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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Frida, di massimolegnani 05/11/2022
 
Frida

di massimolegnani



Erano poche centinaia di metri da percorre in salita dalla fermata della corriera fino a casa sua, ma a quell’ora c’era un sole basso e feroce che non gli lasciava scampo. Camillo sbuffava e inveiva a bassa voce contro l’estate torrida, e anche contro Frida, se lo stava seguendo da presso. Perché a volte ad attenderlo alla fermata c’era lei, con lo sguardo torvo.

Per una coincidenza che lo sbalordiva, Frida si faceva trovare lì soprattutto quando lui aveva fatto qualche sosta fuori programma nei bar lungo la strada di collina, scendendo i gradini della corriera e risalendo su quelli della successiva con un passo sempre più malfermo. Lei lo coglieva sempre in fallo!

Anche quel giorno Camillo aveva bevuto un bianchetto o due. Appena scese la vide e scambiò con lei uno sguardo muto pieno di rabbia e di rancore. Poi la ignorò platealmente e s’incamminò lungo la salita. Per i primi metri riuscì a mantenere un’andatura quasi sicura, ma presto le sue suole di cuoio incominciarono a mancare la presa sulle mattonelle del selciato, e lui incespicava, inciampava, barcollava, più volte cadde a terra, e ogni volta Frida si fermava dietro di lui, gli alitava severa sul collo e aspettava che si rialzasse da solo. Era un calvario la salita.

Giunto in qualche modo poco dignitoso a metà strada, Camillo, annebbiato dal caldo e dal vino, si lasciò scivolare a terra all’ombra del muretto, deciso ad aspettare lì che arrivasse il fresco della sera. Si voltò con odio verso Frida, immobile vicino a lui, come fosse colpa di lei se si trovava in quella situazione. Cagna bastarda, le sibilò con l’ultimo fiato.

A quelle parole Frida divenne una furia. Gli saltellava intorno ringhiando e dato che lui restava inerte, forse s’era addormentato di botto, si mise ad abbaiare con ferocia. Ancora nulla, ma la cagnetta sapeva qual era la sua ultima risorsa, a cui ricorreva di rado. Iniziò a mordicchiargli i polpacci, a pizzicarlo coi denti sulle braccia, a strattonarlo addentandogli i vestiti, finché lo costrinse a rimettersi in piedi. Di malavoglia Camillo riprese il cammino borbottando, Frida gli stava alle calcagna ringhiando.

La casa era lì appena oltre la curva, lo sapevano entrambi, la cagnetta raddoppiò il suo impegno e l’uomo con un improvviso moto d’orgoglio fece un gesto brusco con la mano, come dicesse faccio da solo. E in effetti riuscì a compiere senza aiuto l’ultimo tratto sotto lo sguardo attento di Frida.

Camillo si sedette sui gradini di casa con l’espressione gioiosa di chi ha appena conquistato una vetta, Frida accucciata ai suoi piedi gli leccò le caviglie.

 
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