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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Natale alla circoscrizione sei, di Cesarina Bo 04/05/2007
 

Natale alla circoscrizione sei

 

 

 

Un filo argentato adornava la targa plastificata: “Circolo ricreativo per anziani” affissa alla cancellata. Entrando, dopo aver percorso un breve viale asfaltato tra asfittiche aiuole, si giungeva al basso edificio prefabbricato dove sulla porta spiccava un ramo d'abete decorato con palline rosse e blu che rendeva meno triste il luogo e ricordava l'arrivo imminente del Natale.

Anche i pochi negozi che si affacciavano sulla strada di quel quartiere di periferia avevano già esposto i loro addobbi natalizi. Le luci colorate, le stelle comete splendenti, gli angioletti dorati si potevano ammirare solamente nel centro della città e nelle zone residenziali. Così come l'immenso abete, ricco di lucine scintillanti, posto per le feste davanti alla stazione centrale. In quel quartiere, invece, le luci erano meno splendenti, i babbi natale erano in plastica e riciclati dall'anno precedente, i rami d'abeti un po' spelacchiati e impolverati, ma si respirava lo stesso aria di Natale. Anche nella circoscrizione sei.

Isolina spinse la porta del circolo e si soffermò nel corridoio davanti al cartellone in cui erano state scritte con un pennarello rosso le attività pomeridiane previste: alle quindici laboratorio di pittura, alle sedici “mega-festa con l'intervento straordinario di Babbo Natale”, alle diciassette e trenta ginnastica dolce, alle diciotto chiusura del circolo.

La giornata si prospettava piacevole e diversa dalle solite per via di quella festa. Rimase ad ammirare i disegni che abbellivano il cartellone, poi si diresse verso la sala comune. Mancava ancora un'ora all'inizio del laboratorio così avrebbe avuto modo di commentare con le amiche la bella novità. Lo scorso anno il Babbo Natale che si era presentato era stato simpatico e divertente. A parte il gradito panettone mignon che aveva regalato ai presenti, aveva avuto una battuta scherzosa per tutti, era rimasto con loro a parlare esortandoli a dire quale regalo avrebbero desiderato per Natale. Isolina, in quell'occasione, aveva riso come da tempo immemorabile non le capitava: ne avevano sparate delle grosse, anzi c'era stata una gara a chi faceva la richiesta più assurda. Quella sera, poi, a cena si era mangiata con gusto tutto il panettoncino inzuppandolo nel caffelatte, senza preoccuparsi del colesterolo, della pressione alta, dei novanta chili di peso, di cui almeno venti di troppo.

Nel passare davanti alla stanza adibita a bar vide Elsira circondata, come al solito, da un gruppetto di uomini.

“Figuriamoci se non è in mezzo ai maschi! Quella è più appiccicosa dello sciroppo per la tosse…”

Osservò poi con aria disgustata la tuta viola fasciante che indossava, i capelli azzurrini freschi di permanente, le scarpe da ginnastica bianche con i cuoricini rosa.

“Fa figura solamente perché è magra, ma i suoi settantasette anni non glieli leva nessuno, anche se si veste come una ragazzina”.

Con un sospiro lanciò un'occhiata a Giuliano che stava letteralmente pendendo dalle labbra di Elsira e sorrideva con aria divertita. Quel giorno era particolarmente elegante con la giacca di tweed e il foulard al collo: un vero signore, lui che immancabilmente le faceva il baciamano ogni volta che l'accompagnava a casa, prima di andarsene. E che dire delle fondenti alla menta che le offriva non appena la vedeva? Ne tirava sempre fuori due dalla tasca della giacca e gliele porgeva sapendo che ne era golosa. Un gesto delicato e gentile: un'attenzione che Isolina, in cuor suo, apprezzava. Tutto questo, ovviamente, succedeva prima dell'arrivo di Elsira nel circolo per pensionati della sesta circoscrizione. Forse era una combinazione, ma da allora -un paio di mesi- non l'aveva più accompagnata a casa né le aveva offerto le caramelle. Aveva provato, un giorno, a comprarle al mercato: erano identiche a quelle che le dava Giuliano, ma a lei erano sembrate meno dolci.

Isolina andò a sedersi ad un tavolo dove già erano sedute le amiche di sempre.

“Allora, avete letto la novità? Oggi c'è la festa di Natale!” disse.

“Sì! Sono proprio contenta: speriamo che come Babbo Natale ci sia il ragazzo dello scorso anno… Mi era proprio piaciuto” rispose l'Emilia.

“A me era piaciuto di più il panettone…” disse sospirando teatralmente Giusi.

Tutte si misero a ridere per la battuta. Isolina guardò con simpatia Giusi: il peso in eccesso le accomunava, insieme progettavano improbabili diete e insieme ridevano per gli inevitabili fallimenti.

“Cambiando discorso, ho visto la foto di tua figlia sull'Eco: è proprio bella!” disse Giusi rivolgendosi ad Isolina.

L'Eco della città, un giornale di sei fogli, usciva settimanalmente e riportava notizie locali, legate alla vita di quartiere. Sopravviveva grazie alla pubblicità e ai necrologi che occupavano pagine intere. I maligni lo chiamavano “il giornale dei morti” proprio per lo spazio dedicato alle foto commemorative. La figlia di Isolina era stata fotografata durante un'intervista fatta alla gente del posto sulla questione della viabilità in Corso Sempione. La domanda posta dal giornalista era “Siete soddisfatti della nuova rotonda o rivorreste il vecchio semaforo?”. La donna non si era dichiarata né a favore né contro, però in mezzo all'articolo campeggiava la sua foto: un bel primo piano con alle sue spalle il cartello segnaletico della rotatoria. Come didascalia: “Vi piace la nuova rotonda? Il parere di una cittadina”.

