cessò di funzionare. La temperatura era tornata normale. Sollevò le antenne e all'improvviso captò del metallo in avvicinamento.

Rrrrrrotr, smettila di mangiare quel pezzo di metallo ossidato e vieni fuori.

L'altro gli sbucò di fianco: “Ma Zzzzzzotz, io ho fame. Cosa c'è?”

Zzzzzzotz indirizzò la sua attenzione verso l'oggetto in arrivo: “Lassù qualcuno ci ama.

“Perché?”

E Zzzzzzotz sorrise agitando i peduncoli: “Un'altra torta.

 

 

 
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