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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  The Butterfly di Diego Cocolo 24/06/2006
 

The Butterfly

Questo nostro nuovo racconto lo abbiamo intitolato " La farfalla", nome generico di tutti i lepidotteri, cioè di quegli insetti a quattro ali variamente colorate, che ogni giorno, specialmente in primavera e per tutta l'estate, troviamo nei nostri giardini, nei boschi e nelle campagne e ci portano tanta allegria e serenità nell'ammirarle per la loro bellezza e soprattutto per il loro fascino. Questi simpatici e coloratissimi insetti hanno spirato nel tempo grandi poeti e musicisti, ma la nostra farfalla ha un significato diverso, un significato che ci fa pensare a qualche cosa di astratto, per esempio all'anima, a quel principio vitale di tutti gli esseri viventi: secondo la dottrina cristiana e altre concezioni filosofiche e religiose, la parte spirituale e immortale dell'uomo, distinta dal corpo. Dopo la morte, spesso ritorna sulla terra sotto forma di farfalla, per assicurare alle persone più care che é sempre presente con loro. E' un segno di premonizione della coscienza che anticipa fenomeni o fatti che accadranno in un prossimo futuro o che sono appena accaduti, fatti collegabili a situazioni psichiche paranormali.

Questa é una storia tragica, una storia dolorosa che si verifica tutti i giorni, specialmente sulle strade di tutto il mondo. Succede che quattro baldanzosi giovani trevigiani, quattro ragazzi pieni di vita e di voglia di evadere per conoscere altre città della vecchia Europa. Un bel giorno di primavera decidono di trascorrere un week -end in Germania. Viaggiano di notte e si succedono a turno alla guida della loro autovettura, ma per eccessiva velocità e sotto i fumi dell'alcol, un loro coetaneo tedesco, alla guida della sua autovettura, tampona violentemente l'auto dei quattro giovani italiani, uno dei quali rimane ucciso, mentre riposava sul sedile posteriore, mentre gli altri tre riportano ferite lievi. Il giorno successivo, il padre del giovane deceduto si trovava nel giardino della sua abitazione, sita nella periferia di Treviso, a potare una pianta. Appena terminato tale operazione e guardando la pianta potata, gli ha dato l'impressione di vedere la morte fra i tronchi recisi. Mentre faceva tale riflessione, una grossa e coloratissima farfalla si é posata sulla sua spalla e non aveva intenzione di volar via. Venne all'improvviso dal cielo come un fruscio, come un venticello d'estate che si abbatte gagliardo, e riempi tutta la casa e il giardino dove in quel momento mi trovavo. Apparve quella magnifica farfalla colorata, che svolazzando si posava sulla spalla e fui pieni di Spirito. Quel batter d'ali volevano esprimere qualche cosa di importante o comunicarmi un messaggio, ma io non capivano il suo significato, era come quando lo Spirito Santo dava ai fedeli il potere d'esprimersi ed io sono rimasto muto. Più tardi, la figlia minore, gli ha comunicato la triste notizia dell'incidente stradale ed il decesso del loro congiunto. Da quel giorno, alla stessa ora, quella farfalla si andava a posare sulla sua spalla e non si allontanava dal suo giardino. Sarà stato un caso? Sarà stato un segno premonitore? Sarà stata l'anima del figlio amatissimo? Il fatto sta' che quella farfalla é diventata un simbolo della famiglia. Dopo alcuni giorni d'assenza, la farfalla é ritornata nel giardino ed era tutta spennacchiata, come se avesse subito un trauma, una trasformazione. Da quel giorno non é più tornata, é sparita per sempre. Sulla tomba di granito grigio, sopra il ritratto del giovane, fa bella mostra di sé una bellissima farfalla di vetro colorata, opera dei maestri vetrai di Burano. I visitatori si fermano, quasi incuriositi, per ammirare quello strano simbolo e si domandano che significato ha quella farfalla sulla tomba di un ragazzo che sognava la vita, ma che per uno strano destino ha trovato la morte.

