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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  La casa di Pietro, di massimolegnani 20/05/2023
 

Seconda parte di La nuova casa di Pietro


La casa di Pietro

di massimolegnani



Era la prima volta che imbracciava un fucile, gli tremava tra le mani.

Con il vago aiuto della luna, prese una mira traballante e sparò con rabbia.

Il rinculo gli diede un contraccolpo che lo gettò a terra, temette di essersi rotto una clavicola.

Ma nel frattempo il cinghiale che gli stava devastando una fila di cavoli-cappuccio era stramazzato al suolo, incredibilmente morto. Pietro stentava a credere di essere stato lui a ucciderlo, più facile che fosse morto di paura!

E adesso? Non aveva idea di come si scuoiasse un animale né come si facesse a squartarlo, e poi lui non aveva certo un congelatore dove poter conservare le sue carni.

Pietro decise di chiedere aiuto in paese, mise nello zaino i pochi cavoli salvati dalla furia del cinghiale e s´incamminò per il sentiero che in due ore l´avrebbe riportato tra la gente. In paese ci andava raramente e non sempre volentieri, ormai si era abituato alla vita di collina. Gli pesava a volte la solitudine, ma in compenso aveva scoperto il piacere della fatica e la soddisfazione di vedere crescere i frutti della terra grazie al suo lavoro, proprio lui che fino ad allora nella vita non aveva combinato nulla.

Fu una mattinata fruttuosa. Passò prima dal fruttivendolo, gli vendette i cavoli e si accordò con lui per fornirgli con regolarità i suoi prodotti. Quindi cercò il macellaio, un tipo scorbutico che prima di decidere volle vedere il cinghiale. Così tornarono in collina con il pick-up dell´uomo e, dopo una breve trattativa, questi acquistò la bestia a un prezzo che al ragazzo parve molto vantaggioso.

Era il suo primo guadagno, lo festeggiò sdraiandosi sull´erba a gustare il sole tiepido di aprile. E intanto progettava cosa fare con quei soldi. Gli mulinarono in testa tante idee, alcune troppo dispendiose, al momento irrealizzabili, come l´acquisto di una moto da enduro, altre più concrete, volte a migliorare la sua tana.

Nei giorni seguenti si procurò a un buon prezzo un pannello fotovoltaico da montare sul tetto del casotto, finalmente avrebbe avuto l´energia elettrica.

Una volta alla settimana arrivava in collina Antonio, il fruttivendolo, a bordo di un vecchio furgoncino. Scambiavano qualche parola di saluto, insieme sceglievano i frutti e le verdure più mature, ne riempivano due cassette, contrattavano sul prezzo e nel giro di un´ora si lasciavano, entrambi soddisfatti.

Quel mattino Pietro sentì un motore sfiatato arrancare su per la salita sterrata. Immaginando che fosse Antonio, gli andò incontro, ma dal furgone vide scendere una ragazza poco più grande di lui, decisamente arrabbiata: accidenti, che casino arrivare fin qui! e sistemarla un po´ questa strada?

Avendo riconoscendo il furgone, capì più o meno chi potesse essere la ragazza e si fece avanti sorridendo, Ciao, io sono Pietro, e allungò una mano per un saluto formale.

Sì, lo so, mio padre me l´ha detto, rispose lei senza guardarlo, spalancando brusca il portellone. Piuttosto, hai preparato le cassette?

Veramente no, di solito scegliamo sul momento i prodotti da portar via. Ho delle zucchine che mi sembrano a buon punto e anche qualche melanzana, mentre per i pomodori è ancora presto. Vieni a dare un´occhiata.

No, guarda, è meglio che fai tu, io non ci capisco niente e poi non mi va di sporcarmi di terra.

Non era facile trattare con quella sconosciuta che non faceva nulla per risultare simpatica.

Facciamo così, io ti preparo una cassetta di zucchine e un´altra mista di carote e melanzane e intanto tu raccogli le albicocche più mature.

La ragazza raccattò una cassetta e si avviò sbuffando verso il frutteto. Raccolse dagli albicocchi una trentina di frutti quasi a casaccio, senza badare molto se fossero maturi e tornò col carico alla macchina.

Dai, sbrigati Pietro, che ho fretta, gli urlò mentre lo vedeva inginocchiato nell´orto scegliere con pignoleria una zucchina alla volta.

Caricate le cassette nel furgone, lei lo pagò, saltò in macchina bofonchiando un ciao e partì.

Pietro rimase lì a guardare il furgone che si allontanava, la ragazza non gli aveva nemmeno detto come si chiamasse.


 
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