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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Cicloturismo-Il periodo mantovano, di Sergio Menghi 18/03/2022
 
Cicloturismo-Il periodo mantovano

di Sergio Menghi



Il cicloturismo mantovano è durato circa quattro anni, senza contare il 1984, infatti quel periodo mi ha visto impegnato in un pendolarismo settimanale con la città di Roma ove sono stato poi trasferito.

Anche il termine ’cicloturismo', a rigore, sarebbe inappropriato perché mancava lo status di turista, ma la visita di monumenti, luoghi d'arte e oasi naturalistiche a Mantova e dintorni, sicuramente, valeva più dello stato di turista ed ha lasciato ricordi indelebili nella mente dei componenti della famiglia.

La meta più frequentata, non solo nei weekend, ma anche quando le giornate cominciavano ad allungarsi ed il caldo iniziava a farsi sentire, era il parco, detto della dogana, sul lago superiore, oggi parco Belfiore collegato alla ciclabile Mantova-Peschiera.

Lì confluivano anche delle amiche e compagne di scuola delle nostre figlie e potevano giocare liberamente senza pericoli, fatta eccezione del lago, ma erano prudenti e responsabili. Talvolta si consumavano delle gustose merende a base dei saporiti prodotti della gastronomia mantovana: salamelle, sbrisolona, risotto alla pilotta, sapientemente preparati dalle mamme, ottime cuoche.

In quel luogo si potevano ammirare i famosi fiori di loto. Nel periodo della fioritura era impressionante poterli vedere da vicino grazie ad un canotto di gomma che avevamo avuto in prestito da un collega in cambio del restauro, da parte mia, di un vecchio motore di marca Russa.

Le mie figlie si fecero delle foto semicoperte dalle gigantesche foglie, assumendo le sembianze di giovani ninfe del fiume Mincio, rievocando la poesia del poeta Virgilio, di cui si parlava spesso tutte le volte che si visitavano luoghi come: 'Bosco Virgiliano, Piazza Virgiliana'.

Ovviamente noi raggiungevamo il parco con il tandem, senza prendere la macchina, e siccome eravamo in quattro, non fu un problema aggiungere altri due sedili per fare il carico completo.

Per agevolare il trasporto, bagagli compresi, che nei sia pur lievi pendii poteva farsi sentire, pensai bene di applicare un motore a rullo di nome 'Mosquito', anch'esso acquistato da un rigattiere e restaurato.

Vi era a Mantova, in una via del centro che ora non ricordo, un negozio specializzato per i pezzi di ricambio di motori e motorini di qualsiasi tipo. Era gestito da una signora che mi stava simpatica perché riusciva a procurarmi tutto quello che richiedevo ed a prezzi ragionevoli.

Credo che si servisse di una vera e propria rete quando non esisteva ancora internet. Talvolta mi diceva che il pezzo le doveva arrivare dalla Sardegna.

A ben pensare la signora aveva sembianze, all'apparenza, di origine sarda, vestiva sempre di scuro e molto elegante, aveva una statura medio-bassa ed una tipica acconciatura di capelli scuri sistemati accuratamente intorno all'ampio viso tondeggiante, a mo' di cuffia, che faceva risaltare vieppiù il piacevole volto sempre sorridente.

In quel periodo non erano state ancora realizzate le numerose piste ciclabili di questi ultimi tempi, quindi era frequente che dovessi percorrere tratti, anche non brevi, di strada carrabile per raggiungere luoghi come, ad esempio, il parco di Bosco Fontana, con il mio tandem, non omologato, con quattro persone a bordo.

Il traffico automobilistico non era eccessivo e le strade avevano tutte ampi margini pedonali, ma pensavo sempre cosa mi poteva succedere se fossi stato fermato dalla polizia stradale.

Una sera, mentre mi recavo al lago superiore, superato il cavalcavia che attraversava la strada ferrata, la polizia stradale subito estrasse la paletta e, una volta fermo, venni osservato attentamente, poi il capo pattuglia mi disse sorridendo: ‘possiamo salire anche noi?'

Debbo dire che, anche all'estero, non ho mai avuto problemi con le forze dell'ordine.

Un altro ricordo del periodo mantovano è quello della visita al cippo che indicava il luogo ove sorgeva Andes, la città che ha dato i natali al poeta latino Virgilio. Lo volemmo raggiungere in tandem con mia moglie soltanto perché le bambine passavano un periodo di vacanze estive con i nonni.

Decidemmo di passare, per la prima volta, lungo un sentiero in terra battuta sull’argine destro del fiume Mincio, attraversando il bosco virgiliano, pregustando il fresco di un caldo pomeriggio estivo.

Raggiungemmo il cippo che, all’epoca, giaceva isolato in mezzo ad un campo coltivato. La cosa ci lasciò un po' sorpresi, pensai che Virgilio amava molto i campi; mi venivano in mente dei brani come:’Juvat arva videre, non rastris, hominum non ulli obnotia curae’. Non c’erano infatti rastrelli, né premura di uomini soggetti, il campo era lavorato con mezzi meccanici e la sua vista non suscitava alcuna sensazione piacevole per mancanza di biodiversità.

Oggi ho letto che sono state valorizzate le aree archeologiche nei pressi della vecchia Pietole, ma la terra credo non abbia avuto alcuna cura al fine di farla vagamente rassomigliare a quella dettagliatamente descritta dal sommo poeta nelle sue Bucoliche.

Proseguimmo il cammino verso il vicino borgo di Pietole dove abitavano degli anziani amici di famiglia, molto affezionati a noi per la presenza delle bambine che riempivano la loro vita. La nostra amicizia è durata anche dopo il trasferimento a Roma fino a quando hanno completato il loro turno su questa terra. Tra una bagola e l’altra il sole stava per tramontare quando riprendemmo il percorso di ritorno.

Forzammo i piedi sui pedali ed in poco tempo superammo il Forte di Pietole e ci addentrammo nel fitto bosco Virgiliano. Qui ci aspettavano nugoli di zanzare grosse quasi come moscerini, ci assalirono facendoci cambiare completamente aspetto. Mia moglie si disperava, voleva scendere e proseguire a piedi, la convinsi a restare in sella cercando di completare il non lungo percorso nel più breve tempo possibile. Invano le ricordavo quanto asseriva un collega mantovano, cioè che le zanzare rafforzano il sistema immunitario. Finalmente arrivammo alla periferia della città e ben presto a casa.


 
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