“Vieni, Santo Spirito,

Manda a noi dal cielo

Un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,

Vieni datore dei doni.

Vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto;

Ospite dolce dell'anima,

Dolcissimo sollievo”

 

Giovanni, il padre del ragazzo, tutti i pomeriggi alla stessa ora, esce di casa e dice alla maglie: "Esco, sai dove vado! Vado a spolverare la farfalla e a deporre un fiore sulla tomba di Mario".

Sono passati diversi mesi ed il dolore é ancora forte. I due coniugi hanno cercato di reagire incontrando amici e conoscenti per trovare un motivo perciò valesse la pena di vivere. In questi giorni, durante il nostro soggiorno marino a Santa Maria Novarrese, in provincia di Nuoro, nel nostro stesso albergo S. Maria, sono approdati due coppie di trevigiani, che per la loro simpatia, quello spontaneo sentimento di attrazione verso gli altri e l'inclinazione naturale verso di lei, ispirano subito fiducia e conquistano la simpatia degli altri. Abbiamo subito simpatizzato con quelle brave e simpatiche persone e siamo stati contraccambiati. Insomma, fra noi é nata una nuova amicizia.

L'ultimo giorno del nostro soggiorno a Santa Maria Navarrese, con Adriana mia moglie, come di solito facevamo tutti i giorni, nelle ore più calde della giornata, lasciavamo l'ombra degli ombrelloni e salivamo su in un piccolo promontorio dove sorgeva la grande torre saracena, che fa parte di una serie di torri costiere spagnole. Sono state fatte costruire lungo le coste, in punti strategici, in funzione antincursioni saracene tra il 1500 ed il 1600 dal Viceré don Juan Colonna Barone di Elda e da don Miguel de Moncada per volere del Re di Spagna Filippo II. Quella località é un vero balcone panoramico di grande bellezza paesaggistico, incorniciata dagli Scogli Rossi, una scogliera di porfido rosso che si protende sul mare, alle spalle del molo di levante del porto di Arbatax. Unici nel loro genere, bellissimi, sono quasi il simbolo di Arbatax.

Durante le mareggiate diventano un incanto di spuma e luce e, se c'è il sole, il loro colore rosso e dominante. Da quel balcone panoramico l'occhio spazia nel grande orizzonte, dove il cielo si fonde nell'immensità del mare. Quello é un luogo fresco, dove soffia un leggero venticello ristoratore. E il luogo dove si incontrano gli anziani del paese, per fare quattro chiacchiere e nello stesso tempo godere un poco di frescura. Mentre chiacchieravamo con alcuni pensionati, dal sentiero che porta agli scogli, é salito il signor Giovanni. Ci ha salutati e si é seduto vicino a noi nella stessa banchina. É stato allora che ci ha raccontato la storia della farfalla e dell'incidente stradale, inseguito al quale sua figlio Mario, perse prematuramente la sua giovane vita. Egli ha concluso dicendo: "In questi pochi giorni che ci avete conosciuto, vi siete fatto un concetto diverso di noi, per la nostra allegria, per la nostra disponibilità, per il nostro modo di vivere la vita. Abbiamo riso, abbiamo raccontato delle piccole storielle e abbiamo brindato alla vita e all'amicizia, perché questo é il nostro modo di essere veneti. Ma é stato solo un modo per allontanare dalla mente, rimuovere: esorcizzare il nostro dolore. I nostri amici hanno insistito per venire in vacanza con loro in questo luogo di pace e di serenità, per allontanarci per qualche giorno dalle nostre continue sofferenze. Come vi ho detto, ogni giorno vado al cimitero per parlare con mio figlio, per portare un fiore sulla tomba e spolverare la farfalla. La gente si ferma ad ammirare quella farfalla colorata di vetro di Burano, e spesso si domandano quale affinità abbia con la devozione ai defunti. Non mi chiedono nulla, guardano e si allontanano. Mia moglie, ogni volta che mi vede uscire con la macchina, e lo sa benissimo dove vado, mi dice sempre: Scusami, mio caro. Chi é morto non é solo tuo figlio, é nostro figlio, e nulla glielo potrà restituire; però potremmo continuare a vivere ricordandolo sempre; lui non sarà più presente nella nostra casa, non andrà più con i suoi amici a divertirsi come é logico che fanno i giovani, ma lo sarà sempre nel nostro cuore; é una tragedia che affronteremo insieme con l'amore che ci siamo sempre voluti e che ora ci vorremo di più, per noi, per lui. Andare tutti i giorni al cimitero, ha un grande significato d'amore e di rispetto verso colui che non c'è più, ma non ti sembra che stiamo esagerando? La vita deve continuare come sempre, perché questo era il desiderio di Mario, nostro figlio

