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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Di quando ero amore di Valentina Demelas 20/06/2006
 

Una sera qualunque di una primavera qualunque.
Non c'è più ossigeno.
Niente più luce.
Il battito del mio cuore è irregolare e il respiro affannoso.
La testa mi gira.
Barcollo.
Mi piego su me stesso.
Sento colare le lacrime sul viso.
Urla di disperazione echeggiano sotto un cielo nero, marcio e secco.
Sono scappato, volevo vivere!
Mi ero illuso di poterlo fare.
Avevo intravisto una luce, ma era un inganno.
Sto morendo, invece.
Lentamente.
Sto soffrendo.
Il dolore è insopportabile.
Sono stato tradito.
Tradito.
Violato.
Stringevo una bottiglia di rhum in una mano.
Bevevo disperazione a sorsate.
Ricordo soltanto che volevo salvarmi.
Ne avevo ancora la forza.
Voglio essere incosciente quando morirò.
E adesso sento il mio cuore lacerato che brucia.
Nessuno mi vede, nessuno mi sente.
Nessuno mi aiuta.
Nessuno cura le mie ferite.
Non mi guarda, la gente. Passa oltre.
Velocemente.
Quasi correndo.
Scappando.
Nessuno mi vuole guardare in questo stato.
Brutta cosa la paura.
Io ho imparato che scappare non serve a nulla.
Alla fine ciò da cui scappi ti ritrova.
Sempre.
E fa di te ciò che vuole.
Non c'è alcool, né droga, né fumo.
Non c'è pazzia.
Non ci sono lacrime.
Non ci sono più lacrime.
Mi hanno buttato via come uno straccio vecchio.
Eppure ero splendido.
Ero immenso.
Ero prezioso.
Quando sono nato ero la cosa più bella del mondo.
Credevo di vivere per sempre.
Solo tu lo sai.
Posso solo sperare di rinascere.
Solo tu mi ascolti.
Solo tu mi guardi dritto negli occhi.
Solo tu hai ancora bisogno di me.
Solo tu mi vuoi salvare.
Ma non puoi.
Non piangere, ti prego.
Non provare nostalgia per me.
Non ricordarmi così.
Non pensarmi più.
Guardalo! Piange lo stupido!
Parole che fanno male come un pugno in pieno viso.
E subito un altro nello stomaco.
Voci che mi squarciano l'anima.
Parole di scherno mi violentano senza ritegno.
Non conto più niente.
Niente.
Mi sento morire.
Sto per morire.
Salvami, se puoi.
Ridotto ad un mucchio di ossa.
Mi ripugna agonizzare in questo modo.
Trascinarmi pesantemente.
Eppure ero lieve.
Ero dolcissimo.
Ero un sogno.
Mi allunghi le tue mani, ma non mi raggiungi.
Io non ho la forza di arrivare fino a te.
Ero forte, un tempo.
Non piangere.
Non farti ingoiare dal silenzio.
Vai via ora!
E cerca di essere felice.
Cerca di sorridere.
So che lo puoi fare.
Non voglio che tu mi veda morire.
Non devi ricordarmi così.
Devi portare nel cuore il ricordo di quando ero forte.
Più forte di tutto.
Di quando ero amore.

 

 

 
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