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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Incontrando Sophia, di Stefano Giannini 04/05/2007
 

INCONTRANDO SOPHIA

 

 

 

 

Anch'io, ragazzo diciottenne, ho "incontrato", Sophia Loren, la diva del cinema più nota al mondo.

Correvano i lontani e “ favolosi” anni sessanta. Si era un gruppo di giovani amici lavoratori da poco emigrati in Svizzera.

Siamo a Lucerna; bella e romantica città sul lago dei quattro cantoni: lussuosi Hotel, la Cattedrale, con le due guglie gemelle a punta aguzza, il caratteristico e antico ponte di legno coperto, con la torre ottagonale a fianco, piantata da secoli in mezzo all'acqua, il leone morente, scolpito nella roccia. Poi, alto, lontano e maestoso, il monte Pilatus che, dai suoi duemila metri, da sempre, domina e vigila sul grande lago e sull'antica città.

Noi, gruppetto di amici, lavoravamo in fabbrica dal lunedì a metà del sabato poi, assieme, si decideva cosa fare e dove andare la domenica, unico giorno libero della settimana.

Quel giorno qualcuno propose di fare un giro a Bùrghenstoch, centro turistico extralusso, sito su un colle a 600 metri a picco sul lago. Una vera oasi da favola, esclusiva per nababbi e miliardari di tutto il mondo.

Vi si trovano quattro lussuosi Hotel, veramente IN, a cinque stelle. Tutti dello stesso proprietario, ovviamente straricco.

All'interno sfarzosi saloni, enormi lampadari di Burano, tappeti persiani, arazzi, stoviglie, e posate d'argento massiccio. Attorno, piscine trasparenti con Bar sottostante, e variopinti giardini. Ripeto: un paradiso per facoltosa clientela...,  la “crema” del capitale mondiale che si prenota almeno un anno prima per potervi trascorrere un periodo di  dorato riposo.

A poca distanza dagli Hotel, in mezzo al verde e piante esotiche, protette da cancellate e mura, sorgono due caratteristiche villette. In una di queste, al tempo, vi risiedevano periodicamente una nota coppia di attori americani: Mell Ferrer con la moglie Audrey Hepburn.  Nell'altra, invece, abitavano  Sophia Loren e Carlo Ponti.

In quella bella domenica di agosto, attraversammo il lago con il battello e salimmo a Bùrghenstoch con un veloce ascensore che, aggrappato alla roccia, con vista panoramica porta direttamente agli Hotels.

Giunti lassù, incontrammo alcuni nostri compaesani che vi lavoravano in qualità di lavapiatti, cuochi o giardinieri. Poi ci dirigemmo, attraverso i sentieri del parco, alla villa della Loren.

Ci avevano detto che la nostra Diva era lì già da un paio di mesi.

Con scarse speranze di vederla, andammo davanti al cancello, senza però trovare il coraggio di suonare il campanello.

Mentre sostavamo lì, impalati e incantati, dalla porta uscì e venne verso di noi una giovane cameriera che evidentemente ci aveva notato.

Nel suo abito blu e con il grembiulino di pizzo bianco legato ai fianchi era carina, simpatica, gentile e veneta.

Ci disse che la "Signora" difficilmente sarebbe uscita per salutarci, come avevamo chiesto, perché era a colloquio con un attore americano.

Dietro nostra pressante e cortese insistenza, la convincemmo a farci entrare in giardino.

In silenzio ci accompagnò vicino ad una grande vetrata all'inglese, dalla quale, con circospezione, potemmo guardare all'interno. Comodamente seduti a fianco a fianco su un divano a fiori, seminascosti da un massiccio tavolo, vedemmo Sofia. Nei suoi ventiquattro anni era uno splendore. La persona che vi sedeva accanto era senza dubbio Gary Grant, famoso attore americano (un adone), col quale, si disse poi, aveva avuto un lungo flirt. Conversavano amabilmente in inglese misto al napoletano e ridevano. Nella stanza non c'era nessun altro.

Forse fu proprio in quel giorno che nacque la loro nota passione d'amore.

La ragazza si chiamava Teresina; promise che un'altra volta, con maggior fortuna, se la "Signora" fosse stata sola, ci avrebbe aiutato ad incontrarla e a parlarle.  Lei è così gentile con tutti ” affermò, specie con gli emigranti italiani.

Tutti eccitati e abbastanza soddisfatti, ripartimmo per Lucerna.

 

La prima domenica di settembre ritornammo su, sicuri di rivederla e salutarla. Eravamo i soliti cinque amici per la pelle: Mario ( il bello), Vittorio (il taciturno), Armando (il timido), Piero (il simpatico) e io (l'inguaribile romantico).

Giunti alla villa, nessuno di noi trovava il coraggio di suonare il campanello. Fatta “la conta”, toccò ad Armando.

Teresina ci aprì la porta e subito si ricordò di noi.

Ragazzi, cosa desiderate ?” chiese.