" Ecco perché, cari amici, vi ho raccontato una pagina triste della nostra vita; ecco perché siamo venuti qua in Sardegna, per trascorrere questa breve vacanza, per divagarci un po', perché nostro figlio voleva così, come dice sempre mia moglie. Egli, come noi, amava moltissimo la compagnia e l'amicizia. Sognava sempre di aprire un giorno un locale pubblico, per stare sempre fra la gente, fra gli amici e conoscenti e stare in buona armonia e in pace con tutti. Oh si, l'amicizia. L'amicizia é una delle occasioni in cui più facilmente si percepisce l'esigenza umana di solidarietà, di vicinanza di altri esseri , simili a noi per pensieri e atteggiamenti, il bisogno d'affetto, di approvazione, da parte degli altri. Questa é l'intenzione mia e di mia moglie, di realizzare il sogno di nostro figlio".

L'ho lasciato parlare a lungo senza interromperlo, ma osservavo la sua espressione, il modo di atteggiare il viso per manifestare il suo stato d'animo: espressione triste, ma anche l'intonazione della voce che denotava il suo stato di turbamento. Non era più quel signore che avevamo conosciuto nella sala da pranzo dell'Hotel Santa Maria. Egli, di tonto in tanto, si asciugava gli occhi arrossati e tristi e con la voce rotta dall'emozione, ci ha detto: "Scusate il disturbo, ma avevo bisogno di sfogarmi, di parlare con voi, di sentire una voce amica..."

Venne all'improvviso dal cielo un fruscio, come un venticello d'estate che si abbatte gagliardo, e riempi tutta la casa e il giardino dove in quel momento mi trovavo. Apparve quella magnifica farfalla colorata, che svolazzando si posava sulle spalla di ciascuno di noi; e tutti fummo pieni di spirito. Quel batter d'ali volevano esprimere qualche cosa di importante o comunicarci un messaggio, ma noi non capivano il suo significato e come lo Spirito dava a noi il potere d'esprimerci e di pensare.

Il signor Giovanni, prima di salutarci guardava fisso verso l'orizzonte, al confine fra terra, cielo e mare, alla ricerca di qualche cosa che non c'era: la farfalla colorata. Egli ci ha detto: "Da molto tempo non vedo più la mia farfalla, quella farfalla che si posava sulla mia spalla. Signor Diego, so che Lei si diletta a scrivere dei racconti, mi farebbe piacere che inserisse in uno dei suoi racconti, un piccolo brano, una citazione di questa storia triste e dolorosa che il destino ha voluto colpire la nostra famiglia". La saluto e la ringrazio molto, signor Diego.

Ci siamo salutati in silenzio, senza nessun commento. Ci siamo guardati a lungo negli occhi, e quello sguardo voleva dire tante cose...Si, ma che cosa é il silenzio?

Il silenzio é un lembo di cielo che

Scende verso l'uomo. Viene dai

Grandi spazi interstellari, dalle

Marine senza risucchi della luna fredda

Dove vivono e volano le bellissime farfalle:

Le farfalle colorate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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