Elsira, passando vicino al tavolo e sentendo la frase di Giusi, si bloccò di colpo, spalancò tanto d'occhi. Con malcelato stupore misto a malsana curiosità, chiese: “E' morta?”.

Al cenno di diniego di Giusi, rispose con un “ah” e proseguì verso la stanza in cui si teneva il laboratorio di pittura. Isolina rimase con la bocca spalancata per l'indignazione.

“Pazzesco! Ma questa è tutta scema!” commentò non appena ebbe modo di riprendersi.

“Mia figlia… morta! E il tono l'avete sentito? Scommetto che le sarebbe piaciuto che fosse stato vero. Sembrava delusa…”

Le amiche furono tutte concordi nel considerare Elsira, nell'ordine, “screanzata”, “maleducata”, “invidiosa”, “stupida”, “ignorante” e, per finire, “una poco di buono”, appellativo che non c'entrava con l'increscioso episodio, ma che fu detto da tutte con soddisfazione e convinzione. Con rammarico dovettero smettere perché l'animatrice ricordò loro che stava per iniziare il laboratorio di pittura invitandole ad avviarsi verso l'aula. Entrando videro Elsira quasi seduta in braccio a Luigi, mentre gli spiegava come impugnare il pennello per ottenere risultati migliori. Luigi era rosso in viso e sembrava dovesse venirgli un colpo apoplettico da un momento all'altro. Le amiche, nel vedere la scena, annuirono e si scambiarono un'occhiata complice.

Giusi sussurrò all'orecchio di Isolina: “Povero Luigi…”

“Certo che non se ne fa scappare uno” rispose di rimando Isolina.

Uno scampanellio e una voce profonda che augurava buon Natale interruppe la lezione di pittura: un grosso e rubicondo uomo vestito di panno rosso si affacciò alla porta del laboratorio. Fu accolto da gridolini mentre entrava e depositava un cesto di vimini pieno di piccoli panettoni.

“Eccomi qua, cari ragazzi!” esclamò gioviale.

Si sedette, si accarezzò la lunga barba bianca e guardandosi attorno con aria seria domandò:

“Allora? Avete già pensato a cosa chiedere come regalo quest'anno?”

Dal gruppo si levarono delle risatine. Ettore, il più pronto, rispose:

“Sto ancora aspettando la giovinetta di vent'anni che ti ho chiesto lo scorso Natale…”

“Ma la donna che viene a fare le pulizie a casa tua non ha vent'anni?” domandò a sua volta Giusi.

Tutti risero perché ben conoscevano quella specie di maresciallo in gonnella che due volte alla settimana si recava da Ettore per le pulizie: una tizia che veniva difficile chiamare donna, tanto era brutta, autoritaria e antipatica. Ed era pure attempata.

L'ambiente si stava scaldando e Isolina già pregustava il divertimento. Stava pensando a cosa poter chiedere di divertente per stare al gioco, quando Elsira si alzò e si avvicinò a Babbo Natale.

“Davvero posso chiedere? Io sono nuova e non sapevo di questa cosa. Che bello! Che bello!”

Babbo Natale annuì sorridendo: “Dimmi cosa posso fare per te”.

“Ecco, ci sarebbe una sciarpa d'angora che ho visto in centro, calda e carissima. Poi mi piacerebbe una macchinetta per il caffé espresso perché la mia caffettiera è da sostituire. Mi servirebbe anche una borsetta, possibilmente di pelle nera, in modo che stia bene con il mio cappotto di vigogna grigio...”.

Un fiume in piena, l'Elsira. Non si accorse dell'imbarazzo di Babbo Natale, non lo lasciò parlare e continuò imperterrita ad elencare una serie di oggetti desiderati. Quando si fermò per prendere fiato e farsi venire in mente nuove richieste, Babbo Natale sospirò di sollievo, colse l'occasione al volo e   si rivolse a tutti dicendo:

“Per ora vi lascio questi panettoni: che buon pro vi facciano e che le feste siano liete!”, ma l'atmosfera gioiosa era ormai compromessa.

Isolina era furibonda: Elsira, quel giorno, aveva superato ogni limite accettabile e non poteva passarla liscia.

L'occasione buona le si presentò poco dopo, durante la mezzora di ginnastica dolce che avrebbe concluso il pomeriggio. L'animatrice aveva proposto di dividersi in piccoli gruppi e, seduti in circolo, dovevano lanciarsi la palla distendendo bene le braccia durante il movimento. Isolina si trovò nello stesso gruppo di Elsira. Quando ebbe la palla fra le mani ripensò a Giuliano e alle sue caramelle, alla foto di sua figlia sull'Eco, alla festa di Natale rovinata. Prese la mira e scagliò con forza la palla verso Elsira, all'altezza della sua testa. Il tiro inaspettato fece perdere l'equilibrio alla donna: cadde all'indietro, trascinando con se la sedia pieghevole e finendo a gambe all'aria.

Tutti le andarono vicino per aiutarla a rialzarsi. Nella confusione Giusi ebbe modo di sussurrare ad Isolina: “Gran bel colpo!”

Isolina strizzò l'occhio all'amica, poi a voce alta disse: “Mi è scappata la palla di mano… Non so proprio come mi sia potuto capitare”. Infine rivolgendosi ad Elsira: “Non ti sei fatta troppo male, vero cara?” e se ne andò senza stare ad aspettare la risposta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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