 “Siamo ritornati per poter incontrare la Signora Loren, come ci avevi promesso in giugno quando venimmo per la prima volta, ricordi ?” timidamente risposi.

“ Si ! Siete emigranti italiani, anzi se non ricordo male, romagnoli, adesso aspettate qui in giardino, vado a sentire se la Signora è disposta a incontrarvi.

Restammo sull'uscio trepidanti ed emozionati.

Dove sono quei ragazzi che vogliono vedermi ?”

Giunse prima la sua voce del suo corpo meraviglioso.

Indossava un abito rosso fiamma, con una scollatura mozzafiato.

Ci invitò ad accomodarci in un salotto vicino all'ingresso.

“ Siete proprio dei bei ragazzi ! Cosa vi posso offrire ?

Poi rivolta ad Armando, il più bello di noi cinque : capelli nerissimi, volto volitivo e simpatico, color olivastro, un tipico maschio mediterraneo, gli chiese di dove provenisse. Egli, emozionantissimo, come del resto tutti noi, con un fil di voce rispose: “ Sono di Avellino, signora”.

“ Ah,  Avellino…! Quindi campano come me. La nostra è la più bella terra del mondo “, disse sorridendo in napoletano. Poi proseguì chiedendo la provenienza a ciascuno di noi. Quando arrivò il mio turno, fissandomi con quei grandi occhi magnetici chiese il nome e la regione di provenienza. “ Ah, la Romagna solatia… . Sono stata a Rimini ospite di Federico Fellini. Siete brava gente… de' core, come noi napoletani ”.

Proseguì chiedendo come ci sentivamo da emigranti, se il nostro lavoro era pesante o meno.

Le nostre risposte erano per lo più dei si o dei no e poco altro. Per tutto il tempo che ci trattenemmo dal lei, in più che piacevole conversazione, all'incirca mezzora, i  nostri occhi restarono appiccicati, come per un sortilegio sul suo corpo, quasi a penetrarlo. Occhi muniti di ganci quasi a voler  scoprire il segreto di quel prosperoso seno che incombeva a venti centimetri su di noi. Se abbiamo avuto dei “cattivi pensieri” ? Certamente si , nessuno di noi escluso. Mentre la cameriera ci serviva bibite e liquori, Sofia  strinse la mano a ciascuno di noi ; congedandosi ci regalò l'ultimo smagliante sorriso ed un caldo: “ arrivederci ragazzi ” e uscì dalla stanza

 

Oggi 10 Maggio 2000, 43 anni dopo quell'indimenticabile incontro con la diva più bella del mondo, accendo il televisore e la rivedo, 66 enne, ma ancora smagliante, dal corpo splendido sul quale il tempo non è riuscito a imprimere le sue impronte devastanti.

E' ospite d'onore nella festa per la millesima trasmissione di Paolo Limiti. Capelli rossi, occhi luminosi (ottimo trucco), abito scuro e scintillante, scollatissimo, che lascia ben vedere due stupendi seni separati da una provocante fossetta. Dalla fenditura laterale dell'abito lungo che indossa, fanno bella mostra le note e bellissime svettanti gambe. Ha una sciarpa nera a mo di collare al collo e orecchini a goccia tempestati di brillanti, due anelli di smeraldi nelle dita della mano destra, uno nell'anulare della sinistra e un braccialetto d'oro bianco formato da tre anelli  nel polso sinistro.

Risponde con sicurezza e disinvoltura alle domande sulla sua vita privata e sulla carriera che il conduttore le fa. Il portamento è da gran signora qual'è è: dai modi e atteggiamenti schietti e sinceri, più da popolana di Pozzuoli che da diva. Veramente una donna affascinante, ancora desiderabile e molto sexy.

Le nostre vite hanno attraversato questo lungo spazio di tempo seguendo sentieri diversi senza mai più incrociarsi. E' stato, per questo, un peccato ? Credo proprio di no !

In fin dei conti, chi è Sophia Loren? Una  bella donna che con intelligenza, caparbietà e tanta fortuna è divenuta una star internazionale, un simbolo per un'intera generazione, un'icona che ha segnato il suo tempo, senza fare nulla di veramente importante e di utile per l'umanità. Se i suoi film non ci fossero il mondo sarebbe nulla di più di quel che è.

Fra qualche diecina d'anni nessuno più si ricorderà di lei.

Allo stesso modo nessuno si ricorderà di noi cinque sbarbatelli che un giorno ci beammo del suo fascino; i nostri occhi come quelli di milioni di uomini, per tanti anni, si saziarono della sua bellezza. 

Se qualche altro incontro casuale ci fosse stato non avrebbe sicuramente influito sul corso delle nostre storie .

Lei resterebbe quella meravigliosa Signora e famosa diva che è, e io niente di più di quel giovane romantico sognatore che allora ero,  l'anonimo uomo tranquillo dalla vita normale che sono.

 

 

 

 
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